DUE PAROLE CON QUEL MERDOSO FALLITO DI IVANO MINGOTTI

Eccoci al momento della verità, signori: una merda si presenta alla mia porta, ed invece di lavarla via, io devo anche intervistarla.

Dio mio, che mondo è mai questo; una divinità come me che deve insudiciarsi le narici con questo fetore fetente: via, sciò, autori, che mi fate schifo. E lui, lui più di tutti.

Perché? Beh, lo capirete presto.

Anzi, non lo capirete. Perchè siete beoti, idioti, stupidi. Siete nullità: peggio di chi sto intervistando, dunque. Quindi, prima che gli spazzini vi portino via – pardon, operatori ecologici – mi appresto a invitarvi ad andarvene.

Fuori dai coglioni!

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Ecco, Ivano, così ti ci vedo proprio bene: attaccato a una bottiglia, sul ciglio della strada. La tua futura vita, direi!

Il Dio degli dei: Dio mio, che fetore. Ma ti rendi conto di quanto puzzi? Sai di escrementi da almeno qualche cubito. Stammi lontano, idiota.

Il frustrante frustrato: Mi scusi per il mio lezzo, reverendo illustrissimo. D’altronde, coi pochi soldi che ci dà l’editoria per campare.. il sapone non viene gratis!

Il Dio degli dei: Editoria? Ancora? Sei ostinato eh! Ti rendi conto che non vali un cazzo? Uno che pubblica otto libri e ancora è un signor nessuno non vale un cazzo, te ne rendi conto, imbecille?

Il frustrante frustrato: Me ne rendo conto, sua santità. Infatti cerco di ammassare quanti più soldi possibile sbattendomi sulla strada. Ma per ora non ho alcun risultato. Per questo ci provo ancora nell’editoria, qualcosina all’anno mi porta. Non basta nemmeno per mangiare, ma non ci perdo niente.

Il Dio degli dei: Anche perchè non hai niente da perdere, fallito come sei, vero? Ma ho sentito che gestisci un’associazione. Non la caga nessuno, vero? Giusto perché ci sei tu, sai. Puzzi.

Il frustrante frustrato:  Qualche piccolo sfizio ce lo siamo tolti. Per esempio, abbiamo avuto il benestare del kebabbaro Ahmed per presenziare, pagato, ai nostri eventi. Almeno, lui, pagato, viene. C’è chi dovrebbe venire per ruolo, e ci snobba. Ma hai ragione tu, ci sono io.

Il Dio degli dei: Ti rendi conto che tutto ciò che esce da te non vale un cazzo?

Il frustrante frustrato: Mi rendo conto. Infatti per l’esame delle urine e dello sperma ho dovuto pure pagare.

Il Dio degli dei:  Evitiamo di parlare delle tue opere, per favore. Mi danno il voltastomaco. E non perché siano ben fatte nel loro essere angoscianti. Semplicemente..beh, dai. Che schifo.

Il frustrante frustrato: Capisco, reverendo. Ma non si preoccupi, sono abituato agli insulti. E’ lo sport preferito degli italiani, sono allenato a riceverli. Me li merito!

Il Dio degli dei: Che poi, che titoli. Il Cenotafio di Simon Petit, Il Paese dei Poveri. Ma dove vuoi andare? Lo capisci che la gente è ignorante?

Il frustrante frustrato: Sì, infatti lo sono anch’io, maestro. Per questo scrivo libri. Spero che nell’ignoranza comune, qualcuno li compri.

Il Dio degli dei: Spero quantomeno che tu non creda che vengano letti.

Il frustrante frustrato: No no, per carità di Dio. Non vorrei diffondere qualche piaga. So che non vengono nemmeno aperti. D’altronde, anche chi scrive e chi dichiara di leggere molto NON legge oltre le prime due righe di qualsiasi cosa gli capiti sott’occhio.

Il Dio degli dei:  Di una cosa solo puoi sentirti orgoglioso. O, quantomeno, non una merda. Di aver creato me. Ti rendi conto di quale bellezza inusitata?

Il frustrante frustrato:  Me ne rendo conto, purtroppo. Amano più lei di me, reverendissimo. Ma a me basta l’amore di pochi fidati, ecco. Una in particolare.

