I FENOMENI LETTERARI SONO SIMILI A QUEI FENOMENI DEI LETTORI

Buongiorno, falliti!

Che dire, mi sono svegliato dal miserabile per dire che, ancora una volta, non ce la fate più.

Per la precisione, vorrei parlare di un nuovo fenomeno editoriale – non tanto recente però, perché il miserismo è stato sempre presente in qualche modo in voi italioti spocchiosoni .

Ora, avendo voi menti molto limitate, vi farò un breve esempio, per comprendere l’argomento – tanto non lo capirete anche con l’esempio, e capisco sia una perdita di tempo… ma tanto vale provare, non si sa mai.

Ecco:

“Ciao, mio nome è Odifreddo. Sono nasciuto da gegnitori cinesi, e per questo mio essere giuallo sonno sempre stato disiscriminanto. A me piaccciono moltissimo le ragazze ciciotele, e anche per questo me sono sempre stato disincriminato. Ho avuto vita difficoltosissima! Pere questo io scrivere libro belissimo, che critica e giuornalisti venerieranno, anche se io no so scrivere, eccco. E anche lettiori prendieranno, perchè non si può non pruendere libruo scritto da figliuo di immigruati a cui piacciuono cicciuotellie. O nio? Diventierò un fenuomeno lettierario, eccuo. Grazie mille, miei fratiellli italioti”

Ps. per chi non capisse l’ironia: il sottoscritto non è razzista; o quantomeno, è razzista con una razza precisa, quella umana. Qui non parliamo di avercela con una categoria precisa che SI mette a scrivere, ma parliamo del fatto che si gonfino come fenomeni letterari, e si vendano a palate, libri scritti COI PIEDI, per il SOLO fatto di essere stati scritti da minoranze culturali, etniche, o da categorie con orientamento sessuale particolare.

Ma gli italioti non se ne accorgono, perché oltre a non sapere riconoscere un buon libro, non conoscono né grammatica né sanno come si legge.

Quindi sì, è stato inutile polemizzare, tanto non capirete comunque.

Che poi, che vi parlo a fare?

Che poi, che leggete a fare?

Ma fuori dai coglioni, via: questo spazio è mio!

mai vostro, mai domo, mai cattedrale

L’autore spocchioso

Le RecESSIoni – Recensiamo insieme quei cani dei recensori – I puntata

Carissimi, schifosi lettori – che già il vostro leggere questo articolo presuppone il vostro essere parte di questa categoria aberrante – allora, come ve la passate? Spero siate chiusi in bagno per potentissime scariche di dissenteria, e prego perchè lo siate con tutto il mio cuore.

Ma, andiamo avanti per la nostra strada, dato che, soprattutto perché faccio un po’ il cazzo che mi pare, ho latitato un poco, recentemente – cosa che mi posso permettere, essendo Dio; e Dio c’è, ma può anche permettersi di non esserci.

Allora: da oggi iniziamo una nuova, meravigliosa rubrica; una trovata magnifica. In fondo, perché è mia.

Grazie alla sempre bella – ed inutile, e sprecata – attività del pusillanime, fioccano e fioccano recensioni per i suoi libracci.

Le più, ahimé, sono belle, a certificare la scarsità dei vostri umani cervelli, ma… a volte, e solo a volte, appaiono chicche come quelle che andrò ad esaminare, vere piccole pillole che mi permettono di tornare in vita!

Per farvi capire meglio ciò che cercherò, anzi, riuscirò a fare – perché sono onnipotente, non dimenticatelo – vi mostrerò, con un primo esempio, quello che succederà in questo nuovo spazio; un po’ come insegnare ai bambini a contare con le dita alzandogliele davanti e contando ad alta voce, all’unisono – sì, lo so. Non avete capito l’esempio. Siete proprio lenti, Dio santissimo. Che poi sarei io, Dio santissimo. Maledizione, vedete, mi fate anche confondere!

Insomma, cominciamo con la recensione di un sito che chiameremo Il paradiso dei boriosi idioti.

Ecco il testo:

C’è un’amarezza, donata dal tempo: non coincide con la saggezza, ma le si accompagna. Impariamo con l’esperienza: la serie delle nostre esperienze di vita, che iniziano e hanno termine al nostro (apparente) inizio e termine, sono per la loro gran parte esperienze del limite e dell’impossibilità di cosa è oltre.

Ecco, leggendo Mengotti si viene condotti a presumere che egli debba essere un ottimo lettore: un lettore attento; cui piacciono le parole e le inquadrature attraverso le parole. Ma, ecco ancora, essere buoni lettori, che è entro un certo limite anche una scelta della volontà personale, non ha nulla in comune con l’essere scrittori; e questo non ostante che, per un giovane, possa essere non immediato accorgersene. Tuttavia, il tempo, per scoprire quanto sorprendentemente spesso il silenzio sia meglio delle parole, cioè del rumore cui esse rischiano di ridursi, non manca.

Allora, caro, meraviglioso esempio di essere umano (e, dunque, scarto), ricordiamoci, con le tue parole, un paio di cose.

Per esempio, che leggendo appunto le tue parole – e vedendo che, oltre a cannare completamente il cognome dell’autore per non una, non due, ma TRE volte, non sai nemmeno scrivere il termine “nonostante” – posso venire condotto a presumere che tu sia un lettore – purtroppo, che di lettori ce n’è già troppi, e tu sei uno in più -, ma che essere lettori – scarsetti, aggiungerei – non ha nulla in comune col poter dare un’opinione critica su uno scritto.

Ma, a quanto pare, qui si aggrava il tutto credendo nell’onnipotenza per cui tu, e solo tu, che non sai nemmeno scrivere nonostante, puoi permetterti di dire a un ragazzo che dovrebbe accorgersi, con amarezza e con il tempo, che non può fare lo scrittore. Perchè tu lo dici, ricordiamolo. Uno che non sa scrivere nonostante.

Ora, ammettendo che hai la credibilità di un cetriolino sott’olio che si iscrive alla lega dei giocatori di tennis, posso solo dirti una cosa: già da lettore mi fai abbastanza schifo, e più volte nei nostri esperimenti io e il pusillanime abbiamo mostrato che l’italiota tipo parla credendo di sapere, e non sa un bel tubo. Tu ne sei un’ottima dimostrazione, a parere dell’autore spocchioso.

