DUE PAROLE CON QUELL’INSIGNE MENTECATTO DI LIVIO GAMBARINI

Mi dovranno fare santo, insomma. Vi rendete conto di quale aborto devo subire, ogni santa settimana? Cos’ho fatto di male?
Ebbene, anche stavolta mi tocca esaudire le preghiere di un – perdonate il termine – autore.

Insomma, qui con me c’è Luca Gamberini. Luca Gambarini. Livio Gamberetti.

Insomma, sto tizio.

Quindi, approntandomi a parlarci, come stessi per pestare i ceci con le ginocchia, do la mia imprecazione quotidiana a questo scribacchino da quattro soldi.

E per favore, non fate finta che vi interessi quello che andrò a scrivere.

Leggete solo le parti più interessanti, evitatevi il disturbo di leggere tutto. Sono quelle con scritto di fianco Il mio Lord profondissimo. Sì, le mie, esatto.

Anzi, già che ci siete, evitate il disturbo. Evitatemi. Evitate. Andate da un’altra parte.

Fuori dai coglioni.

Sciò!

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Guardandoti, Livio, non posso fare a meno di pensare che un poco il Lombroso avesse le sue ragioni.

Il mio Lord profondissimo: Quindi, Livio, ci siam messi d’accordo per trattare determinati temi, in quest’intervista. Bene, parliamo di tutt’altri argomenti: ma come stai messo?
Il Granduca di Sticazzi: Visto che i lettori non ci possono vedere, a loro beneficio descriverò come sto messo così: in ciabatte e mustacchi, con un bicchiere di spumante in mano: oggi si festeggia la messa online del nuovo sito di Acheron Books, che presto pubblicherà un mio romanzo! Prosit!
Il mio Lord profondissimo: Sempre ad affogare la depressione nell’alcol, eh, vecchia ramazza! D’altronde te l’ho detto tante volte, i libri già non si leggono, figurati i mattonazzi storici. Te ne rendi conto?
Il Granduca di Sticazzi: Altroché. Ti immagini cosa succederebbe se la gente leggesse davvero la roba che scrivo? Sarebbe la fine della mia carriera da scrittore… no, molto meglio così!
Il mio Lord profondissimo: Adesso non cominciare a parlarmi di carriera e soddisfazioni, perché parlarne con te è come sentire un chiodo parlare di scopate. Insomma, sei ridotto male, no?
Il Granduca di Sticazzi: Malissimo… questo spumantino va giù che è un piacere e di te ne vedo due… e già uno non è che fosse un bello spettacolo! In ogni caso, Le colpe dei padri mi ha dato tante soddisfazioni quanti mal di testa: un sacco!
Il mio Lord profondissimo: Certo. Crediamoci. E tu, credi che freghi a qualcuno conoscere la storia di Bergamo?
Il Granduca di Sticazzi: Non dimenticare che la provincia di Bergamo fa più abitanti di Basilicata, Molise e Valle d’Aosta messe insieme, le donne bergamasche sono più di mezzo milione: conoscere la storia orobica è un’eccellente strategia di cuccaggio! E poi, devi aggiungerci anche le milanesi: si sciolgono tutte, quando gli racconti che la carrozza fu inventata proprio per il matrimonio di uno dei personaggi del romanzo!
Il mio Lord profondissimo: E sti cazzi! Molise, Basilica e Valle d’Aosta. Mica pizza e fichi, direi. Però diciamocela tutta, Mimmo, con la faccia che ti ritrovi, proprio te dovrebbero stare a sentire? Non so se lo sai, ma esiste una cosa chiamata scuola. Già, dimenticavo che non l’hai frequentata.
Il Granduca di Sticazzi: Ne ho sentito parlare, ma ammetto che la trovo un po’ noiosa. Immagino che sarebbe più interessante, se, a Storia, invece che una serie di date e nomi inutili ti insegnassero cosa si mangiava nel medioevo, quali peccati commettevano i prelati e cosa si celava nelle missive segrete dei grandi signori…
Il mio Lord profondissimo: Direi che interessante è un concetto molto relativo, a questo punto. Relativamente, per te, distante da interessante. Ma.. ho sentito che ci dai dentro con le vecchiette, dopo gli eventi. Da dove questa perversione? Sarà mica scaturita dal tuo interesse verso il passato storico?
Il Granduca di Sticazzi: Stavolta mi hai proprio beccato. Le signore tra i 45 e gli 80 anni costituiscono una grande percentuale dei miei acquirenti nelle fiere e ai banchetti; tuttavia, parecchie di loro comprano Le colpe dei padri per regalarlo ai figli, che in questo periodo sono tutti disoccupati e squattrinati.
Il mio Lord profondissimo: Capisco il motivo dei mal di testa, ora: evidentemente, dopo la prima, cerchi di evitare la seconda scopata. Dicevamo, Livio è un nome prettamente da romano. Perché non te ne torni in quel periodo storico, dato che poi, tra l’altro, la storia ti piace pure?
Il Granduca di Sticazzi: Mi piace un sacco l’Impero Romano. Però è tutto troppo pulito, per i miei gusti: mi affascina di più il medioevo, sia perché è un periodo più vicino nel tempo, sia perché è un casino micidiale. La gente non si sogna nemmeno di quante cose esaltanti o terribili siano capitate nell’Età Oscura!
Il mio Lord profondissimo: Esaltanti, già. A sentire te già mi esalto. Come un pinguino all’equatore. Lo sai che scrivere è per gli sfigati?
Il Granduca di Sticazzi: E meno male. Sennò non avrei la minima speranza!
Il mio Lord profondissimo: Pensi ci si debba vantare di essere autori? Per carità, io da autore già evito altri autori. Figuriamoci come ti sta lontana la gente, nel tuo caso.
Il Granduca di Sticazzi: Se sei tu a tessere le tue lodi e non gli altri, allora vuol dire che sei una schiappa. D’altra parte nell’era di internet esiste solo chi si fa sentire: per questo cerco di raggiungere quanti più canali possibile per far vedere la mia brutta faccia alla gente, in modo che se la ricordi e per distrazione magari gli scappi di comprare una copia delle Colpe o di qualche mio altro lavoro!
Il mio Lord profondissimo: Ecco, speriamo che gli scappi. La voglia. Cosa hai fatto di bello nella vita? Non ti chiedo la luna.. anche, che so, esserti tagliato le unghie ieri sera.
Il Granduca di Sticazzi: Vado molto fiero della Fagiolata alla d’Oggionese, il piatto che ho inventato insieme ad alcuni amici durante il mio degenerato periodo universitario. Una porzione per quattro persone è composta da due vasetti di passata di pomodoro, una lattina di fagioli bianchi, rossi e borlotti, due peperoni, mezza cipolla, salsiccia, pancetta a cubetti, lardo di Colonnata, scannello di maiale, scamorza, salame piccante, wurstel a dadini, stracchino, un uovo crudo e mezza tavoletta di cioccolato. Hai capito bene: “mezza tavoletta di cioccolato”: provare per credere! Occhio però, crea dipendenza.
Il mio Lord profondissimo: Bene, ho capito anche la tua passione per il medioevo. Ce l’hai nello stomaco l’epoca buia. Ho saputo che hai sfiorato la Mondadori. Però non te l’ha data e ti ha denunciato per violenza sessuale. È vero?
Il Granduca di Sticazzi: Verissimo! Nel 2013 sono stato finalista del concorso Chrysalide nella sezione di Fantascienza… insomma, la Mondadori mi ha lanciato occhiatine maliziose, ma alla fine a portarsela a letto è stato Alessandro Renna, amico e compagno di penna del forum per scrittori della Tela Nera.
Il mio Lord profondissimo: E poteva essere altrimenti? Ho letto che ti piace la fantascienza. Beh, già mettere sullo stesso piano te e i libri lo è, in fondo, non ti pare?
Il Granduca di Sticazzi: Se mi metti sullo stesso piano con un qualsiasi numero di libri, andrà inevitabilmente a finire che me li leggerò tutti prima di passare al piano successivo. Con l’ascensore, naturalmente, così non inciampo mentre leggo!
Il mio Lord profondissimo: Dai, spara la cosa più cattiva che vuoi contro uno stronzo lettore o editore in particolare.
Il Granduca di Sticazzi: Voglio bene a tutti i miei lettori, inclusa quella lettrice che ha scritto una recensione delirante sulle Colpe, in cui dal mio romanzo desumeva le (maestose) dimensioni del mio pene. In effetti voglio bene SOPRATTUTTO a quella lettrice. Però quando porto il libro a una fiera mi stanno antipatici quei tizi che arrivano lì e ti tengono un quarto d’ora a parlare dei LORO libri. Vi colga lo sguaraus, scartavetra-gonadi!
Il mio Lord profondissimo: Ma quanto vorresti slinguazzare l’autore spocchioso, eh? Peccato per te che sono etero. E non mi piace la barba.
Il Granduca di Sticazzi: Peccato… raffredderò i miei bollenti spiriti in questo ennesimo bicchiere di spumante. In alto i calici, CIN CIN! Brindiamo al futuro, al passato e al Mingotti, che ringrazio di avermi invitato a questa spassosa intervista con te, mio truce amico!