Il Dio degli dei: Santa, Pia donna. Come si può stare insieme ad un obbrobrio come te, io ancora me lo chiedo.

Il frustrante frustrato: Me lo chiedo anch’io, supremo signore. Spesso!

Il Dio degli dei: Sentiamo, ora. Sei libero di mandare a fanculo chi vuoi. Che è un po’ un paradosso, a dirla tutta, dato che io dovrei essere chi manda a fanculo per te. O quantomeno, credo. Non l’ho ancora ben capito.

Il frustrante frustrato:  Va bene, farò un discorso generale, allora. Vaffanculo ai buonisti, ai superficiali, ai paladini della domenica. Vaffanculo alle istituzioni che non esistono, che scappano, che non rispondono. Vaffanculo a chi dice di avere a cuore la cultura e poi la butta nel cesso per finire la sua Settimana Enigmistica. Vaffanculo agli ipocriti, ai falsi, agli ignoranti, agli ignavi, ai codardi. Vaffanculo a chi si uniforma, a chi non si esprime, a chi non ha le palle. Vaffanculo a chi è cauto, vaffanculo a chi è maleducato, vaffanculo a chi non discerne sincerità da barbarie. Vaffanculo alla demagogia, alla filosofia spicciola, a chi ha sempre in bocca la verità non sapendo nemmeno di che sta parlando. Vaffanculo a chi ha rovinato e rovina tutti i giorni l’Italia, voi, tutti voi, che finite sempre a lamentarvi, e non fate un singolo passo per cambiarla. Vaffanculo a chi sta sul ciglio del fiume a vedere la città scendere a valle, in rovina, pezzo per pezzo. Perché non lo riguarda. Perché non ne ha voglia. Perché c’è sempre qualcosa di più importante. Vaffanculo a tutti voi.

Il Dio degli dei: Sai che scatenerai il putiferio, vero? Come al solito. Sei un cazzo di polemico. Come me, d’altronde. E’ per questo che ci amiamo tanto, vero?

Il frustrante frustrato: Già. Tanto. In un paese che non permette di dire le cose come stanno, forse c’è l’esigenza di prendere la verità per il culo, almeno un poco. Per questo ti voglio bene, spocchioso. E anche tu mi fai schifo, immensamente.

Bene, e anche questo peso è tolto dalla coscienza.

Ora, come già detto, aspetto l’inferno che si scatenerà, giusto per far vedere ai pochi (rari..nessuno) italiani intelligenti (oddio, ho appena creato un ossimoro) quanto profonda è la tana dei superficiali ipocriti.

Per il resto, vaffanculo a tutti voi, italiani.
E tu, Ivano: continui a non valere un cazzo, merdaccia.

Con sincero affetto misto a torrenti di scoreggie.

Mai, mai, mai vostro

L’autore Spocchioso

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DUE PAROLE CON QUEL TRONFIO SPACCAPALLE DI MARCO EMILIO BOGA

Avete presente Marco Emilio Boga? Chi? Già, d’altronde avete pienamente ragione, per una volta – e me ne stupisco grandemente, che coi vostri cervellini da miserabili non riuscireste a fare nemmeno un due più due: non potete conoscerlo, per il semplice fatto che è un signor nessuno. Destinato a vendere accendini ai semafori, tanto per intenderci.

Ma siccome sono buono – per mia natura divina – gli ho concesso un minimo di visibilità con questa intervistina.

Quindi, se siete una caritas o qualche altro ente caritatevole, fatevi avanti: Marco ha bisogno di un futuro. Reale, eh, non come quello che ha in testa.

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Bravo Marco, sì: in fondo il TSO non è una cosa bruttisima!

Il Miracolo Umano: Cazzo non ci credo. Esiste ancora gente che pensa di poter fare il poeta. Ma non è una roba da medioevo?

Lo scarto della palta: Perché ? Non siamo ancora nel 1300 ?

Il Miracolo Umano: Cioè, Marco, diciamocela tutta. Mettere quattro parole in fila, una sotto l’altra, non è fare poesia.

Se

no

sono

anch’

io (è una parola sola) oh cazzo devo rifarla

maledizione

Lo scarto della palta: Questa intervista

Puzza di truffa

Ci vuole un zuffa

Qui scatta la rissa

mmm.. Anche se l’arista è più buona.