E rilassati, che qui è un sito di satira. Non è, come il tuo, un sito in cui si esprimono le vere opinioni, quelle sentite, che, quelle sì, pregiudizievoli, arroganti e supponenti, possono ferire davvero –  non il pusillanime, ahimè, altrimenti mi sarei già, con gioia, sbarazzato di lui.

Quindi non so, da una parte mi rallegro, pensandoti in giro a bastonare autori, anche di grande levatura, togliendo così dal mondo quella scempiaggine chiamata scrittura facendoli scappare a piangere con la coda tra le gambe. Però mi infastidisce che tu ti voglia credere migliore di me, l’autore spocchioso, sentendoti un Dio onnipotente, la cui opinione è superiore alle altre, imprescindibile, sacra, inconfutabile.

Qui di Dio ce n’è uno solo.

Quindi, venendo alla recensione della tua recensione: illetterato, senza fondamento, disinformato, parziale. Voto: 1 su 10 nel mio personale computo. E ora vatti a ripassare un po’ di grammatica, prima di farcirti la bocca di nuovo, italiota, che non vali la punta delle mie scarpe.

Tsé. Lettori. Ma chi si credono poi di essere.

L’Autore Spocchioso

IL DELIRIO: CONFERMO, SIETE ITALIOTI

Meraviglioso. L’esperimento sociale è andato ESATTAMENTE come previsto, se non meglio.

Nessuno ha letto oltre il titolo dell’articolo, ed è preoccupante: questo dimostra che, cari i miei italioti, i giornali ed i media in genere possono abbindolarvi COME VOGLIONO.

Si è scatenato il putiferio in difesa di Ivano Mingotti, non sapendo che l’autore delle interviste, e soprattutto, di quest’ultima intervista, è pur sempre – sono io, nevvero, ma vi faccio parte – Ivano Mingotti stesso.
Anzi, sapendolo. Perchè, leggendo l’intervista, ERA APPUNTO CHIARITO. Ma, come volevasi dimostrare, nessuno ha letto.

In questo senso, è esilarante leggere i commenti buonisti, paladini, superficiali e stolti di chi a spada tratta si è espresso, non sapendo. Come tutti gli italiani, sempre e comunque. Senza sapere.

Ne riporto qui alcuni davvero gustosi:

“Non dategli corda, non vi ha umiliati più di quanto può umiliarvi una strisciata nella tazza del cesso. Si tira l’acqua e scompare…”

” non ho parole….è lui cmq a doversi sentire umiliato, non tu…una persona ke fa un blog x screditare gli altri e basta avrà vita breve, ora magari fa “notizia” fidati ke domani nn si ricorderà nessuno chi è…e poi tu hai più recensioni positive ke negative…ke te frega! Ridici su!”

“??? Fatti una bella risata alla faccia di qualsiasi pirla sia!!”

“Ma ha inventato tutto? Esiste sul serio? E’ uno scherzo? Perché di troll ne ho incontrati parecchi, ma questo mi pare veramente eccessivo. E non degno del rilancio in bacheca.”

“……nessuno….e dico nessuno…si può permettere di insultare e screditare un’altra persona…il rispetto della persona .prima di ogni cosa…..poi…si può parlare di altro……ma prima…educazione e rispetto…..sempre e comunque…”

“Dico solo una cosa: denuncialo!”

” Sono… aberrata, sinceramente….. hai provato a contattare privatamente il blogger e chiedergli quantomeno le ragioni di cotanta superbia?”

“chi non si firma con il proprio nome si chiama vigliacco in italiano”

“Mi dispiace tantissimo”

“Massì Ivano chi non è capace di costruire,distrugge…chi non ha identitá ha bisogno di annullare il nome di chi,come te,è in cammino verso la propria individuazione…!forza Ivano dai importanza solo alle critiche costruttive,il resto è materia fecale da eliminare..io faccio il tifo per i tuoi otto libri…”

“????????????……… Scusate ma non capisco a cosa serve sta gente”

“ma che persona brutta. denuncialo”

Siete meravigliosi. Meravigliosi. E siccome non voglio togliervi il gusto del paladinismo, non vi avviserò che era tutto un esperimento sociale. No, non lo farò.

Se lo scoprirete da soli, voglio che mi contattiate e diciate al pusillanime tutte le cose più brutte che vi vengono in mente.

Perché, tanto, da soli non lo scoprirete mai.
Con l’idea in testa che Ivano Mingotti sia stato una vittima. Un po’ come certe notizie di stampa di parte, che riescono bene a rendere vittima chi non lo è. O forse qui stiamo esagerando.

Uno sputo in faccia

Mai vostro, L’autore Spocchioso

DUE PAROLE CON QUEL MERDOSO FALLITO DI IVANO MINGOTTI

Eccoci al momento della verità, signori: una merda si presenta alla mia porta, ed invece di lavarla via, io devo anche intervistarla.

Dio mio, che mondo è mai questo; una divinità come me che deve insudiciarsi le narici con questo fetore fetente: via, sciò, autori, che mi fate schifo. E lui, lui più di tutti.

Perché? Beh, lo capirete presto.

Anzi, non lo capirete. Perchè siete beoti, idioti, stupidi. Siete nullità: peggio di chi sto intervistando, dunque. Quindi, prima che gli spazzini vi portino via – pardon, operatori ecologici – mi appresto a invitarvi ad andarvene.

Fuori dai coglioni!

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Ecco, Ivano, così ti ci vedo proprio bene: attaccato a una bottiglia, sul ciglio della strada. La tua futura vita, direi!

Il Dio degli dei: Dio mio, che fetore. Ma ti rendi conto di quanto puzzi? Sai di escrementi da almeno qualche cubito. Stammi lontano, idiota.

Il frustrante frustrato: Mi scusi per il mio lezzo, reverendo illustrissimo. D’altronde, coi pochi soldi che ci dà l’editoria per campare.. il sapone non viene gratis!

Il Dio degli dei: Editoria? Ancora? Sei ostinato eh! Ti rendi conto che non vali un cazzo? Uno che pubblica otto libri e ancora è un signor nessuno non vale un cazzo, te ne rendi conto, imbecille?