E finalmente, dopo una buona dose di cazzate e farfugliamenti, posso lasciare questo scocciatore al pubblico ludibrio.

Livio, lascia che te lo dica: non ce ne frega un cazzo dei tuoi libri storici.

E voi, che ci fate ancora qui? Devo prendere il mattarello rinforzato?

Fuori dalle palle!

Vi amo profondamente

mai vostro, illuminato, Autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UN SIMPATICO LETTORE CHE CHIAMEREMO SABRINALDO.

Insomma, vedete voi: tanto è l’astio che si tiene dentro il povero cristo che abito, che gli avete fatto venire una prostatite. E, stante il fatto che io in quel corpo ci risiedo, capirete che non è certo piacevole per me avere una canna su per il cazzo. No, direi proprio di no.

Ma tant’è, che fate schifo e siete orridi più di una superobesa in guepierre esposta in vetrina in corso Dante – che, per voi tutti ignoranti, è a Milano. Sì, la città dell’Inter e del Milan, per lasciarmi un po’ comprendere dalle vostre menti eccelsamente stupide – lo sapevate bene; d’altronde non sfoghereste a sbafo la vostra frustrazione a destra e a manca.

Insomma, evitiamo di parlare del fatto di quando i vostri genitori vi hanno umiliati davanti a tutti alle scuole elementari, pentendosi poi, nella vostra adolescenza, di avervi procreati, e parliamo del nostro nuovo simpaticissimo ospite, Sabrinaldo.

Sì, mi piace usare il nome Sabrina e i suoi suffissi.

Un po’ perchè mi sta sul cazzo come nome.

Un po’ perchè mi state sul cazzo voi.

Un po’ per questo tubo, nel cazzo.

Così. D’amblé.