Il Miracolo Umano: Allora, gli ultimi grandi poeti sono stati tutti psicopatici. Dimmi, Marco: tu sei felice, vero?

Lo scarto della palta: Chi può dirlo. Hai posteri l’ardua sentenza. Hai presenti la mia deficienza.

Il Miracolo Umano: In Italia la narrativa non vende un cazzo. E la poesia peggio. Ma darsi all’agricoltura, che vedo anche una certa tua predisposizione?

Lo scarto della palta: Non ci avevo pensato. In effetti potrei avere risultati migliori.

Il Miracolo Umano: La poesia sulla carta igienica è il tuo capolavoro. Ha qualche attinenza con la tua vera essenza?

Lo scarto della palta: Direi di sì. È l’essenza della poesia e della funzione del libro. La poesia fa cagare e il libro serve per pulirsi. Anche se già Dante mi ha rubato l’idea.

Il Miracolo Umano: Quindi, marco, quanto tempo vuoi perdere ancora in questi giochetti da quattro soldi?

Lo scarto della palta: Magari fossero da quattro soldi. È già tanto se ne prendo uno. Purtroppo essendo un po’ pazzo, da buon poeta quale sono, mi sa che non smetterò mai.

Il Miracolo Umano: Quante volte ti hanno preso a calci sentendoti declamare le tue poesie?

Lo scarto della palta: Ti stupirò, ma nessuno mi ha ancora preso a calci. La poesia sembra piacere. Tanti mi battono le mani. Valgono anche quelle in faccia come applausi ?

Il Miracolo Umano: Hai presente il poeta di asterix e obelix? Mi ricorda te. Ma con molto più talento.

Lo scarto della palta: Non ho presente. Se è un poeta difficilmente qualcuno lo ricorderà. Ho scoperto, però, che Panoramix usa i miei libri per accendere il fuoco. Quel poeta avrà più talento, ma io sono più utile.

Il Miracolo Umano: Ho saputo dei tuoi rapporti burrascosi con le case editrici. Dimmi marco, quanti soldi ti hanno dato per non ammorbarle ancora?

Lo scarto della palta: Pochissimi. E ne avrei ricevuti ancora meno se avessi continuato ad ammorbarle.

Il Miracolo Umano: Soldi che hai girato poi ai lettori, immagino, per leggerti. Ovviamente nessuno ha accettato l’offerta, vero?

Lo scarto della palta: Eccome se hanno accettato. Infatti sono in perdita, perché ho speso più soldi per comprare i lettori che per farmi comprare dalle case editrici.

Il Miracolo Umano: Ma la tua ragazza quanto ti ama per lasciarti fare ancora queste stronzate?

Lo scarto della palta: Tanto, tanto, tanto.

Il Miracolo Umano: Dai, ti lascio sfogare. Manda a fanculo qualche lettore o editore che ti sta sul cazzo.

Lo scarto della palta: Fanculo. Devo mettere anche nomi ? Non basterebbe la pagina.

Il Miracolo Umano: Grandissimo marco. Come un granello di polvere! Come una molecola! Come un quark! Come..come un Marco! Ma quanto mi vuoi bene?

Lo scarto della palta: Quanto la grandine ad agosto!!

Mi spiace Marco; non saresti degno nemmeno della beneficienza, figurati della poesia. Che poi, a dirla tutta, la poesia tutta quanta fa cacare. Ed è inutile.

E a voi lettori, che vorrei veder sparire come foglie dagli alberi (vedi, Marco, che in una frase sola ho già battuto la tua intera carriera??), dedico questo vaffanculo 🙂

Meravigliosamente mai vostro

L’autore Spocchioso

DUE PAROLE CON QUELLA CANAGLIA SCHIFOSA DI ELVIO RAVASIO

Ma perché proprio a me deve capitare questa sfortuna? Perché devo avere sempre autori alla porta, peggio dei venditori di folletto (che, tra l’altro, saluto qui. Almeno, qui li saluto, mentre solitamente li percuoto con la mia pesantissima verga appena si appropinquano al varco)?
Cosa? Sono stucchevole nelle stesse, solite lamentele?
Allora fatemi un bel favore: fuori dai coglioni, che il blog è mio e ci faccio quel che voglio. D’altronde, sono nato per questo, no?