Il frustrante frustrato: Me ne rendo conto, sua santità. Infatti cerco di ammassare quanti più soldi possibile sbattendomi sulla strada. Ma per ora non ho alcun risultato. Per questo ci provo ancora nell’editoria, qualcosina all’anno mi porta. Non basta nemmeno per mangiare, ma non ci perdo niente.

Il Dio degli dei: Anche perchè non hai niente da perdere, fallito come sei, vero? Ma ho sentito che gestisci un’associazione. Non la caga nessuno, vero? Giusto perché ci sei tu, sai. Puzzi.

Il frustrante frustrato:  Qualche piccolo sfizio ce lo siamo tolti. Per esempio, abbiamo avuto il benestare del kebabbaro Ahmed per presenziare, pagato, ai nostri eventi. Almeno, lui, pagato, viene. C’è chi dovrebbe venire per ruolo, e ci snobba. Ma hai ragione tu, ci sono io.

Il Dio degli dei: Ti rendi conto che tutto ciò che esce da te non vale un cazzo?

Il frustrante frustrato: Mi rendo conto. Infatti per l’esame delle urine e dello sperma ho dovuto pure pagare.

Il Dio degli dei:  Evitiamo di parlare delle tue opere, per favore. Mi danno il voltastomaco. E non perché siano ben fatte nel loro essere angoscianti. Semplicemente..beh, dai. Che schifo.

Il frustrante frustrato: Capisco, reverendo. Ma non si preoccupi, sono abituato agli insulti. E’ lo sport preferito degli italiani, sono allenato a riceverli. Me li merito!

Il Dio degli dei: Che poi, che titoli. Il Cenotafio di Simon Petit, Il Paese dei Poveri. Ma dove vuoi andare? Lo capisci che la gente è ignorante?

Il frustrante frustrato: Sì, infatti lo sono anch’io, maestro. Per questo scrivo libri. Spero che nell’ignoranza comune, qualcuno li compri.

Il Dio degli dei: Spero quantomeno che tu non creda che vengano letti.

Il frustrante frustrato: No no, per carità di Dio. Non vorrei diffondere qualche piaga. So che non vengono nemmeno aperti. D’altronde, anche chi scrive e chi dichiara di leggere molto NON legge oltre le prime due righe di qualsiasi cosa gli capiti sott’occhio.

Il Dio degli dei:  Di una cosa solo puoi sentirti orgoglioso. O, quantomeno, non una merda. Di aver creato me. Ti rendi conto di quale bellezza inusitata?

Il frustrante frustrato:  Me ne rendo conto, purtroppo. Amano più lei di me, reverendissimo. Ma a me basta l’amore di pochi fidati, ecco. Una in particolare.

Il Dio degli dei: Santa, Pia donna. Come si può stare insieme ad un obbrobrio come te, io ancora me lo chiedo.

Il frustrante frustrato: Me lo chiedo anch’io, supremo signore. Spesso!

Il Dio degli dei: Sentiamo, ora. Sei libero di mandare a fanculo chi vuoi. Che è un po’ un paradosso, a dirla tutta, dato che io dovrei essere chi manda a fanculo per te. O quantomeno, credo. Non l’ho ancora ben capito.

Il frustrante frustrato:  Va bene, farò un discorso generale, allora. Vaffanculo ai buonisti, ai superficiali, ai paladini della domenica. Vaffanculo alle istituzioni che non esistono, che scappano, che non rispondono. Vaffanculo a chi dice di avere a cuore la cultura e poi la butta nel cesso per finire la sua Settimana Enigmistica. Vaffanculo agli ipocriti, ai falsi, agli ignoranti, agli ignavi, ai codardi. Vaffanculo a chi si uniforma, a chi non si esprime, a chi non ha le palle. Vaffanculo a chi è cauto, vaffanculo a chi è maleducato, vaffanculo a chi non discerne sincerità da barbarie. Vaffanculo alla demagogia, alla filosofia spicciola, a chi ha sempre in bocca la verità non sapendo nemmeno di che sta parlando. Vaffanculo a chi ha rovinato e rovina tutti i giorni l’Italia, voi, tutti voi, che finite sempre a lamentarvi, e non fate un singolo passo per cambiarla. Vaffanculo a chi sta sul ciglio del fiume a vedere la città scendere a valle, in rovina, pezzo per pezzo. Perché non lo riguarda. Perché non ne ha voglia. Perché c’è sempre qualcosa di più importante. Vaffanculo a tutti voi.

Il Dio degli dei: Sai che scatenerai il putiferio, vero? Come al solito. Sei un cazzo di polemico. Come me, d’altronde. E’ per questo che ci amiamo tanto, vero?

Il frustrante frustrato: Già. Tanto. In un paese che non permette di dire le cose come stanno, forse c’è l’esigenza di prendere la verità per il culo, almeno un poco. Per questo ti voglio bene, spocchioso. E anche tu mi fai schifo, immensamente.

Bene, e anche questo peso è tolto dalla coscienza.

Ora, come già detto, aspetto l’inferno che si scatenerà, giusto per far vedere ai pochi (rari..nessuno) italiani intelligenti (oddio, ho appena creato un ossimoro) quanto profonda è la tana dei superficiali ipocriti.

Per il resto, vaffanculo a tutti voi, italiani.
E tu, Ivano: continui a non valere un cazzo, merdaccia.

Con sincero affetto misto a torrenti di scoreggie.

Mai, mai, mai vostro

L’autore Spocchioso

LETTORI ITALIOTI TIPICI: MERAVIGLIOSI

Insomma, cari italioti beoti, non credo a quel che sto dicendo, ma… davvero, mi fate ridere. E di gusto.

Ora vi spiego, perché le vostre menti sopraffine ancora, probabilmente, non hanno capito un tubazzo.

Se non lo aveste capito, le interviste che conduco grazie al pusillanime sono, per lo più… anzi, direi anche totalmente…concordate. Sì, meravigliosa sorpresa: l’autore e l’intervistatore si parlano prima di condividere un post che insulti l’uno e l’altro. Quale meraviglia, vero? Insomma, sforzate un poco le meningi: quale autore condividerebbe un’intervista in cui è stato ripetutamente offeso, fossero vere e impreviste le offese? E quale intervistatore offenderebbe un intervistato, senza prima informarlo o essere d’accordo, pena l’incappare in denunce e quant’altro? Su, andiamo, non ditemi che siete ancora così stupidi.