Premetto che non parlo del tuo libro, ma solo delle sensazioni che questa impostazione mi da. Trovo molto pesante la narrazione utilizzata, non mi attira minimamente e l’introspezione a tutti i costi la trovo sofista, che non porta a nulla. E’ un escamotage ormai usato fino all’annullamento del suo stesso messaggio, cioè trasmettere emozioni. Un riempirsi la bocca. Sono espressioni di stile e nulla più, spesso servono a mascherare una mancanza di tridimensionalità della storia e servono ad imbellettare una narrativa traballante e molto scarna. Probabilmente non è questo il caso del tuo lavoro ma trovo molto ostica la lettura di questo genere

Piccola premessa da fare: quell’idiota di Sabrinaldo non ha nemmeno letto una pagina del libro. Ha soltanto chiesto il genere di appartenenza, per dire. E poi, ha fatto il miracolo.

1. Premettere di non parlare del libro, per poi gettare addosso all’autore – non letto – tutta la frustrazione accumulata, per anni, e convogliata quindi in un feticcio. Un po’ come andare in giro e prendersela, per il proprio fallimento di vita, con le bambole gonfiabili, dicendo però al gestore del porno shop che non ce l’ha esattamente con quella bambola. Ma con tutte. Vi invito a schiacciare il pulsante, quindi, ed a tenere aperta la finestra per successive pressioni: http://inception.davepedu.com/

2. Senza aver letto alcunché, trova pesante la narrazione utilizzata. E non lo attira minimamente. Ma di che? Del genere, del romanzo, della quarta di copertina, dell’etichetta sugli scaffali del supermercato? Di che? Come vedere le mongolfiere alzarsi in aria, guardare il cielo e dire “la vita è così pesante”. Schiacciare bottone, per cortesia.

3. L’introspezione è, per lui: un escamotage che non porta a nulla, abusato. In poche parole, parlare di emozioni nei libri: sia mai. Meglio figa, spara spara, robottoni, anelli, draghi e zombie. Senza pensieri. Stile battaglia tra orde di decelebrati, che mugugnano sbavando a terra, per tutto un libro. Il genere perfetto per Sabrinaldo. Spingere bottone.

4. L’introspezione è, per lui: un riempirsi la bocca. In poche parole, quando gli autori parlano di sentimenti, non sanno che altro cazzo dire. Insomma, ci sono tante belle cose di cui parlare, appunto. Come gli scontri tra onde di decelebrati. Mannaggia a chi parla di emozioni, è proprio un inetto che non sa scrivere e ci prova lo stesso. Meno male che ci sono i geni come Sabrinaldo ad aprire la strada. Spingere bottone.

5. L’introspezione serve a celare la mancanza tridimensionalità di una storia e la narrazione scarna. In poche parole, ancora, se l’autore è scarso, e il libro una merda, almeno riempiendolo con tante emozioni lo rendo un libro accettabile, celo lo schifo della mancanza di azione. Insomma, non fanno così i grandi Moccia e Volo? Spingere bottone.

6. L’introspezione è un sofismo. UN SOFISMO. Spingere bottone, per carità di Dio.

Ora, tralasciando il fatto che un ignorante che usa la parola sofismo fuori contesto è da impalare, come ai tempi del grande Vlad – tanta stima, fratello -, l’ultima frase è per me – non so se anche per il pusillanime che abito – sintomatica di quanto sei scarso e tipicamente italiano: sei troppo stupido per apprezzare l’introspezione, troppo vuoto e decelebrato per affrontare determinati argomenti, allora non ci devono stare, quelle cose, devono sparire.

Giusto, assolutamente d’accordo: per un italiano come te, il pensiero è una cosa da evitare, che fa male, che crea dolore.

In fondo, ti apparirà come una cosa nuova, sconosciuta, e il nuovo e lo sconosciuto fanno paura!

Quindi stai pure lontano dai libri profondi, seri, e buttati a capofitto sui romanzi tratti dai videogiochi, o dai giochi da tavolo. Sono degni di te, tu parte della schiera di decelebrati per cui se il mondo è complicato, è il mondo a dover cambiare, e non tu a doverlo capire!

Resta nella fogna di inferno che ti sei creato, con il tuo falso sapere e la tua netta arroganza, e continua con quella tua aria da saputello vuota e costrutta, posticcia.

Perché facessi io una tua introspezione – che tu ti vergogni di fartela da solo – non troverei che un massiccio di argilla, fragile e puzzolente, a coprire il tuo vuoto.

Mangiati e leggiti la stessa sostanza di cui sei fatto, che tra simili ci si vede e ci si digerisce bene.

Io, schifosamente intelligente e serio, ti sputo in un occhio, benedicendoti e lavandoti allo stesso tempo.

Ora puoi tornare al tuo letame.

Un caloroso saluto, pieno di bile, a tutti voi schifosi.

L’autore spocchioso

DUE PAROLE CON QUELL’AMMIRABILE CAZZARO DI MARCO GRANITO

Momento momento momento. Ho avuto il PRIVILEGIO di parlare con IL GRANDISSIMO Marco Granito.

E chi cazzo è, direte voi?

Ah, e che ne so. Qualcuno che girava per i blog spammando i suoi inutili fogli scarabocchiati, e che ha avuto il gran culo di fare da spettatore alla mia luminescenza.

Insomma, scherzavo sul fatto del privilegio.

E anche sul fatto del grandissimo.

E anche sul fatto del Marco Granito.

Insomma, ho parlato tra me e me.

Che poi, a voi, che ve ne frega?

E soprattutto, a me, che me ne frega?

Insomma, ciancio alle bande, Marco Granito mi ha implorato di intervistarlo. Camminando sui ceci. Con le natiche. Ecco cosa ne è uscito.

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I minorenni non dovrebbero bere alcolici, caro Marco.

