IL DELIRIO: CONFERMO, SIETE ITALIOTI

Meraviglioso. L’esperimento sociale è andato ESATTAMENTE come previsto, se non meglio.

Nessuno ha letto oltre il titolo dell’articolo, ed è preoccupante: questo dimostra che, cari i miei italioti, i giornali ed i media in genere possono abbindolarvi COME VOGLIONO.

Si è scatenato il putiferio in difesa di Ivano Mingotti, non sapendo che l’autore delle interviste, e soprattutto, di quest’ultima intervista, è pur sempre – sono io, nevvero, ma vi faccio parte – Ivano Mingotti stesso.
Anzi, sapendolo. Perchè, leggendo l’intervista, ERA APPUNTO CHIARITO. Ma, come volevasi dimostrare, nessuno ha letto.

In questo senso, è esilarante leggere i commenti buonisti, paladini, superficiali e stolti di chi a spada tratta si è espresso, non sapendo. Come tutti gli italiani, sempre e comunque. Senza sapere.

Ne riporto qui alcuni davvero gustosi:

“Non dategli corda, non vi ha umiliati più di quanto può umiliarvi una strisciata nella tazza del cesso. Si tira l’acqua e scompare…”

” non ho parole….è lui cmq a doversi sentire umiliato, non tu…una persona ke fa un blog x screditare gli altri e basta avrà vita breve, ora magari fa “notizia” fidati ke domani nn si ricorderà nessuno chi è…e poi tu hai più recensioni positive ke negative…ke te frega! Ridici su!”

“??? Fatti una bella risata alla faccia di qualsiasi pirla sia!!”

“Ma ha inventato tutto? Esiste sul serio? E’ uno scherzo? Perché di troll ne ho incontrati parecchi, ma questo mi pare veramente eccessivo. E non degno del rilancio in bacheca.”

“……nessuno….e dico nessuno…si può permettere di insultare e screditare un’altra persona…il rispetto della persona .prima di ogni cosa…..poi…si può parlare di altro……ma prima…educazione e rispetto…..sempre e comunque…”

“Dico solo una cosa: denuncialo!”

” Sono… aberrata, sinceramente….. hai provato a contattare privatamente il blogger e chiedergli quantomeno le ragioni di cotanta superbia?”

“chi non si firma con il proprio nome si chiama vigliacco in italiano”

“Mi dispiace tantissimo”

“Massì Ivano chi non è capace di costruire,distrugge…chi non ha identitá ha bisogno di annullare il nome di chi,come te,è in cammino verso la propria individuazione…!forza Ivano dai importanza solo alle critiche costruttive,il resto è materia fecale da eliminare..io faccio il tifo per i tuoi otto libri…”

“????????????……… Scusate ma non capisco a cosa serve sta gente”

“ma che persona brutta. denuncialo”

Siete meravigliosi. Meravigliosi. E siccome non voglio togliervi il gusto del paladinismo, non vi avviserò che era tutto un esperimento sociale. No, non lo farò.

Se lo scoprirete da soli, voglio che mi contattiate e diciate al pusillanime tutte le cose più brutte che vi vengono in mente.

Perché, tanto, da soli non lo scoprirete mai.
Con l’idea in testa che Ivano Mingotti sia stato una vittima. Un po’ come certe notizie di stampa di parte, che riescono bene a rendere vittima chi non lo è. O forse qui stiamo esagerando.

Uno sputo in faccia

Mai vostro, L’autore Spocchioso

LETTORI ITALIOTI TIPICI: MERAVIGLIOSI

Insomma, cari italioti beoti, non credo a quel che sto dicendo, ma… davvero, mi fate ridere. E di gusto.

Ora vi spiego, perché le vostre menti sopraffine ancora, probabilmente, non hanno capito un tubazzo.