Sì, siete così stupidi.

E c’è di più: voi nemmeno leggete.

Quante volte ho scritto il nome del pusillanime che abito, e quante volte il pusillanime ha CONDIVISO i miei articoli, per vedere voi, beoti, commentare chiedendosi chi fosse lo stronzo che insulta. Quante volte avete augurato il peggio a questa mia divinità spocchiosa – che poi si rivolgerà tutto contro il pusillanime..poraccio… – non capendo che gli insulti SONO FALSI. CHE LE INTERVISTE SONO COSTRUITE, PROGRAMMATE.

E volete sapere il perché di tutto questo? Il perché io, e quindi indirettamente il pusillanime, ci siam visti recapitare dell’invidioso, della persona che non ha mai pubblicato, dello stronzo, del meschino, dello spregevole, del bastardo? 😀 Perchè NON LEGGETE. Non approfondite, parlate prima di sapere. Come tutti gli stronzi italiani, come tutti gli italioti che siete.

Non avete nemmeno aperto i link, avete solo letto cosa compariva su sto beneamato fottutissimo facebook, ogni volta, in due righe: Due parole con il tronfio rompicoglioni, due parole con il fallito, due parole con la merda, ecc.. Avete letto la prima frase al volo, e da buoni finti che siete, e aggiungerei fintamente buoni e veramente superficiali, avete mostrato il vostro finto supporto all’intervistato. Perché NON CAPITE UN CAZZO. Perché NON VOLETE CAPIRE.
Facciamo una prova di questo? 😀

Domani intervisterò proprio il pusillanime, che condividerà su facebook l’intervista. Userò la frase più spregevole, per attirare l’attenzione. E poi, condividerò qui le svariate dozzine di commenti a supporto del pusillanime che compariranno.
Vedrete, ci sarà da scompisciarsi.

Ovviamente, dentro l’intervista, ficcherò qualche indizio PESANTE sul fatto che IO ABITI il pusillanime. Ma non se ne accorgerà nessuno. Perchè NESSUNO leggerà davvero.

Storia di facebook: tanti post, tanti commenti, ma nessuno che davvero vada oltre la superficie.

Storia d’Italia: tutti pronti alle battaglie, tutti buoni, tutti giusti, ma nessuno che davvero ne capisca, abbia le palle e vada avanti.

Un paese finto di finti.
Vi adoro, italioti.
Tanto che mi scoppiano le gonadi a dire che vi adoro.

Con poco, misero affetto.

Mai, mai, mai vostro.

L’Autore Spocchioso

DUE PAROLE CON QUEL TRONFIO SPACCAPALLE DI MARCO EMILIO BOGA

Avete presente Marco Emilio Boga? Chi? Già, d’altronde avete pienamente ragione, per una volta – e me ne stupisco grandemente, che coi vostri cervellini da miserabili non riuscireste a fare nemmeno un due più due: non potete conoscerlo, per il semplice fatto che è un signor nessuno. Destinato a vendere accendini ai semafori, tanto per intenderci.

Ma siccome sono buono – per mia natura divina – gli ho concesso un minimo di visibilità con questa intervistina.

Quindi, se siete una caritas o qualche altro ente caritatevole, fatevi avanti: Marco ha bisogno di un futuro. Reale, eh, non come quello che ha in testa.

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Bravo Marco, sì: in fondo il TSO non è una cosa bruttisima!

Il Miracolo Umano: Cazzo non ci credo. Esiste ancora gente che pensa di poter fare il poeta. Ma non è una roba da medioevo?

Lo scarto della palta: Perché ? Non siamo ancora nel 1300 ?

Il Miracolo Umano: Cioè, Marco, diciamocela tutta. Mettere quattro parole in fila, una sotto l’altra, non è fare poesia.

Se

no

sono

anch’

io (è una parola sola) oh cazzo devo rifarla

maledizione

Lo scarto della palta: Questa intervista

Puzza di truffa

Ci vuole un zuffa

Qui scatta la rissa

mmm.. Anche se l’arista è più buona.

Il Miracolo Umano: Allora, gli ultimi grandi poeti sono stati tutti psicopatici. Dimmi, Marco: tu sei felice, vero?

Lo scarto della palta: Chi può dirlo. Hai posteri l’ardua sentenza. Hai presenti la mia deficienza.

Il Miracolo Umano: In Italia la narrativa non vende un cazzo. E la poesia peggio. Ma darsi all’agricoltura, che vedo anche una certa tua predisposizione?

Lo scarto della palta: Non ci avevo pensato. In effetti potrei avere risultati migliori.

Il Miracolo Umano: La poesia sulla carta igienica è il tuo capolavoro. Ha qualche attinenza con la tua vera essenza?

Lo scarto della palta: Direi di sì. È l’essenza della poesia e della funzione del libro. La poesia fa cagare e il libro serve per pulirsi. Anche se già Dante mi ha rubato l’idea.

Il Miracolo Umano: Quindi, marco, quanto tempo vuoi perdere ancora in questi giochetti da quattro soldi?

Lo scarto della palta: Magari fossero da quattro soldi. È già tanto se ne prendo uno. Purtroppo essendo un po’ pazzo, da buon poeta quale sono, mi sa che non smetterò mai.

Il Miracolo Umano: Quante volte ti hanno preso a calci sentendoti declamare le tue poesie?

Lo scarto della palta: Ti stupirò, ma nessuno mi ha ancora preso a calci. La poesia sembra piacere. Tanti mi battono le mani. Valgono anche quelle in faccia come applausi ?

Il Miracolo Umano: Hai presente il poeta di asterix e obelix? Mi ricorda te. Ma con molto più talento.

Lo scarto della palta: Non ho presente. Se è un poeta difficilmente qualcuno lo ricorderà. Ho scoperto, però, che Panoramix usa i miei libri per accendere il fuoco. Quel poeta avrà più talento, ma io sono più utile.

Il Miracolo Umano: Ho saputo dei tuoi rapporti burrascosi con le case editrici. Dimmi marco, quanti soldi ti hanno dato per non ammorbarle ancora?