Lo splendidissimo me: Allora Marco … interesserà sicuramente a tutti, eh: di che parla il tuo libro?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): E che ne so, mica l’ho letto. Però ti posso dire che la copertina è molto bella, c’è pure una donna nuda
Lo splendidissimo me: Marco, sveglia. Hai quasi quarant’anni. Non si fanno i soldi coi libri, in Italia. Ancora ci credi?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): E chi l’ha detto che non si fanno i soldi coi libri? Basta aver fatto prima il calciatore o qualche puttanata in TV.
Lo splendidissimo me: Seriamente, ma ancora perdi tempo a giocare con carta e penna?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Eh, i pastelli a cera me li hanno sequestrati….
Lo splendidissimo me: Pensavo che tutti i cervelli fossero fuggiti dall’Italia. Ne sai qualcosa, o sei ancora qui per un certo motivo?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Guarda, io sono uno scrittore alla Bukowski. Al massimo si tratterebbe di una fuga di fegati.
Lo splendidissimo me: A chi è rivolto il tuo libro, a parte te stesso, forse tua mamma e qualche amico che ti ha fatto il bel piacere di leggertelo (e per carità di Dio, ringrazialo)?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Mia mamma l’ha letto e non le è piaciuto, quelli regalati ai miei amici li ho trovati al Libraccio sui Navigli due giorni dopo.
Lo splendidissimo me: E come pensi possa piacere a qualcuno? Suvvia, non scherziamo. Ti ricordo che in questo paese il 15% degli elettori vota Salvini, eh. Senza offesa per Salvini, sia chiaro.
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): E il 41% Renzi. Senza offesa per Renzi, sia chiaro.
Lo splendidissimo me: Ma perché buttarti via a scrivere, con tutte le cose che potevi fare nel tempo libero? Tipo masturbarsi?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Guarda, ho dovuto smettere, mi mancavano già sette diottrie.
Lo splendidissimo me: Facciamo due chiacchiere tra noi, insomma. Chi ti ha fatto più girare le palle tra i tuoi lettori? Certo, se ne hai avuto qualcuno, eh, sia chiaro.
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): I migliori sono quelli che criticano premettendo di non aver letto il libro.
Lo splendidissimo me: Senza offesa, Marco, ma non comprerei il tuo libro nemmeno sotto tortura. Insomma, credi davvero che perda il mio tempo a leggerti quando c’è il sesso, la figa, la birra, il calcio! Soprattutto il calcio! Che poi, parliamoci chiaro, pure tu vorresti startene spaparanzato sul divano a goderti le partite, piuttosto che perder tempo con questi decelebrati italioti, vero?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Oh, cazzo, hai fatto bene a ricordarmelo, c’è il derby. Ti saluto, autore spocchioso…
Lo splendidissimo me: Manda a quel paese chi vuoi, ti lascio parlare.
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Patrick Modiano, che ha vinto il Nobel per la letteratura. Lo meritavo io, ma si sa che è il solito magna magna.
Lo splendidissimo me: Ma quanto ti piace l’autore spocchioso, vero o no??
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Come un attacco di dissenteria in un ascensore bloccato.

Insomma, finalmente sta cosa è finita.

E non vi azzardate a venire a contattarmi, o vi mozzo le mani.

Giuro.

Amorevolmente vostro,

L’autore spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UN SIMPATICO LETTORE CHE CHIAMEREMO SABRINO.

Siccome più i giorni passano, e più mi fate schifo, oggi ho deciso di parlare di un altro soggetto diciamo ‘particolare’ della vostra mostruosa fauna. Chiameremo questo soggetto “Sabrino”.

Anche oggi sarò delicato come un trattore sul rudo. Quindi prendete i vostri calici, riempiteli, spruzzateveli addosso e datevi fuoco.

Il lato positivo è che sai scrivere. Questo si..Scrivi bene, preciso e si nota che hai un bagaglio culturale ampio. Il contro è che il racconto in se è pesante. Ho provato a fargli dare un’occhiata da un paio di persone che leggono come non ci ofsse un domani e il risultato è uguale. Da lettore, si ha l’impressione di leggere un racconto e in seconda battuta,tra le ighe, si sente l’autore, tu in questo caso, che pensa “leggete quanto sono bravo a scrivere”… avrai una moltitudine di gent che leggeranno dieci pagine e non ne vorranno più sapere.

Caro Sabrino, mi rendo conto che un racconto sui lager debba essere tutto fiorellini e zucchero; d’altronde, chi lo leggerebbe, altrimenti? Levi non parlava forse di grande scopate ed allegri e pantagruelici pranzi nei campi di prigionia? Anna Frank non scriveva forse dei giorni di shopping sfrenato, cinema e masturbazione a letto? Hai proprio una ragione incredibile, illuminante.

Hai provato a fargli dare un’occhiata a due persone che, probabilmente, si accoppiano con te o comunque ti girano intorno. E probabilmente, hanno il tuo stesso quoziente intellettivo, o con te non scambierebbero parola. Insomma, tra amebe ci si intende benissimo, tra balene e plancton non molto.

Mi dici che, da lettore, si ha l’impressione di leggere un racconto. Mi rendo conto che ti aspettavi un saggio, o forse un libro di fotografia, ma in questo il pusillanime non riesce molto bene. Riesce invece molto bene a scrivere, come hai detto tu stesso. Per esempio, ho messo una mezzora buona a capire esattamente cos’hai scritto tu, e questo è molto più pesante, per dire, di un racconto su un campo di prigionia. Per dire.

Ora, venendo alle ultime righe. Sì. Me la tiro. Me la tiro immensamente, in ogni riga. E instillo al pusillanime questo tirarmela, perché francamente voi non siete niente, e noi siamo divini. Chiaro e lampante. Cerco di farvelo capire, come se i libri di quel viscido che abito fossero una nuova bibbia, un nuovo testamento per voi pecoroni, ma niente, siete troppo idioti.