Se non lo aveste capito, le interviste che conduco grazie al pusillanime sono, per lo più… anzi, direi anche totalmente…concordate. Sì, meravigliosa sorpresa: l’autore e l’intervistatore si parlano prima di condividere un post che insulti l’uno e l’altro. Quale meraviglia, vero? Insomma, sforzate un poco le meningi: quale autore condividerebbe un’intervista in cui è stato ripetutamente offeso, fossero vere e impreviste le offese? E quale intervistatore offenderebbe un intervistato, senza prima informarlo o essere d’accordo, pena l’incappare in denunce e quant’altro? Su, andiamo, non ditemi che siete ancora così stupidi.

Sì, siete così stupidi.

E c’è di più: voi nemmeno leggete.

Quante volte ho scritto il nome del pusillanime che abito, e quante volte il pusillanime ha CONDIVISO i miei articoli, per vedere voi, beoti, commentare chiedendosi chi fosse lo stronzo che insulta. Quante volte avete augurato il peggio a questa mia divinità spocchiosa – che poi si rivolgerà tutto contro il pusillanime..poraccio… – non capendo che gli insulti SONO FALSI. CHE LE INTERVISTE SONO COSTRUITE, PROGRAMMATE.

E volete sapere il perché di tutto questo? Il perché io, e quindi indirettamente il pusillanime, ci siam visti recapitare dell’invidioso, della persona che non ha mai pubblicato, dello stronzo, del meschino, dello spregevole, del bastardo? 😀 Perchè NON LEGGETE. Non approfondite, parlate prima di sapere. Come tutti gli stronzi italiani, come tutti gli italioti che siete.

Non avete nemmeno aperto i link, avete solo letto cosa compariva su sto beneamato fottutissimo facebook, ogni volta, in due righe: Due parole con il tronfio rompicoglioni, due parole con il fallito, due parole con la merda, ecc.. Avete letto la prima frase al volo, e da buoni finti che siete, e aggiungerei fintamente buoni e veramente superficiali, avete mostrato il vostro finto supporto all’intervistato. Perché NON CAPITE UN CAZZO. Perché NON VOLETE CAPIRE.
Facciamo una prova di questo? 😀

Domani intervisterò proprio il pusillanime, che condividerà su facebook l’intervista. Userò la frase più spregevole, per attirare l’attenzione. E poi, condividerò qui le svariate dozzine di commenti a supporto del pusillanime che compariranno.
Vedrete, ci sarà da scompisciarsi.

Ovviamente, dentro l’intervista, ficcherò qualche indizio PESANTE sul fatto che IO ABITI il pusillanime. Ma non se ne accorgerà nessuno. Perchè NESSUNO leggerà davvero.

Storia di facebook: tanti post, tanti commenti, ma nessuno che davvero vada oltre la superficie.

Storia d’Italia: tutti pronti alle battaglie, tutti buoni, tutti giusti, ma nessuno che davvero ne capisca, abbia le palle e vada avanti.

Un paese finto di finti.
Vi adoro, italioti.
Tanto che mi scoppiano le gonadi a dire che vi adoro.

Con poco, misero affetto.

Mai, mai, mai vostro.

L’Autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO SABRINALDA

Allora: il mio caro vettore, in cui, vi spiego ancora, abito, è giunto nei pressi di una enorme scazzottata tra autori e lettori. Ne capirete che lui si è preso molto male, mentre io ho gioito come un pupo: quale migliore occasione di veder stramazzare a terra le due peggiori categorie sul pianeta?

Ma ora, venendo al nocciolo della questione, ho preso il controllo del birbante perché, francamente, ne avevo piene le palle. Siete troppo scarsi, troppo! E io avevo voglia di battaglia e di mostrare la mia mente eccelsa, e, quindi, sono intervenuto.
Partiamo con i fatti:

Uno schifosissimo autore che chiede, in un gruppo, quale sia lo scrittore che più odiano i vari lettori membri. Ovviamente, fossi stato del gruppo, avrei detto TUTTI, SENZA ALCUNA ESCLUSIONE. Però, assistendo, ho visto qualcosa di davvero macabro: L’ITALIANESIMO.