Lo scarto della palta: Pochissimi. E ne avrei ricevuti ancora meno se avessi continuato ad ammorbarle.

Il Miracolo Umano: Soldi che hai girato poi ai lettori, immagino, per leggerti. Ovviamente nessuno ha accettato l’offerta, vero?

Lo scarto della palta: Eccome se hanno accettato. Infatti sono in perdita, perché ho speso più soldi per comprare i lettori che per farmi comprare dalle case editrici.

Il Miracolo Umano: Ma la tua ragazza quanto ti ama per lasciarti fare ancora queste stronzate?

Lo scarto della palta: Tanto, tanto, tanto.

Il Miracolo Umano: Dai, ti lascio sfogare. Manda a fanculo qualche lettore o editore che ti sta sul cazzo.

Lo scarto della palta: Fanculo. Devo mettere anche nomi ? Non basterebbe la pagina.

Il Miracolo Umano: Grandissimo marco. Come un granello di polvere! Come una molecola! Come un quark! Come..come un Marco! Ma quanto mi vuoi bene?

Lo scarto della palta: Quanto la grandine ad agosto!!

Mi spiace Marco; non saresti degno nemmeno della beneficienza, figurati della poesia. Che poi, a dirla tutta, la poesia tutta quanta fa cacare. Ed è inutile.

E a voi lettori, che vorrei veder sparire come foglie dagli alberi (vedi, Marco, che in una frase sola ho già battuto la tua intera carriera??), dedico questo vaffanculo 🙂

Meravigliosamente mai vostro

L’autore Spocchioso

DUE PAROLE CON QUELLA CANAGLIA SCHIFOSA DI ELVIO RAVASIO

Ma perché proprio a me deve capitare questa sfortuna? Perché devo avere sempre autori alla porta, peggio dei venditori di folletto (che, tra l’altro, saluto qui. Almeno, qui li saluto, mentre solitamente li percuoto con la mia pesantissima verga appena si appropinquano al varco)?
Cosa? Sono stucchevole nelle stesse, solite lamentele?
Allora fatemi un bel favore: fuori dai coglioni, che il blog è mio e ci faccio quel che voglio. D’altronde, sono nato per questo, no?

Sciò, scocciatori! E sciò anche all’autore Elvio Ravasio, che non ne ho voglia, che esco ora dal bagno e non voglio, che devo guardarmi la motogp e il campionato e non rompetemi le palle.

Vabbé, va bene, va bene. Non accetti i 10 euro per andartene, Elvio. Va bene. Due parole e via. Ma solo due eh. E le decido io.

Quel sorrisetto perverso.. Cosa pensavi di farci con quella bottiglia, eh, Elvio? Sporcaccione!

Il Supremo: Insomma, elvio, hai accettato anche perché in fondo, prendersi in giro un po’, fa sempre bene ed è sempre bello. Non ti bastavano le prese per il culo del resto del mondo?

La Dimostrazione del Fallimento: Le prese per il culo non bastano mai, sono l’essenza della vita. Quando non lo fanno gli altri mi prendo per il culo da solo e mi riesce anche bene, certe risate…

Il Supremo: E ti ritrovi a scrivere, un bel giorno, dopo aver capito che le storie dette ai tuoi bimbi potevano leggerle anche altri. Ma farci il favore di tenerle per te, no?

La Dimostrazione del Fallimento: E privarvi del trash fantasy per eccellenza? Sarebbe stato indelicato non credi? Immagina quelle migliaia di bambini che sarebbero cresciuti senza traumi, senza un punto di riferimento oltre gli ansiolitici e gli psicofarmaci. I miei libri sono terapeutici, se hai un’influenza, mentre leggi, diventa immediatamente una broncopolmonite.

Il Supremo: Scommetto che i tuoi figli ti sono molto grati. Soprattutto per i ringraziamenti calorosi che devono ricevere dopo che tutti hanno scoperto che le storie con cui ci ammorbi erano tutte per loro.

La Dimostrazione del Fallimento: Di figlia ne ho solo una e ha i suoi problemi, non sono ancora sicuro se la causa di questi problemi siano state le storie che ho scritto o proprio io, indagherò a fondo.

Il Supremo: Draghi, terre magiche, elfi e fate. Finito di drogarti, che è anche ora?

La Dimostrazione del Fallimento: L’unica droga che uso è il cioccolato, una volta mi hanno trovato sdraiato sull’asse da stiro che dormivo con il vestito da kinder. So che dovrei smettere ma è più forte di me, dovrebbero fare anche le supposte di cioccolato.

Il Supremo: Ho saputo che giri per fiere per vendere. Quanto viene un etto di porchetta al tuo banco?

La Dimostrazione del Fallimento: È troppo cara per te, non te la puoi permettere. Piuttosto posso tenerti un dito medio di sacrocefalo volante. Quello viene via a poco.

Il Supremo: Tu hai un’idea tutta tua dell’editoria, a quanto dici. Quindi la nostra idea che loro non debbano cagarti di striscio è sbagliata?

La Dimostrazione del Fallimento: L’idea è giusta, ma un’idea finché resta un’idea è soltanto un’astrazione, se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione.

Il Supremo: Ma non avete ancora capito che il fantasy fa veramente cagare?

La Dimostrazione del Fallimento: Ma cosa centra? Noi l’abbiamo capito benissimo, sono gli altri che devono capirlo e se non li aiutiamo noi come fanno?

Il Supremo: Hai uno stile particolare, mi dicono. Qualcuno, coi tuoi libri, si è arricchito di dissenteria.

La Dimostrazione del Fallimento: Sì, ma quello non centra con lo stile, dipende cos’ha mangiato la sera prima. È inutile che fagocitate la peperonata con lo stinco e poi date la colpa ai nostri libri. C’è un limite a tutto.

Il Supremo: Ma i grandi editori non ti hanno mai rivolto la parola? Per dirti, per esempio, di smetterla di scrivere?

La Dimostrazione del Fallimento: Vedi, i grandi editori non hanno capito una mazza. Io sono l’untore del fantasy, l’ammorbatore per eccellenza. Colui che renderà il fantasy un genere d’avanguardia, la nouvelle cousine del medioevo. Ok basta cioccolato.