Per la moltitudine che intendi: beh, ne abbiamo già parlato prima. Ripudio, schifo e sputo ogni lettore. Quindi, quale grande problema dovrebbe essere per me schivare la moltitudine? Non è un mio problema, al massimo lo potrebbe essere per il pusillanime. Ma il pusillanime, dentro, ed io lo vedo, ha tanto odio per quasi tutti gli italiani. Che guardano la D’Urso, i cinepanettoni, la motogp e il calcio, col birrozzo in una mano ed il pene nell’altra; che votano Berlusconi e si buttano nella demagogia, che assaltano il primo stronzo che va al telegiornale e poi pagano a nero per risparmiar due soldi; che sparlano, bisbicciano, sussurrano, ingrati, ladri e sempre invidiosi.

Che poi, a voler veder la paglia nell’occhio altrui (ricordiamoci, io sono Dio).. ma questa sensazione di ‘quanto sono bravo’..sarà mica invidia?

Uno sputo acido e una scoreggia in faccia

mai domo e mai vostro

L’autore spocchioso

ps. piccola riflessione finale. Se uno scrive bene, in Italia, evidentemente se la tira. Evidentemente, occorre scrivere male, o qualcuno si indispettisce. In Italia devi essere scarso, non ce n’è. O sei scarso, o son cazzi. Sarà la deriva presa dal bagaglino, che ha fatto sentire intelligenti anche mongoplettici che nemmeno riescono a mettere il cucchiaio nel brodo, ma tant’è. Se scrivi bene, non va bene. Insomma, in Italia, quando le cose si fanno bene, o non devono essere fatte, o indispettiscono qualcuno. Poi non meravigliamoci che un Evandro Straccini venda più di un Ivano Mingotti. Senza offesa per Ivano Mingotti. Ciao Evandro, vecchia piaga!

CATEGORIE DEGLI ABIETTI – I TIPI DI LETTORE

Lettori cari – nel senso che mi fate spendere molto tempo, e inutilmente -, stante il mio immenso amore per voi – come saprete, vi stimo quanto apprezzo una cistite nel periodo natalizio, o una dispensa vuota in un giorno di forte nevicata – ho deciso di accettare la sfida di tale, sconosciuta, Eleonora, e vado quindi, brevemente, a descrivere le varie tipologie della vostra aberrante specie.

Dicevo, brevemente.

O anche lungamente. Chi siete voi, in fondo, per dirmi quanto dev’essere lungo il testo?

Vi rispondo io: un cazzo di nessuno.

Quindi, divertitevi a incesellarvi nella vostra bolgia infernale, data la vostra sicura e prossima dannazione.

– i lettori che scrivono: gente che solo per il fatto di aver sfogliato un numero di Focus pensa di essere stata illuminata dal sacro furore della penna, e invece dovrebbe solo essere accesa dalla santissima pira del fuoco. Falsi gentili ad un primo impatto, suggeriscono che anche loro coltivano il dono della scrittura, per poi cercare di attaccarti a tutti i costi nonostante le loro scarsissime conoscenze in materia – e la loro detta ignoranza. Per dire, gente che non sa come si scrive Se stessi non meriterebbe nemmeno il dono della vita, ma tant’è. Paragonabili alle piattole, alle pulci o, peggio, alle tenie. Viscidi e piccoli come roditori. Chiaro che il sole immenso del mio talento risplenda su tutti loro come la croce sui vampiri.

– i lettori di fantasy: se solo si scrostassero di dosso i chili di untume, e si lavassero i capelli almeno una volta al mese, non sarebbero tanto malaccio. Riesci a scovare un lettore di fantasy anche a chilometri di distanza. E non per la luccicanza. Suggerisco abbondanti dosi di deodorante, piuttosto che lunghe sedute a giochi di ruolo che, è pur vero, nella loro immensa frustrazione di vita li rendono almeno miseramente felici, anche se consci che si tratti di un gioco. Forse. O forse no. Il più delle volte, no.

– i lettori di fantascienza: i servizi psichiatrici dovrebbero ringraziarti ogni volta che incroci questi individui, che chissà come sono sfuggiti alle loro mani, risparmiando spese allo Stato, ma rendendo scartavetrabili i tuoi coglioni. Qualcuno di questi psicolabili è anche riuscito a fondare una religione, e a trovare seguaci: ed è tutto dire.

– i lettori di erotica: gente che legge sdraiata a letto con una mano sul pube. O nel pube. Non fa differenza. L’importante è stare lontani dai loro libri e dalle loro mani.

– i lettori forti: esiste la vita reale, e poi esistono i lettori forti. Nascosti dietro le finestre, non escono mai, nemmeno per comprare i propri libri. Hanno ragnatele anche nelle mutande, hanno idea di saperne più di qualsiasi autore – per il solo fatto di leggere, eh. Come se guardando la motogp potessi correre più forte di Valentino. Oddio, in questo momento non sarebbe nemmeno tanto difficile – e una critica pronta per tutti. E poi ritornano nel loro guscio di sfigati senza vita sociale, dove chiamano a tavola i loro libri, servendogli zuppa di muffa e umidità. E un poco di acari, che non guastano mai.

– i lettori deboli: leggono due libri all’anno, eppure anche loro hanno idea di saperne più di qualsiasi autore – come se, leggendo sul giornale un trafiletto sulla vita sentimentale di Valentino, pensassi di poter correre più veloce di lui. Anche qui, forse ora è fattibile -; confondono l’italiano con qualche altra sconosciuta lingua straniera, eppure sono pronti, sempre e comunque, ad esprimere la loro. Hanno la stelletta della Qultura sul petto; i maschi la mostrano per la figa, le donne per… le donne non la mostrano, ecco. Almeno, a loro non la mostrano. Chissà perché.