Al QUAL’E’ dell’autore, si è scatenata un’ondata di colpi e insulti, dal VERGOGNATI, al TU CHE SEI UNO SCRITTORE SEI OBBLIGATO A SCRIVERE CORRETTAMENTE, VERGOGNA, al NEMMENO ALLE SCUOLE PRIMARIE QUESTI ERRORI. E insomma, capirete la mia goduria al massacro dell’autore, MA. Ma a me, sinceramente, l’italianesimo non piace.

L’italianesimo è quel processo secondo cui, se un italiano vede un errore, una colpa, o qualcosa da biasimare nell’altro, allora crea o entra in un gruppo di ”protestatori insultanti”, che paiono essere bagnati dal fuoco sacro della giustizia, giustificato meramente dal fatto di avere anche soltanto una minima parvenza di ragione. Si creano così masse impecorite usanti offese o peggio, prevalentemente composte da incoerenti.

Infatti. Uno dei membri protestanti usa la parola ALMENO CHE invece di A MENO CHE. E qui scatta lo spirito giustizialista (in difesa dei più deboli) del mio. E qui parto a divertirmi.

Prima di tutto trollo tutti dicendo che l’italiano è una convenzione tra individui per facilitare la comunicazione, quindi dire che bisogna vergognarsi per un errore grammaticale è come dire che bisogna vergognarsi per l’uso improprio di un tostapane.

Poi correggendo, tacciando di incoerenza, chi a sua volta ha fatto errori grammaticali nel rilevare la cosa.

Risultato: gente che dà addosso al pusillanime perchè LA LINGUA E’ LEGGE, chi lavora DEVE RENDERE CONTO DEI PROPRI ERRORI e GENTE CHE GLI DA’ DEL DISUMANO perchè appunto corregge degli errori altrui.

FAVOLOSO 😀

In un colpo solo ho preso tre, quattro, cinque piccioni.
Adoro la semplicità mentale degli italiani.Li puoi sfottere come, quando e dove vuoi 😀 Meraviglioso!

Cara Sabrinalda, un consiglio: torna a scopa e paletta, che forse è il tuo giusto mestiere. E se lasci un grumo di polvere, attenta, che scateno un putiferio!

Mai domo e mai duomo

L’Autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UN SIMPATICO LETTORE CHE CHIAMEREMO SABRINALDO.

Insomma, vedete voi: tanto è l’astio che si tiene dentro il povero cristo che abito, che gli avete fatto venire una prostatite. E, stante il fatto che io in quel corpo ci risiedo, capirete che non è certo piacevole per me avere una canna su per il cazzo. No, direi proprio di no.

Ma tant’è, che fate schifo e siete orridi più di una superobesa in guepierre esposta in vetrina in corso Dante – che, per voi tutti ignoranti, è a Milano. Sì, la città dell’Inter e del Milan, per lasciarmi un po’ comprendere dalle vostre menti eccelsamente stupide – lo sapevate bene; d’altronde non sfoghereste a sbafo la vostra frustrazione a destra e a manca.

Insomma, evitiamo di parlare del fatto di quando i vostri genitori vi hanno umiliati davanti a tutti alle scuole elementari, pentendosi poi, nella vostra adolescenza, di avervi procreati, e parliamo del nostro nuovo simpaticissimo ospite, Sabrinaldo.

Sì, mi piace usare il nome Sabrina e i suoi suffissi.

Un po’ perchè mi sta sul cazzo come nome.

Un po’ perchè mi state sul cazzo voi.

Un po’ per questo tubo, nel cazzo.

Così. D’amblé.