Il Supremo: Il natale è una magnifica festa per noi autori, no? Sai com’è, coi nostri libri..in quanti ti pagano per cambiare lavoro e non ammorbarli?

La Dimostrazione del Fallimento: A me basta che mi paghino, il lavoro lo cambio anche. Ma sai com’è, tutti parlano, parlano poi quando c’è da tirare fuori le palanche sembrano le rane sull’autostrada, saltano da tutte le parti.

Il Supremo: Dai, su, ti lascio sputare il rospo. Butta fuori tutto quel che hai contro il primo stronzo, lettore o editore, che ti viene in mente.

La Dimostrazione del Fallimento: Ma no, perché infierire con quella gran testa di… che gli venga un… possibilmente sotto la cintura. Ma è anche simpatico, peccato che sbavi come un facocero in amore. E la prossima volta pagalo il libro. Ufffff era un po’ che volevo dirlo.

Il Supremo: Ma quanto sono simpatico, vero?

La Dimostrazione del Fallimento: Una cifra, come il limite di 50 allora sull’autostrada. Grazie mille per avermi concesso l’opportunità di dire le cose come stanno illustrissimo spocchioso!

Ah! Finalmente! E ora ho anche lo stimolo per tornare in bagno! Grazie Elvio, a qualcosa in fin dei conti servi.

Insomma, se non l’avessi capito, i tuoi libri fanno cagare!

Ora, al prossimo autore che si presenta, dedicherò una bella scoppiettata con pallettoni a sale.

Con tutto l’affetto che posso provare per voi, cioè zero.

Mai cattedrale, ma nemmeno duomo.

L’Autore Spocchioso

DUE PAROLE CON QUEL GRANDISSIMO PIRLA DI DARIO CALDARELLA

Bene, bravo, bis. Grazie per i complimenti, ora potete anche andarvene.
Purtroppo, ancora una volta, mi si è presentato davanti alla porta un autore.
Ci ho provato: benzina, acqua santa, aglio, olio bollente: niente, non c’è stato niente da fare.
Questi sono peggio dei testimoni di Geova. Senza offesa per i testimoni di Geova, per Geova e per i testimoni. Sia mai che si incazzino, quelli son peggio dei cani lupo quando vedono un campanello e una porta chiusa!
Quindi, ho qui con me Dario Caldarella, l’uomo dal nome di una scottatura tanto lieve da sembrare quasi penosa.
Insomma, un intruglio di carne e idiozia pronto ai miei insulti.
E voi, che fate qui? Fuori dalle palle. Qui mi diverto da solo.

Bravo Dario, finalmente ti dedichi a un lavoro che ti sta una meraviglia pennellato addosso.

La sempiterna meraviglia massima: Dario carissimo – nel senso che mi fai spendere tanto, tanto tempo prezioso che potevo dedicare, chessò, a tagliarmi le unghie dei piedi -, siccome di te mi frega meno che un cazzo, direi di chiudere qui l’intervista. Va bene?
Un sudicio sconosciuto: Se proprio non si può fare, direi che con cinque euro posso togliere il disturbo.
La sempiterna meraviglia massima: Ed anche tu fissato con la poesia. Oh! Ma ti devo dare un pugno in faccia per farti capire che della poesia non frega un cazzo a nessuno??
Un sudicio sconosciuto: Non era mia intenzione, lo giuro. Vi chiedo umilmente scusa.
La sempiterna meraviglia massima: Siccome so che nella vita non fai un cazzo – non finiresti a scrivere poesie – parlami di qualcosa che conosci e che può interessarmi. Chessò, di quante zampe hanno i gatti. Cose che magari già conosco, ma che quanto meno non disprezzo e riguardino anche solo lontanamente te.
Un sudicio sconosciuto: Beh, sono un appassionato di ogni forma di scrittura – dalla letteratura al fumetto – adoro il jazz e il blues, sono dipendente dalla televisione e potrei mangiare come se non ci fosse un domani.
La sempiterna meraviglia massima: Insomma, sei un patchwork di fallimenti, Dario. Ma di cosa vai più orgoglioso, in tutto il sozzume che è stata la tua vita?
Un sudicio sconosciuto: Della mia capacità di non dipendere dagli altri, o almeno credo… tu cosa dici?
La sempiterna meraviglia massima: Quindi, dicevamo, ce l’hai piccolo. E col cervello non compensi di certo. Un’altra parte del corpo che bilanci il tutto? E non dirmi cuore, o giuro che ti vomito addosso.
Un sudicio sconosciuto: Dicono abbia un discreto fondoschiena.
La sempiterna meraviglia massima: Sei talmente geniale da aver pagato per pubblicare, tanto non ti si filava nessuno. Sei fiero di averlo fatto, vero? Anche sotto gli sputi di tutti coloro che sanno di questa tua bravata?
Un sudicio sconosciuto: Non sono fiero di averlo fatto, ma avevo bisogno di vedere qualcosa di mio apparire su carta e la poesia – come ben sai – non ti apre molte strade alternative.
La sempiterna meraviglia massima: Quindi, la raccolta è fatta da un mucchio di poesie – non conti un cazzo per me, altrimenti le avrei contate. Ma anche no -; diciamo che ognuna è collegata ad una donna che ti ha negato la patata?
Un sudicio sconosciuto: No, quasi tutte sono collegate al mio cervello che mi ha negato una sveltina.
La sempiterna meraviglia massima: Qualcuno, dopo aver letto le tue poesie, ti ha finalmente denunciato per stalking?
Un sudicio sconosciuto: Ho un’ingiunzione da parte dell’inquilino che abita tra le mie sinapsi, di certo capirai quanto sia difficile far di conto adesso.
La sempiterna meraviglia massima: Allora, stanti le tue tasche più che bucate grazie al tuo fallimento editoriale – e diciamocelo, da te non ci si poteva aspettare altro, eh. Chiediamo magari anche l’aiuto dal pubblico, in merito. Il 50 e 50 l’hai già usato per decidere se buttarti o meno da un ponte qualsiasi -, pensi di dedicarti a qualcosa di più fruttuoso? Chessò, l’accompagnatrice, il parcheggiatore abusivo.
Un sudicio sconosciuto: Avevo pensato al musicista di strada, ma devo ancora imparare a suonare qualcosa.
La sempiterna meraviglia massima: Dimmi che vuoi ancora proporti e spenderti nel mondo editoriale, e ti sputo in un occhio. Dimmelo, su.
Un sudicio sconosciuto: Avrei un paio di progetti di narrativa e qualche idea per una nuova raccolta di poesia, ma ancora sono in tempo per la raccolta differenziata.
La sempiterna meraviglia massima: Ma quanto adori l’autore spocchioso, vero?
Un sudicio sconosciuto: Temo che la mia vita non sarà più la stessa d’ora in poi. Ti lascio il mio numero?