– gli analfabeti di ritorno: dicono di amare la lettura per il solo fatto di frequentare facebook una volta al mese, per un’oretta circa. Hanno più amici di Obama. Chiediamoci il perché.

– i lettori che recensiscono: il peggio in assoluto. Dispotici, tiranni, credono di essere giornalisti e critici affermati per il mero vanto di avere una penna in mano. Anzi, nemmeno quella. Solo i tasti della tastiera. Credono di poter dire qualsiasi cosa per il solo fatto di non essere pagati. Beh, anch’io non sono pagato, ma non vado in giro ad insultare la gente. O no? No. Forse ci vado. E si arrogano pure il diritto di avere un’opinione. Tzé, in Italia?!

– i lettori che fanno video-recensioni: il peggio. Nemmeno battono su una tastiera!

– i lettori che si lamentano degli autori che si lamentano dei lettori nelle video-recensioni: dai, che col vostro cervellino caro ci arrivate! Beh, se volete sparare addosso agli autori, per me fate pure: categoria più che abbietta! Ovviamente saprete che non dovete toccare sua regalia qui presente. Anzi, che non potete toccare. Sono divinamente inarrivabile.

– i lettori che si lamentano degli autori che si lamentano dei lettori che si lamentano degli autori nelle video-recensioni: no, non ci potete arrivare qui. Se ci arrivate, speditemi una cartolina.

– i lettori italiani: dispotici, menefreghisti, avari, pecore, interi greggi; belanti, critici, nullafacenti, fancazzisti e arroganti; vanagloriosi e ignoranti, parlano per dar fiato alla bocca, e non per cognizione di causa. Sì, se non l’avete capito, voi fate parte di quest’ultima categoria. E puzzate anche, un po’.

– tutti gli altri: feccia, feccia e feccia. Categoria da abolire completamente! E quanta carta salvata, nel caso, quanto ben di Dio!

In fondo, leggere a cosa serve?

Nella società di oggi?

Piuttosto un bel profilattico, un cinquantino in tasca e via! Questo è divertimento!

Uno sputo in faccia e una scatarrata sui piedi, sempre vostro

L’Autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO SABRINA.

Un buon non giorno a voi, villici umani di basso rango – che, ricordiamo, l’altissimo qui sono io.

Oggi ce la prendiamo con una lettrice che chiameremo, per l’occasione, Sabrina.

Sabrina ha un difetto, di cui non si può rendere conto allo specchio, e che io, con la mia solita delicatezza, le mostrerò. Pacatamente.

Ad essere sincera ho trovato difficile arrivare alla fine mantenendo la stessa concentrazione, è una scrittura molto complessa e articolata, frammentaria e ricca di aggettivi, che tendono a rallentare il ritmo. La storia si prospetta interessante, cupa e angosciante, tutti presupposti per un libro non banale; tuttavia (secondo la mia opinione di lettrice nel tempo libero, quindi non di esperta) ci sono alcune immagini che vengono ripetute troppe volte, quasi esasperate. Probabilmente è l’effetto che hai voluto ottenere, un espediente creato di proposito per proiettare il lettore nell’atmosfera del romanzo, ma per i miei gusti rischia di appesantire troppo la narrazione.

Sabrina, io so che volevi approcciarti al libro come ci si avvicina a una puntata del Grande Fratello – talent che, per la mestizia mia e del genere umano tutto, è stato d’altronde eliminato. Quanto è necessario, d’altronde, che ogni forma d’intrattenimento richieda l’uso dei neuroni base utilizzati, genericamente, nella giornata tipo degli italiani tipo: circa due, più o meno.

Insomma, chi è, in fondo, il biascicante in cui risiedo, per chiederti un attimo di concentrazione, mia cara? Il tuo insegnante? Il tuo dottore? Un prete durante l’omelia? Candy Crush?

Stendiamo un velo peloso dunque sul libro che, per immensa colpa del viscido che abito, non è stato curato a pennello per essere da te vestito. D’altronde, mi vorrai perdonare se lui non ha inserito cose come personaggi di Jersey Shore, sketch, barzellette, commedianti, sollevatori di peso tramite gonadi, danzatrici di seni e quant’altro.

Via, la vita è già pesante di per sé!

Basta esasperazione!

Basta aggettivi!

Basta frasi!

Basta!

Via, ovviamente scherzavo.

Stimo e accetto le critiche della lettrice suddetta come valuto positivo l’acido caustico sul pisello.

E mi sembra chiaro che io non sia sadico.

Lo è l’autore in cui risiedo, per carità.

Sennò non si farebbe leggere.

Né scriverebbe.

In Italia, quanto meno.

DUE PAROLE CON QUEL SIMPATICO POVERACCIO DI EVANDRO STRACCINI

Capite, il molliccio che mi ospita ha anche il gran culo di conoscere degli autori! Pensate cosa mi tocca sorbire! Anche la compagnia di altri depressi e frustrati che credono di poter scrivere temini da far leggere ai compagni fino ai sessant’anni!!!

Stavolta ho dovuto fare due chiacchiere con un certo Evandro Straccini. CHI??? Sì, esatto, un emerito sconosciuto. Per di più autore. Di fantascienza. Sigh.

Diciamo che ho dovuto sopportare questo individuo per una mezzoretta, per dargli un contentino: insomma, la mia presenza risplende più di qualsiasi astro, quindi gli ho solo fatto un gran favore.

