Le RecESSIoni – Recensiamo insieme quei cani dei recensori – I puntata

Carissimi, schifosi lettori – che già il vostro leggere questo articolo presuppone il vostro essere parte di questa categoria aberrante – allora, come ve la passate? Spero siate chiusi in bagno per potentissime scariche di dissenteria, e prego perchè lo siate con tutto il mio cuore.

Ma, andiamo avanti per la nostra strada, dato che, soprattutto perché faccio un po’ il cazzo che mi pare, ho latitato un poco, recentemente – cosa che mi posso permettere, essendo Dio; e Dio c’è, ma può anche permettersi di non esserci.

Allora: da oggi iniziamo una nuova, meravigliosa rubrica; una trovata magnifica. In fondo, perché è mia.

Grazie alla sempre bella – ed inutile, e sprecata – attività del pusillanime, fioccano e fioccano recensioni per i suoi libracci.

Le più, ahimé, sono belle, a certificare la scarsità dei vostri umani cervelli, ma… a volte, e solo a volte, appaiono chicche come quelle che andrò ad esaminare, vere piccole pillole che mi permettono di tornare in vita!

Per farvi capire meglio ciò che cercherò, anzi, riuscirò a fare – perché sono onnipotente, non dimenticatelo – vi mostrerò, con un primo esempio, quello che succederà in questo nuovo spazio; un po’ come insegnare ai bambini a contare con le dita alzandogliele davanti e contando ad alta voce, all’unisono – sì, lo so. Non avete capito l’esempio. Siete proprio lenti, Dio santissimo. Che poi sarei io, Dio santissimo. Maledizione, vedete, mi fate anche confondere!

Insomma, cominciamo con la recensione di un sito che chiameremo Il paradiso dei boriosi idioti.

Ecco il testo:

C’è un’amarezza, donata dal tempo: non coincide con la saggezza, ma le si accompagna. Impariamo con l’esperienza: la serie delle nostre esperienze di vita, che iniziano e hanno termine al nostro (apparente) inizio e termine, sono per la loro gran parte esperienze del limite e dell’impossibilità di cosa è oltre.

Ecco, leggendo Mengotti si viene condotti a presumere che egli debba essere un ottimo lettore: un lettore attento; cui piacciono le parole e le inquadrature attraverso le parole. Ma, ecco ancora, essere buoni lettori, che è entro un certo limite anche una scelta della volontà personale, non ha nulla in comune con l’essere scrittori; e questo non ostante che, per un giovane, possa essere non immediato accorgersene. Tuttavia, il tempo, per scoprire quanto sorprendentemente spesso il silenzio sia meglio delle parole, cioè del rumore cui esse rischiano di ridursi, non manca.

Allora, caro, meraviglioso esempio di essere umano (e, dunque, scarto), ricordiamoci, con le tue parole, un paio di cose.

Per esempio, che leggendo appunto le tue parole – e vedendo che, oltre a cannare completamente il cognome dell’autore per non una, non due, ma TRE volte, non sai nemmeno scrivere il termine “nonostante” – posso venire condotto a presumere che tu sia un lettore – purtroppo, che di lettori ce n’è già troppi, e tu sei uno in più -, ma che essere lettori – scarsetti, aggiungerei – non ha nulla in comune col poter dare un’opinione critica su uno scritto.

Ma, a quanto pare, qui si aggrava il tutto credendo nell’onnipotenza per cui tu, e solo tu, che non sai nemmeno scrivere nonostante, puoi permetterti di dire a un ragazzo che dovrebbe accorgersi, con amarezza e con il tempo, che non può fare lo scrittore. Perchè tu lo dici, ricordiamolo. Uno che non sa scrivere nonostante.

Ora, ammettendo che hai la credibilità di un cetriolino sott’olio che si iscrive alla lega dei giocatori di tennis, posso solo dirti una cosa: già da lettore mi fai abbastanza schifo, e più volte nei nostri esperimenti io e il pusillanime abbiamo mostrato che l’italiota tipo parla credendo di sapere, e non sa un bel tubo. Tu ne sei un’ottima dimostrazione, a parere dell’autore spocchioso.

E rilassati, che qui è un sito di satira. Non è, come il tuo, un sito in cui si esprimono le vere opinioni, quelle sentite, che, quelle sì, pregiudizievoli, arroganti e supponenti, possono ferire davvero –  non il pusillanime, ahimè, altrimenti mi sarei già, con gioia, sbarazzato di lui.

Quindi non so, da una parte mi rallegro, pensandoti in giro a bastonare autori, anche di grande levatura, togliendo così dal mondo quella scempiaggine chiamata scrittura facendoli scappare a piangere con la coda tra le gambe. Però mi infastidisce che tu ti voglia credere migliore di me, l’autore spocchioso, sentendoti un Dio onnipotente, la cui opinione è superiore alle altre, imprescindibile, sacra, inconfutabile.

Qui di Dio ce n’è uno solo.

Quindi, venendo alla recensione della tua recensione: illetterato, senza fondamento, disinformato, parziale. Voto: 1 su 10 nel mio personale computo. E ora vatti a ripassare un po’ di grammatica, prima di farcirti la bocca di nuovo, italiota, che non vali la punta delle mie scarpe.

Tsé. Lettori. Ma chi si credono poi di essere.

L’Autore Spocchioso

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