Sciò, scocciatori! E sciò anche all’autore Elvio Ravasio, che non ne ho voglia, che esco ora dal bagno e non voglio, che devo guardarmi la motogp e il campionato e non rompetemi le palle.

Vabbé, va bene, va bene. Non accetti i 10 euro per andartene, Elvio. Va bene. Due parole e via. Ma solo due eh. E le decido io.

Quel sorrisetto perverso.. Cosa pensavi di farci con quella bottiglia, eh, Elvio? Sporcaccione!

Il Supremo: Insomma, elvio, hai accettato anche perché in fondo, prendersi in giro un po’, fa sempre bene ed è sempre bello. Non ti bastavano le prese per il culo del resto del mondo?

La Dimostrazione del Fallimento: Le prese per il culo non bastano mai, sono l’essenza della vita. Quando non lo fanno gli altri mi prendo per il culo da solo e mi riesce anche bene, certe risate…

Il Supremo: E ti ritrovi a scrivere, un bel giorno, dopo aver capito che le storie dette ai tuoi bimbi potevano leggerle anche altri. Ma farci il favore di tenerle per te, no?

La Dimostrazione del Fallimento: E privarvi del trash fantasy per eccellenza? Sarebbe stato indelicato non credi? Immagina quelle migliaia di bambini che sarebbero cresciuti senza traumi, senza un punto di riferimento oltre gli ansiolitici e gli psicofarmaci. I miei libri sono terapeutici, se hai un’influenza, mentre leggi, diventa immediatamente una broncopolmonite.

Il Supremo: Scommetto che i tuoi figli ti sono molto grati. Soprattutto per i ringraziamenti calorosi che devono ricevere dopo che tutti hanno scoperto che le storie con cui ci ammorbi erano tutte per loro.

La Dimostrazione del Fallimento: Di figlia ne ho solo una e ha i suoi problemi, non sono ancora sicuro se la causa di questi problemi siano state le storie che ho scritto o proprio io, indagherò a fondo.

Il Supremo: Draghi, terre magiche, elfi e fate. Finito di drogarti, che è anche ora?

La Dimostrazione del Fallimento: L’unica droga che uso è il cioccolato, una volta mi hanno trovato sdraiato sull’asse da stiro che dormivo con il vestito da kinder. So che dovrei smettere ma è più forte di me, dovrebbero fare anche le supposte di cioccolato.

Il Supremo: Ho saputo che giri per fiere per vendere. Quanto viene un etto di porchetta al tuo banco?

La Dimostrazione del Fallimento: È troppo cara per te, non te la puoi permettere. Piuttosto posso tenerti un dito medio di sacrocefalo volante. Quello viene via a poco.

Il Supremo: Tu hai un’idea tutta tua dell’editoria, a quanto dici. Quindi la nostra idea che loro non debbano cagarti di striscio è sbagliata?

La Dimostrazione del Fallimento: L’idea è giusta, ma un’idea finché resta un’idea è soltanto un’astrazione, se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione.

Il Supremo: Ma non avete ancora capito che il fantasy fa veramente cagare?

La Dimostrazione del Fallimento: Ma cosa centra? Noi l’abbiamo capito benissimo, sono gli altri che devono capirlo e se non li aiutiamo noi come fanno?

Il Supremo: Hai uno stile particolare, mi dicono. Qualcuno, coi tuoi libri, si è arricchito di dissenteria.

La Dimostrazione del Fallimento: Sì, ma quello non centra con lo stile, dipende cos’ha mangiato la sera prima. È inutile che fagocitate la peperonata con lo stinco e poi date la colpa ai nostri libri. C’è un limite a tutto.

Il Supremo: Ma i grandi editori non ti hanno mai rivolto la parola? Per dirti, per esempio, di smetterla di scrivere?

La Dimostrazione del Fallimento: Vedi, i grandi editori non hanno capito una mazza. Io sono l’untore del fantasy, l’ammorbatore per eccellenza. Colui che renderà il fantasy un genere d’avanguardia, la nouvelle cousine del medioevo. Ok basta cioccolato.

Il Supremo: Il natale è una magnifica festa per noi autori, no? Sai com’è, coi nostri libri..in quanti ti pagano per cambiare lavoro e non ammorbarli?