Premetto che non parlo del tuo libro, ma solo delle sensazioni che questa impostazione mi da. Trovo molto pesante la narrazione utilizzata, non mi attira minimamente e l’introspezione a tutti i costi la trovo sofista, che non porta a nulla. E’ un escamotage ormai usato fino all’annullamento del suo stesso messaggio, cioè trasmettere emozioni. Un riempirsi la bocca. Sono espressioni di stile e nulla più, spesso servono a mascherare una mancanza di tridimensionalità della storia e servono ad imbellettare una narrativa traballante e molto scarna. Probabilmente non è questo il caso del tuo lavoro ma trovo molto ostica la lettura di questo genere

Piccola premessa da fare: quell’idiota di Sabrinaldo non ha nemmeno letto una pagina del libro. Ha soltanto chiesto il genere di appartenenza, per dire. E poi, ha fatto il miracolo.

1. Premettere di non parlare del libro, per poi gettare addosso all’autore – non letto – tutta la frustrazione accumulata, per anni, e convogliata quindi in un feticcio. Un po’ come andare in giro e prendersela, per il proprio fallimento di vita, con le bambole gonfiabili, dicendo però al gestore del porno shop che non ce l’ha esattamente con quella bambola. Ma con tutte. Vi invito a schiacciare il pulsante, quindi, ed a tenere aperta la finestra per successive pressioni: http://inception.davepedu.com/

2. Senza aver letto alcunché, trova pesante la narrazione utilizzata. E non lo attira minimamente. Ma di che? Del genere, del romanzo, della quarta di copertina, dell’etichetta sugli scaffali del supermercato? Di che? Come vedere le mongolfiere alzarsi in aria, guardare il cielo e dire “la vita è così pesante”. Schiacciare bottone, per cortesia.

3. L’introspezione è, per lui: un escamotage che non porta a nulla, abusato. In poche parole, parlare di emozioni nei libri: sia mai. Meglio figa, spara spara, robottoni, anelli, draghi e zombie. Senza pensieri. Stile battaglia tra orde di decelebrati, che mugugnano sbavando a terra, per tutto un libro. Il genere perfetto per Sabrinaldo. Spingere bottone.

4. L’introspezione è, per lui: un riempirsi la bocca. In poche parole, quando gli autori parlano di sentimenti, non sanno che altro cazzo dire. Insomma, ci sono tante belle cose di cui parlare, appunto. Come gli scontri tra onde di decelebrati. Mannaggia a chi parla di emozioni, è proprio un inetto che non sa scrivere e ci prova lo stesso. Meno male che ci sono i geni come Sabrinaldo ad aprire la strada. Spingere bottone.

5. L’introspezione serve a celare la mancanza tridimensionalità di una storia e la narrazione scarna. In poche parole, ancora, se l’autore è scarso, e il libro una merda, almeno riempiendolo con tante emozioni lo rendo un libro accettabile, celo lo schifo della mancanza di azione. Insomma, non fanno così i grandi Moccia e Volo? Spingere bottone.

6. L’introspezione è un sofismo. UN SOFISMO. Spingere bottone, per carità di Dio.

Ora, tralasciando il fatto che un ignorante che usa la parola sofismo fuori contesto è da impalare, come ai tempi del grande Vlad – tanta stima, fratello -, l’ultima frase è per me – non so se anche per il pusillanime che abito – sintomatica di quanto sei scarso e tipicamente italiano: sei troppo stupido per apprezzare l’introspezione, troppo vuoto e decelebrato per affrontare determinati argomenti, allora non ci devono stare, quelle cose, devono sparire.

Giusto, assolutamente d’accordo: per un italiano come te, il pensiero è una cosa da evitare, che fa male, che crea dolore.

In fondo, ti apparirà come una cosa nuova, sconosciuta, e il nuovo e lo sconosciuto fanno paura!

Quindi stai pure lontano dai libri profondi, seri, e buttati a capofitto sui romanzi tratti dai videogiochi, o dai giochi da tavolo. Sono degni di te, tu parte della schiera di decelebrati per cui se il mondo è complicato, è il mondo a dover cambiare, e non tu a doverlo capire!