Beh, non potevo essere anche buono, oltre a dargli retta. Ne è uscita un’intervista che fa veramente schifo, ma.. si sa, nella vita niente riesce col buco. A volte nemmeno la torta a ciambella. Per dire.

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Dio mio. Guardate che individui mi tocca frequentare. E sì,le sopracciglia sono tutte sue.

 

Io, il divino: Allora Evandro..fai finta che mi interessi: di che parla il tuo libro?

Quell’altro pusillanime: Fai bene a far finta di interessarti, giacché Io faccio finta che il mio libro parli di un’epopea fantasy-fantascientifica, ma tanto quelli come te non se ne accorgono nemmeno.

Io, il divino: Evandro, sveglia. Hai quarant’anni. Non si fanno i soldi coi libri, in italia. Ancora ci credi?
Quell’altro pusillanime: Ci credo sì! Sarò il primo a fare una montagna di soldi scrivendo storie come si deve, fare i soldi con romanzi fotocopia stile sfumature di grigio o scrivendo storie smelensate per le solite donne sfigate sono capaci tutti.

Io, il divino: Ancora fantasy poi! Quindi ti rivolgi a quei decelebrati mangiagomme quindicenni? Sì?
Quell’altro pusillanime: No! La mia non è fantasy per tutti, magari se chi legge attivasse il cervello potrebbe capirci qualcosa!

Io, il divino: Evandro, sei il perfetto esempio dell’imprenditore italiano: senza sbocchi e senza alternative! Come pensi di promuoverti tra gli italioti?
Quell’altro pusillanime: Aspetto un colpo di culo! Per tutto il resto, impegnarsi h 24 su tutti i fronti non serve a nulla.

Io, il divino: Evandro, il tuo è un record di parole, a quanto vedo. A parte ripetere cinquanta volte ogni singola lettera dell’alfabeto, hai fatto qualcosa di interessante? Cioè, non vorrei ritrovarmi a ricordare le scuole elementari, diamine.
Quell’altro pusillanime: I miei romanzi sono lunghi perché le storie che ho da raccontare sono lunghe. Volete romanzi brevi? Compratevi quelli proposte dalle piccole CE composte da decerebrati che non vanno oltre le 80000 parole perché la carta costa troppo!

Io, il divino: Qualche buon cuore ipocrita italiota ti ha fatto il piacere di dirti che l’ha letto? Non so, mamma, sorella..o manco loro?
Quell’altro pusillanime: Sì, e a qualcuno è anche piaciuto. Pensa che un mio amico mi rincorse per avere un’altra copia identica a quella che aveva perché voleva capirlo meglio!

Io, il divino: Ma spendere tempo in qualcosa di più utile? Tipo masturbarsi?
Quell’altro pusillanime: Cosa c’è di più utile che diventare ricco e famoso? Manca poco, sai? Ancora 125.000.000 di lettori, una CE degna di tale nome ed è fatta!

Io, il divino: Facciamo due chiacchiere tra noi, insomma. Chi ti ha fatto più girare le palle tra i tuoi lettori? Se ci sono eh, che mi pare che intorno hai le lande desertiche.
Quell’altro pusillanime: Nelle lande desertiche se ne aggirano 2 o 3 che veramente mi hanno fatto girare gli Zebedei. Uno è venuto a cercarmi dicendo che aveva finito il primo come librone regina al posto del rotolone regina, sicchè me ne ha chiesta un’altra copia. Io gliel’ho venduta a prezzo pieno

Io, il divino: Andiamo, sparala più grossa. non mi freghi.
Quell’altro pusillanime: Tutto ciò che ho scritto lo penso per davvero. E per davvero è accaduto.

Io, il divino: Senza offesa, Evandro, lascerei i tuoi libri ad ammuffire sugli scaffali. Dio santo, sono inutili anche come carta da falò! Davvero vuoi farci qualcosa?
Quell’altro pusillanime: Ma i miei libri non ci sono sugli scaffali, non li ha voluti nemmeno il libraccio, che rientra pienamente fra tutte le attività ipocrite che circolano attorno all’editoria.

Io, il divino: Usarli come cartigienica? Hai una scorta abbondante, quantomeno.
Quell’altro pusillanime: Vedi risposta 8.

Io, il divino: Manda a quel paese chi vuoi, ti lascio parlare.

Quell’altro pusillanime: Chiunque non compra i miei libri

Io, il divino:  Ma quanto ti piace l’autore spocchioso, vero o no??
Quell’altro pusillanime: Eh! Mi piace, mi piace. Per smuovere il mondo editoriale dovrebbe essere ancora più stronzo!

Insomma, se l’è voluta: Evandro, esci dal mondo dei sogni e torna sulla terra, che non c’è spazio per un furetto quarantenne nel mondo editoriale!

E con questa, finalmente, ho finito. Torno al mio cazzeggio quotidiano, abbandonando questi argomenti scevri di interesse, per dedicarmi totalmente alla mia Inter. Ah, che soddisfazioni la mia Inter. Altro che fantascienza!

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO LARA.

Ho sempre sognato di essere criticato da chi ha letto e stima elementi imprescindibili della letteratura come Fabio Volo e Francesco Sole.

Insomma, chiariamoci: criticare me, autore spocchioso, è come criticare la Monna Lisa. Forse è meno offensivo solo perché lei è una donna, e io uno schizzo mentale. Ecco.

Quindi, lascio la parola alla lettrice, e poi passo alla demolizione sistematica. Godetevela.