E con un bel calcio in culo, cancelliamo dalla lista anche quel fallito di Dario Caldarella, che già a nominarlo ancora mi viene un herpes inguinale che la metà basta.

Dario, tralasciando che delle tue poesie non ce ne frega un cazzo: sei un perdente!

Un abbraccio sincero a chi davvero vale; e siccome non posso abbracciarmi da solo, niente, lasciamo perdere, evitiamo, dai, su, non siate insistenti. E basta!

Mai domo e mai duomo

L’autore Spocchioso

DUE PAROLE CON QUELLO SCARTAVETRATORE DI PALLE DI FLAVIO FIRMO

Bene ragazzi, sono qui con il grande Flavio Firmo.
Sì, so che non ve ne fotte assolutamente niente.
E sì, scherzavo anche sul grande.
Sì, anche sul sono qui. Me ne tengo lontano, insomma. Vi dico solo che, al vederlo, al mio pusillanime è venuta una cistite, un principio di bronchite ed una depressione con istinti suicidi.
Quindi, andatevene fuori dalle balle e lasciate a questo diversamente capelluto tutto lo spazio vuoto possibile per frustrare la sua voglia di farsi ascoltare.
E ricordate che vi ammiro tutti, dal primo all’ultimo. Come ammiro le cagate d’uccello sul parabrezza.

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Flavio, sei il tipico soggetto che, quando incontri per strada, ti chiedi perché non sia ancora stato portato via in TSO

Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: Flavio…hai 45 anni, una moglie. Lavori. Sei laureato. Ma che cazzo è successo di male per cominciare a scrivere? Cioè, sul serio. Ma a chi la dai a vendere?
Il Lurido: Per prima cosa modera il linguaggio, non siamo al bar con i tuoi amici saputelli che si divertono a tirare di coca nel dopo lavoro. Laureato lo dici a tua sorella. Sono un misero perito industriale, davanti all’Università c’è la mia foto con scritto “vietato entrare a lui”. Comunque lavoro, ho una moglie e l’età che tu dici. Ho iniziato a scrivere perchè un mio concittadino ha fatto il grano vero e mi sono detto che potevo farlo anch’io. Illuso, ma ormai avevo iniziato e tanto valeva portare avanti questa passione. Poi non ho molti hobby: giocare a carte mi rompe, le bici e le auto le lascio agli altri e quindi mi trovavo le giornate vuote. Allora ho cominciato a strutturare delle storie e mi piacevano, così sono finite su dei libri.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: Guarda, ho letto gli argomenti dei tuoi libri. Volevo farti qualche domanda a proposito, per spiegarli meglio, ma poi leggendo mi è venuto un attacco di gonorrea e..ecco, non ce l’ho fatta. Non ce l’ho fatta. – Lo sai, vero, che del subbuteo non frega un cazzo a nessuno, vero?
Il Lurido: Guarda che il subbuteo è stato proclamato partimonio dell’Unesco, prima del vino rosso e della cocaina da spalmare sul pane. Alla fine si scrive di quello che si conosce e io conosco questo gioco. Che dovevo fare? Scrivere di vampiri innamorati o di maghetti? Subbuteo, dai che è bello. Si gioca tra uomini e le donne ne stanno lontane, puoi bere la birra e ruttare liberamente, ti puoi scaccolare e grattarti il pacco senza femmine che ti guardano. Cosa c’è di meglio nella vita?
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: E poi ho letto di quell’altro, molto più interessante. Per capire i tuoi interessi, più che altro. tua moglie sa di questa tua passione per i transessuali?
Il Lurido: Mi piace ricordare un detto di un vecchio amico, ma lo ricordo e non te lo dico. Comunque i transessuali saranno le donne del tremila. Portati avanti che ti vengono dietro.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: Credo di voler iniziare a correre. Peccato che sono intrappolato nel pusillanime qui presente (cazzi suoi, in tutti i sensi). Comunque, a parte tua moglie, che sicuramente avrà la gioia dipinta in volto ogni volta che pensa a quanto tempo dedichi alla scrittura e non al matrimonio, hai rotto le balle a qualcun altro per farti leggere?
Il Lurido: Cerco di dedicare alla scrittura almeno dieci pagine alla settimana. Pagine finite e già editate. Il grosso del lavoro avviene nella testa durante la settimana. Vedo scene di vita reale che poi immagazzino e riprendo all’occasione. Al matrimonio non ci penso, certe esperienze tendo a dimenticarle. All’inizio per farmi leggere regalavo i miei libri agli amici, ma gli stronzi non mi davano neppure un parere. Allora ho deciso di non regalare più nulla e mi affido a chi acquista i libri, forse per sbaglio. Comunque il mio libro sul subbuteo è il più bello mai scritto sull’argomento.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: E questo fa capire quanto sia bello il subbuteo. Ascolta, va bene tutto, ma tu hai autopubblicato. Diciamocela tutta.. non vali un cazzo. Sul serio c’è stato qualcuno che ha messo i tuoi libri in vetrina? Quanto l’hai pagato? Quale parte del tuo corpo gli hai dovuto dare? Il bucio bastava?
Il Lurido: L’autopubblicazione è stata una scelta maturata con il tempo. Dopo un paio di proposte di case editrici non a pagamento ho deciso di fare da solo. Ho cercato di copiare dai gruppi indie, quelli che nessuno ascolta, ma che sono tanto fighi. Quelli senza etichetta discografica, ma con tanti giovani sfigatelli che li seguono in ogni concerto. A essere sincero se arrivasse una proposta da una grossa casa editrice mi rimangerei tutto e sarei pronto anche a fare da maggiordomo.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: In poche parole, mi stai dicendo che con l’autopubblicazione non hai raggiunto un cazzo. Comunque, cambiamo argomento. Elenchiamo i tuoi difetti. Scrivi, ti fai leggere, non sei una bellezza inaudita e sinceramente un elefante è più leggero di te. Metaforicamente parlando. Sai cos’è una metafora? Sei mai andato a scuola? Nel senso di frequentarla, eh. S.C.U.O.L.A.
Il Lurido: Bello sono bello, lo dice sempre anche mia nonna (mia mamma invece ha qualche dubbio) a scuola non ero molto attento alle metafore, mi sono diplomato all’istituto tecnico e, visto che c’erano solo cinque femmine su tremila maschi ho avuto una gioventù sempre alla ricerca dell’accoppiamento. Poi ho cercato di rifarmi, non nel senso dell’accoppiamento, e ho frequentato alcuni blog tecnici che non ti cito per non scatenare l’inferno.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: Immagino che allegria di adolescenza. Insomma, c’è un qualche rapporto con i tuoi lettori? A parte il pagamento che gli elargisci per dire le quattro buone puttanate su di te?
Il Lurido: I miei lettori mi adorano. Quelli che sono venuti alle presentazioni non hanno mancato di acquistare il libro e questo mi basta. Ci sono quelli che mi dicono “bravo”, quelli che non dicono nulla e quelli che cambiano strada quando mi vedono. La vita è così e io la prendo come viene.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: E chissà dove la prendi. Comunque, davvero, non conoscevo nulla di te prima di questa intervista, e ora mi sento meglio. Per fortuna ancora non conosco nulla di te. Meno male. Piaciuta l’esperienza? Ora ti lascio sfogare. Manda a fanculo qualche bravo lettore o editore con cui hai avuto a che fare.
Il Lurido: Manderei subito a piglierselo una mia amica (per dire) che, quando ha saputo del libro mi ha detto “quando lo vedo in libreria lo compero”. Vecchia stronza. Poi sono ancora a chiedermi come mai un lettore su Amazon mi ha fatto una splendida recensione e poi ha dato tre stelle. Cazzo, tre stelle!!! Infine odio con tutto l’animo quelli che si fanno rimborsare l’ebook da 99 centesimi.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: Sei troppo simpatico, Flavio. Guarda, fossi donna, non dico che ti sposerei, ma per lo meno ti farei entrare in casa. Credo. Dipende dalla giornata. Ma quanto ti sono simpatico?
Il Lurido: Sei simpatico come un modellatore di scroto impostato su “tiny dick”