Resta nella fogna di inferno che ti sei creato, con il tuo falso sapere e la tua netta arroganza, e continua con quella tua aria da saputello vuota e costrutta, posticcia.

Perché facessi io una tua introspezione – che tu ti vergogni di fartela da solo – non troverei che un massiccio di argilla, fragile e puzzolente, a coprire il tuo vuoto.

Mangiati e leggiti la stessa sostanza di cui sei fatto, che tra simili ci si vede e ci si digerisce bene.

Io, schifosamente intelligente e serio, ti sputo in un occhio, benedicendoti e lavandoti allo stesso tempo.

Ora puoi tornare al tuo letame.

Un caloroso saluto, pieno di bile, a tutti voi schifosi.

L’autore spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UN SIMPATICO LETTORE CHE CHIAMEREMO SABRINO.

Siccome più i giorni passano, e più mi fate schifo, oggi ho deciso di parlare di un altro soggetto diciamo ‘particolare’ della vostra mostruosa fauna. Chiameremo questo soggetto “Sabrino”.

Anche oggi sarò delicato come un trattore sul rudo. Quindi prendete i vostri calici, riempiteli, spruzzateveli addosso e datevi fuoco.

Il lato positivo è che sai scrivere. Questo si..Scrivi bene, preciso e si nota che hai un bagaglio culturale ampio. Il contro è che il racconto in se è pesante. Ho provato a fargli dare un’occhiata da un paio di persone che leggono come non ci ofsse un domani e il risultato è uguale. Da lettore, si ha l’impressione di leggere un racconto e in seconda battuta,tra le ighe, si sente l’autore, tu in questo caso, che pensa “leggete quanto sono bravo a scrivere”… avrai una moltitudine di gent che leggeranno dieci pagine e non ne vorranno più sapere.

Caro Sabrino, mi rendo conto che un racconto sui lager debba essere tutto fiorellini e zucchero; d’altronde, chi lo leggerebbe, altrimenti? Levi non parlava forse di grande scopate ed allegri e pantagruelici pranzi nei campi di prigionia? Anna Frank non scriveva forse dei giorni di shopping sfrenato, cinema e masturbazione a letto? Hai proprio una ragione incredibile, illuminante.

Hai provato a fargli dare un’occhiata a due persone che, probabilmente, si accoppiano con te o comunque ti girano intorno. E probabilmente, hanno il tuo stesso quoziente intellettivo, o con te non scambierebbero parola. Insomma, tra amebe ci si intende benissimo, tra balene e plancton non molto.

Mi dici che, da lettore, si ha l’impressione di leggere un racconto. Mi rendo conto che ti aspettavi un saggio, o forse un libro di fotografia, ma in questo il pusillanime non riesce molto bene. Riesce invece molto bene a scrivere, come hai detto tu stesso. Per esempio, ho messo una mezzora buona a capire esattamente cos’hai scritto tu, e questo è molto più pesante, per dire, di un racconto su un campo di prigionia. Per dire.

Ora, venendo alle ultime righe. Sì. Me la tiro. Me la tiro immensamente, in ogni riga. E instillo al pusillanime questo tirarmela, perché francamente voi non siete niente, e noi siamo divini. Chiaro e lampante. Cerco di farvelo capire, come se i libri di quel viscido che abito fossero una nuova bibbia, un nuovo testamento per voi pecoroni, ma niente, siete troppo idioti.

Per la moltitudine che intendi: beh, ne abbiamo già parlato prima. Ripudio, schifo e sputo ogni lettore. Quindi, quale grande problema dovrebbe essere per me schivare la moltitudine? Non è un mio problema, al massimo lo potrebbe essere per il pusillanime. Ma il pusillanime, dentro, ed io lo vedo, ha tanto odio per quasi tutti gli italiani. Che guardano la D’Urso, i cinepanettoni, la motogp e il calcio, col birrozzo in una mano ed il pene nell’altra; che votano Berlusconi e si buttano nella demagogia, che assaltano il primo stronzo che va al telegiornale e poi pagano a nero per risparmiar due soldi; che sparlano, bisbicciano, sussurrano, ingrati, ladri e sempre invidiosi.

