OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UN SIMPATICO LETTORE CHE CHIAMEREMO SABRINO.

Siccome più i giorni passano, e più mi fate schifo, oggi ho deciso di parlare di un altro soggetto diciamo ‘particolare’ della vostra mostruosa fauna. Chiameremo questo soggetto “Sabrino”.

Anche oggi sarò delicato come un trattore sul rudo. Quindi prendete i vostri calici, riempiteli, spruzzateveli addosso e datevi fuoco.

Il lato positivo è che sai scrivere. Questo si..Scrivi bene, preciso e si nota che hai un bagaglio culturale ampio. Il contro è che il racconto in se è pesante. Ho provato a fargli dare un’occhiata da un paio di persone che leggono come non ci ofsse un domani e il risultato è uguale. Da lettore, si ha l’impressione di leggere un racconto e in seconda battuta,tra le ighe, si sente l’autore, tu in questo caso, che pensa “leggete quanto sono bravo a scrivere”… avrai una moltitudine di gent che leggeranno dieci pagine e non ne vorranno più sapere.

Caro Sabrino, mi rendo conto che un racconto sui lager debba essere tutto fiorellini e zucchero; d’altronde, chi lo leggerebbe, altrimenti? Levi non parlava forse di grande scopate ed allegri e pantagruelici pranzi nei campi di prigionia? Anna Frank non scriveva forse dei giorni di shopping sfrenato, cinema e masturbazione a letto? Hai proprio una ragione incredibile, illuminante.

Hai provato a fargli dare un’occhiata a due persone che, probabilmente, si accoppiano con te o comunque ti girano intorno. E probabilmente, hanno il tuo stesso quoziente intellettivo, o con te non scambierebbero parola. Insomma, tra amebe ci si intende benissimo, tra balene e plancton non molto.

Mi dici che, da lettore, si ha l’impressione di leggere un racconto. Mi rendo conto che ti aspettavi un saggio, o forse un libro di fotografia, ma in questo il pusillanime non riesce molto bene. Riesce invece molto bene a scrivere, come hai detto tu stesso. Per esempio, ho messo una mezzora buona a capire esattamente cos’hai scritto tu, e questo è molto più pesante, per dire, di un racconto su un campo di prigionia. Per dire.

Ora, venendo alle ultime righe. Sì. Me la tiro. Me la tiro immensamente, in ogni riga. E instillo al pusillanime questo tirarmela, perché francamente voi non siete niente, e noi siamo divini. Chiaro e lampante. Cerco di farvelo capire, come se i libri di quel viscido che abito fossero una nuova bibbia, un nuovo testamento per voi pecoroni, ma niente, siete troppo idioti.

Per la moltitudine che intendi: beh, ne abbiamo già parlato prima. Ripudio, schifo e sputo ogni lettore. Quindi, quale grande problema dovrebbe essere per me schivare la moltitudine? Non è un mio problema, al massimo lo potrebbe essere per il pusillanime. Ma il pusillanime, dentro, ed io lo vedo, ha tanto odio per quasi tutti gli italiani. Che guardano la D’Urso, i cinepanettoni, la motogp e il calcio, col birrozzo in una mano ed il pene nell’altra; che votano Berlusconi e si buttano nella demagogia, che assaltano il primo stronzo che va al telegiornale e poi pagano a nero per risparmiar due soldi; che sparlano, bisbicciano, sussurrano, ingrati, ladri e sempre invidiosi.

Che poi, a voler veder la paglia nell’occhio altrui (ricordiamoci, io sono Dio).. ma questa sensazione di ‘quanto sono bravo’..sarà mica invidia?

Uno sputo acido e una scoreggia in faccia

mai domo e mai vostro

L’autore spocchioso

ps. piccola riflessione finale. Se uno scrive bene, in Italia, evidentemente se la tira. Evidentemente, occorre scrivere male, o qualcuno si indispettisce. In Italia devi essere scarso, non ce n’è. O sei scarso, o son cazzi. Sarà la deriva presa dal bagaglino, che ha fatto sentire intelligenti anche mongoplettici che nemmeno riescono a mettere il cucchiaio nel brodo, ma tant’è. Se scrivi bene, non va bene. Insomma, in Italia, quando le cose si fanno bene, o non devono essere fatte, o indispettiscono qualcuno. Poi non meravigliamoci che un Evandro Straccini venda più di un Ivano Mingotti. Senza offesa per Ivano Mingotti. Ciao Evandro, vecchia piaga!

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