Ciao! Ho letto, ma ho paura di doverti dire che non mi piace granché: l’idea di un romanzo distopico sulla discriminazione dei poveri è senza dubbio interessante, ma tu lavori moltissimo per accumulazione di immagini, esamini uno stesso concetto così a lungo e così a fondo che rischi di fargli perdere efficacia. Una delle cose che rende 1984 così angosciante e così godibile è la nuda brutalità, quasi la casualità con cui le cose più atroci sono descritte come se fossero normali, ed è proprio questo che dà al lettore la misura dello straniamento. In queste prime pagine del tuo romanzo non succede nulla, almeno, nulla di davvero sconvolgente (la Jolie in “Changeling” viene trattata come Achille in un istituto psichiatrico, ma non è QUELLA la parte terribile del film); il protagonista ha i tratti di un vecchio confuso e impaurito, ma la situazione lascia un po’ perplessi…come quando non risponde all’appello e gli mettono in mano una scopa, mi aspettavo che volessero bastonarlo e qualcuno, per difenderlo, ci rimettesse le penne. Forse non ho capito bene tutto, comunque penso di essere confusa perché se ho davvero inquadrato il genere, le sensazioni che mi trasmette la lettura sono “sbagliate”, nel senso di inaspettate ma non positivamente. Usi un italiano molto ridondante, e a volte in modo un po’ strano (digrignar, riaffiorar, scivolar, un po’ troppi ar!), oserei dire scorretto ma immagino che ci sia anche un discorso poetico/metaforico

Mi fermo qui.

Insomma, non credevo di trovare lettori quarantenni che ancora frequentano le scuole elementari!

Allora: due lezioni veloci.

Tutti i libri non devono essere uguali tra loro. Per carità, alcuni grossi editori hanno lanciato questa moda, e alla gente piace mangiar sempre sterco, ma non tutti producono sterco. Insomma, l’omuncolo che abito non ne è capace. Sapete quanto è difficile copiare? Ben più di avere un’idea!

Insomma, alla fin fine non era Goebbels a dire che una balla detta cento volte diviene verità? E incolpiamo di questo il pusillanime che abito? Che, tra l’altro, non ha fatto altro che ripetere cinquanta volte lo stesso concetto perché gli ho suggerito, riuscendoci, che il pubblico è composto prevalentemente da gente col cervello di un criceto! Non è colpa sua, ma mia!

E insomma, hai ragione, cara lettrice: con le scope si fanno tante cose. Gli avevo dato l’idea di sodomizzare il protagonista, in una scena erotica che certamente gli avrebbe permesso di vendere più copie, ma NIENTE! Ha voluto fare il principino tutto puro e tutto casto, e gli ha fatto solo pulire il pavimento! Pulire il pavimento con una scopa, che cosa ridicola!!!

E poi hai perfettamente ragione, se un libro non rispetta il genere in cui è infilato, è spazzatura! Tutto dev’essere assolutamente prevedibile! Che cavolo ce ne facciamo della sorpresa, cavoli, siamo impauriti da quando ci svegliamo, vogliamo sapere già tutto in anticipo, belin!

Forse, sì, non hai capito bene tutto, mia cara. Insomma, se vieni a dire al pusillanime che usare forme poetiche nella narrativa è sbagliato, forse sei ferma alla lettura dei tuoi Volo e Sole. Che, a dirla tutta, le usano pure le forme poetiche. Aspetta, mi sono un poco perso.

Dove eravamo rimasti?

Ah sì, al commento della lettrice.

Dio, questi italioti! Quanto mi fanno imbufalire.

Vi voglio un mondo di bene.

Tanto che vi sodomizzerei tutti!

Au revoir!

L’autore spocchioso

A VOLTE SI NASCE. A VOLTE NO.

Data: mercoledì 10 dicembre, giorno quantomeno storico. Ivano Mingotti, autore di 26 anni, finalmente mi lascia uscire allo scoperto, data la sua demoralizzazione, che ne ha sfiancato le resistenze. Insomma, esco dal barattolo in cui quel pusillanime mi aveva rinchiuso per anni. URRA’!!

Mi presento: sono l’autore spocchioso, nato dalle sofferenze di questo poveraccio; quante ne ho dovute subire e vedere, rinchiuso nel suo corpicino idiota..e quante ne ho dette, dietro al vetro in cui ero rinchiuso, suggerendogli tante volte di fare andare la lingua, per vederla invece morsa ogni volta!

Cazzarola, ma avete idea di che schifo è vivere dentro un autore? Serate a sfiancarsi per scrivere meraviglie su una schermata, giornate intere a mandare roba in giro, a contattare gente che fa più schifo di un lebbroso, e poi? Bastonate sui denti, ecco, dal mattino alla sera.

Non ci siamo, ragazzi.

Il pusillanime, in quel giorno per me fatato, ha deciso di mollare la penna: URRA’ di nuovo! E io sono sbucato fuori, pronto a parlare, finalmente libero da tutte quelle parole inutili che nessuno avrebbe mai letto.

E poi dicono che non si è mai abbastanza buoni! Bugia! Cattivi, bisogna essere brutali!

Quindi, cari miei, come in un banalissimo Io, me e Irene, ora prenderò le difese di questa dignità idiota, e andrò di bastonate sui denti. Lettori, editori, chi più ne ha più ne metta.

Voglio chiarire una cosa, prima che qualche stupidotto si rivolga contro al pusillanime: sono io a parlare, l’autore spocchioso, e non lui. Potreste pensare che io sia un personaggio, una creazione autoriale, ma NO! SONO VERO!!!

Sarcasticamente vero, in tutti i miei fronzoli invettivi e ludici.

Preparatevi, signori miei, perché quivi vedrete solo botte da orbi.

Senza nomi, sia chiaro. Che io non ho alcun soldo per pagare rette giudiziarie.

In fondo, sono solo un autore spocchioso.