Bene, anche quest’impresa sudicia e suicida è finita.
Ce la caviamo con una pacca sul culo molto equivoca, e un dubbio fortissimo: Flavio, ma tu sei più di qua o più di là?
E comunque, come te lo devo dire: del subbuteo non ce ne frega un cazzo.
Con tanta simpatia quanta ne ha un parcheggiatore in doppia fila per un ausiliario del traffico.

Sempre odiosamente vostro

L’autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO SABRINALDA

Allora: il mio caro vettore, in cui, vi spiego ancora, abito, è giunto nei pressi di una enorme scazzottata tra autori e lettori. Ne capirete che lui si è preso molto male, mentre io ho gioito come un pupo: quale migliore occasione di veder stramazzare a terra le due peggiori categorie sul pianeta?

Ma ora, venendo al nocciolo della questione, ho preso il controllo del birbante perché, francamente, ne avevo piene le palle. Siete troppo scarsi, troppo! E io avevo voglia di battaglia e di mostrare la mia mente eccelsa, e, quindi, sono intervenuto.
Partiamo con i fatti:

Uno schifosissimo autore che chiede, in un gruppo, quale sia lo scrittore che più odiano i vari lettori membri. Ovviamente, fossi stato del gruppo, avrei detto TUTTI, SENZA ALCUNA ESCLUSIONE. Però, assistendo, ho visto qualcosa di davvero macabro: L’ITALIANESIMO.

Al QUAL’E’ dell’autore, si è scatenata un’ondata di colpi e insulti, dal VERGOGNATI, al TU CHE SEI UNO SCRITTORE SEI OBBLIGATO A SCRIVERE CORRETTAMENTE, VERGOGNA, al NEMMENO ALLE SCUOLE PRIMARIE QUESTI ERRORI. E insomma, capirete la mia goduria al massacro dell’autore, MA. Ma a me, sinceramente, l’italianesimo non piace.

L’italianesimo è quel processo secondo cui, se un italiano vede un errore, una colpa, o qualcosa da biasimare nell’altro, allora crea o entra in un gruppo di ”protestatori insultanti”, che paiono essere bagnati dal fuoco sacro della giustizia, giustificato meramente dal fatto di avere anche soltanto una minima parvenza di ragione. Si creano così masse impecorite usanti offese o peggio, prevalentemente composte da incoerenti.

Infatti. Uno dei membri protestanti usa la parola ALMENO CHE invece di A MENO CHE. E qui scatta lo spirito giustizialista (in difesa dei più deboli) del mio. E qui parto a divertirmi.

Prima di tutto trollo tutti dicendo che l’italiano è una convenzione tra individui per facilitare la comunicazione, quindi dire che bisogna vergognarsi per un errore grammaticale è come dire che bisogna vergognarsi per l’uso improprio di un tostapane.

Poi correggendo, tacciando di incoerenza, chi a sua volta ha fatto errori grammaticali nel rilevare la cosa.

Risultato: gente che dà addosso al pusillanime perchè LA LINGUA E’ LEGGE, chi lavora DEVE RENDERE CONTO DEI PROPRI ERRORI e GENTE CHE GLI DA’ DEL DISUMANO perchè appunto corregge degli errori altrui.

FAVOLOSO 😀

In un colpo solo ho preso tre, quattro, cinque piccioni.
Adoro la semplicità mentale degli italiani.Li puoi sfottere come, quando e dove vuoi 😀 Meraviglioso!

Cara Sabrinalda, un consiglio: torna a scopa e paletta, che forse è il tuo giusto mestiere. E se lasci un grumo di polvere, attenta, che scateno un putiferio!

Mai domo e mai duomo

L’Autore Spocchioso