Che poi, a voler veder la paglia nell’occhio altrui (ricordiamoci, io sono Dio).. ma questa sensazione di ‘quanto sono bravo’..sarà mica invidia?

Uno sputo acido e una scoreggia in faccia

mai domo e mai vostro

L’autore spocchioso

ps. piccola riflessione finale. Se uno scrive bene, in Italia, evidentemente se la tira. Evidentemente, occorre scrivere male, o qualcuno si indispettisce. In Italia devi essere scarso, non ce n’è. O sei scarso, o son cazzi. Sarà la deriva presa dal bagaglino, che ha fatto sentire intelligenti anche mongoplettici che nemmeno riescono a mettere il cucchiaio nel brodo, ma tant’è. Se scrivi bene, non va bene. Insomma, in Italia, quando le cose si fanno bene, o non devono essere fatte, o indispettiscono qualcuno. Poi non meravigliamoci che un Evandro Straccini venda più di un Ivano Mingotti. Senza offesa per Ivano Mingotti. Ciao Evandro, vecchia piaga!

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO SABRINA.

Un buon non giorno a voi, villici umani di basso rango – che, ricordiamo, l’altissimo qui sono io.

Oggi ce la prendiamo con una lettrice che chiameremo, per l’occasione, Sabrina.

Sabrina ha un difetto, di cui non si può rendere conto allo specchio, e che io, con la mia solita delicatezza, le mostrerò. Pacatamente.

Ad essere sincera ho trovato difficile arrivare alla fine mantenendo la stessa concentrazione, è una scrittura molto complessa e articolata, frammentaria e ricca di aggettivi, che tendono a rallentare il ritmo. La storia si prospetta interessante, cupa e angosciante, tutti presupposti per un libro non banale; tuttavia (secondo la mia opinione di lettrice nel tempo libero, quindi non di esperta) ci sono alcune immagini che vengono ripetute troppe volte, quasi esasperate. Probabilmente è l’effetto che hai voluto ottenere, un espediente creato di proposito per proiettare il lettore nell’atmosfera del romanzo, ma per i miei gusti rischia di appesantire troppo la narrazione.

Sabrina, io so che volevi approcciarti al libro come ci si avvicina a una puntata del Grande Fratello – talent che, per la mestizia mia e del genere umano tutto, è stato d’altronde eliminato. Quanto è necessario, d’altronde, che ogni forma d’intrattenimento richieda l’uso dei neuroni base utilizzati, genericamente, nella giornata tipo degli italiani tipo: circa due, più o meno.

Insomma, chi è, in fondo, il biascicante in cui risiedo, per chiederti un attimo di concentrazione, mia cara? Il tuo insegnante? Il tuo dottore? Un prete durante l’omelia? Candy Crush?

Stendiamo un velo peloso dunque sul libro che, per immensa colpa del viscido che abito, non è stato curato a pennello per essere da te vestito. D’altronde, mi vorrai perdonare se lui non ha inserito cose come personaggi di Jersey Shore, sketch, barzellette, commedianti, sollevatori di peso tramite gonadi, danzatrici di seni e quant’altro.

Via, la vita è già pesante di per sé!

Basta esasperazione!

Basta aggettivi!

Basta frasi!

Basta!

Via, ovviamente scherzavo.

Stimo e accetto le critiche della lettrice suddetta come valuto positivo l’acido caustico sul pisello.

E mi sembra chiaro che io non sia sadico.

Lo è l’autore in cui risiedo, per carità.

Sennò non si farebbe leggere.

Né scriverebbe.

In Italia, quanto meno.

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO LARA.

Ho sempre sognato di essere criticato da chi ha letto e stima elementi imprescindibili della letteratura come Fabio Volo e Francesco Sole.

Insomma, chiariamoci: criticare me, autore spocchioso, è come criticare la Monna Lisa. Forse è meno offensivo solo perché lei è una donna, e io uno schizzo mentale. Ecco.

Quindi, lascio la parola alla lettrice, e poi passo alla demolizione sistematica. Godetevela.

Ciao! Ho letto, ma ho paura di doverti dire che non mi piace granché: l’idea di un romanzo distopico sulla discriminazione dei poveri è senza dubbio interessante, ma tu lavori moltissimo per accumulazione di immagini, esamini uno stesso concetto così a lungo e così a fondo che rischi di fargli perdere efficacia. Una delle cose che rende 1984 così angosciante e così godibile è la nuda brutalità, quasi la casualità con cui le cose più atroci sono descritte come se fossero normali, ed è proprio questo che dà al lettore la misura dello straniamento. In queste prime pagine del tuo romanzo non succede nulla, almeno, nulla di davvero sconvolgente (la Jolie in “Changeling” viene trattata come Achille in un istituto psichiatrico, ma non è QUELLA la parte terribile del film); il protagonista ha i tratti di un vecchio confuso e impaurito, ma la situazione lascia un po’ perplessi…come quando non risponde all’appello e gli mettono in mano una scopa, mi aspettavo che volessero bastonarlo e qualcuno, per difenderlo, ci rimettesse le penne. Forse non ho capito bene tutto, comunque penso di essere confusa perché se ho davvero inquadrato il genere, le sensazioni che mi trasmette la lettura sono “sbagliate”, nel senso di inaspettate ma non positivamente. Usi un italiano molto ridondante, e a volte in modo un po’ strano (digrignar, riaffiorar, scivolar, un po’ troppi ar!), oserei dire scorretto ma immagino che ci sia anche un discorso poetico/metaforico

Mi fermo qui.

Insomma, non credevo di trovare lettori quarantenni che ancora frequentano le scuole elementari!

Allora: due lezioni veloci.

Tutti i libri non devono essere uguali tra loro. Per carità, alcuni grossi editori hanno lanciato questa moda, e alla gente piace mangiar sempre sterco, ma non tutti producono sterco. Insomma, l’omuncolo che abito non ne è capace. Sapete quanto è difficile copiare? Ben più di avere un’idea!

Insomma, alla fin fine non era Goebbels a dire che una balla detta cento volte diviene verità? E incolpiamo di questo il pusillanime che abito? Che, tra l’altro, non ha fatto altro che ripetere cinquanta volte lo stesso concetto perché gli ho suggerito, riuscendoci, che il pubblico è composto prevalentemente da gente col cervello di un criceto! Non è colpa sua, ma mia!

E insomma, hai ragione, cara lettrice: con le scope si fanno tante cose. Gli avevo dato l’idea di sodomizzare il protagonista, in una scena erotica che certamente gli avrebbe permesso di vendere più copie, ma NIENTE! Ha voluto fare il principino tutto puro e tutto casto, e gli ha fatto solo pulire il pavimento! Pulire il pavimento con una scopa, che cosa ridicola!!!

E poi hai perfettamente ragione, se un libro non rispetta il genere in cui è infilato, è spazzatura! Tutto dev’essere assolutamente prevedibile! Che cavolo ce ne facciamo della sorpresa, cavoli, siamo impauriti da quando ci svegliamo, vogliamo sapere già tutto in anticipo, belin!

Forse, sì, non hai capito bene tutto, mia cara. Insomma, se vieni a dire al pusillanime che usare forme poetiche nella narrativa è sbagliato, forse sei ferma alla lettura dei tuoi Volo e Sole. Che, a dirla tutta, le usano pure le forme poetiche. Aspetta, mi sono un poco perso.

Dove eravamo rimasti?

Ah sì, al commento della lettrice.

Dio, questi italioti! Quanto mi fanno imbufalire.

Vi voglio un mondo di bene.

Tanto che vi sodomizzerei tutti!

Au revoir!

L’autore spocchioso