La Dimostrazione del Fallimento: A me basta che mi paghino, il lavoro lo cambio anche. Ma sai com’è, tutti parlano, parlano poi quando c’è da tirare fuori le palanche sembrano le rane sull’autostrada, saltano da tutte le parti.

Il Supremo: Dai, su, ti lascio sputare il rospo. Butta fuori tutto quel che hai contro il primo stronzo, lettore o editore, che ti viene in mente.

La Dimostrazione del Fallimento: Ma no, perché infierire con quella gran testa di… che gli venga un… possibilmente sotto la cintura. Ma è anche simpatico, peccato che sbavi come un facocero in amore. E la prossima volta pagalo il libro. Ufffff era un po’ che volevo dirlo.

Il Supremo: Ma quanto sono simpatico, vero?

La Dimostrazione del Fallimento: Una cifra, come il limite di 50 allora sull’autostrada. Grazie mille per avermi concesso l’opportunità di dire le cose come stanno illustrissimo spocchioso!

Ah! Finalmente! E ora ho anche lo stimolo per tornare in bagno! Grazie Elvio, a qualcosa in fin dei conti servi.

Insomma, se non l’avessi capito, i tuoi libri fanno cagare!

Ora, al prossimo autore che si presenta, dedicherò una bella scoppiettata con pallettoni a sale.

Con tutto l’affetto che posso provare per voi, cioè zero.

Mai cattedrale, ma nemmeno duomo.

L’Autore Spocchioso

DUE PAROLE CON QUELLO SCARTAVETRATORE DI PALLE DI FLAVIO FIRMO

Bene ragazzi, sono qui con il grande Flavio Firmo.
Sì, so che non ve ne fotte assolutamente niente.
E sì, scherzavo anche sul grande.
Sì, anche sul sono qui. Me ne tengo lontano, insomma. Vi dico solo che, al vederlo, al mio pusillanime è venuta una cistite, un principio di bronchite ed una depressione con istinti suicidi.
Quindi, andatevene fuori dalle balle e lasciate a questo diversamente capelluto tutto lo spazio vuoto possibile per frustrare la sua voglia di farsi ascoltare.
E ricordate che vi ammiro tutti, dal primo all’ultimo. Come ammiro le cagate d’uccello sul parabrezza.

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Flavio, sei il tipico soggetto che, quando incontri per strada, ti chiedi perché non sia ancora stato portato via in TSO

Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: Flavio…hai 45 anni, una moglie. Lavori. Sei laureato. Ma che cazzo è successo di male per cominciare a scrivere? Cioè, sul serio. Ma a chi la dai a vendere?
Il Lurido: Per prima cosa modera il linguaggio, non siamo al bar con i tuoi amici saputelli che si divertono a tirare di coca nel dopo lavoro. Laureato lo dici a tua sorella. Sono un misero perito industriale, davanti all’Università c’è la mia foto con scritto “vietato entrare a lui”. Comunque lavoro, ho una moglie e l’età che tu dici. Ho iniziato a scrivere perchè un mio concittadino ha fatto il grano vero e mi sono detto che potevo farlo anch’io. Illuso, ma ormai avevo iniziato e tanto valeva portare avanti questa passione. Poi non ho molti hobby: giocare a carte mi rompe, le bici e le auto le lascio agli altri e quindi mi trovavo le giornate vuote. Allora ho cominciato a strutturare delle storie e mi piacevano, così sono finite su dei libri.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: Guarda, ho letto gli argomenti dei tuoi libri. Volevo farti qualche domanda a proposito, per spiegarli meglio, ma poi leggendo mi è venuto un attacco di gonorrea e..ecco, non ce l’ho fatta. Non ce l’ho fatta. – Lo sai, vero, che del subbuteo non frega un cazzo a nessuno, vero?
Il Lurido: Guarda che il subbuteo è stato proclamato partimonio dell’Unesco, prima del vino rosso e della cocaina da spalmare sul pane. Alla fine si scrive di quello che si conosce e io conosco questo gioco. Che dovevo fare? Scrivere di vampiri innamorati o di maghetti? Subbuteo, dai che è bello. Si gioca tra uomini e le donne ne stanno lontane, puoi bere la birra e ruttare liberamente, ti puoi scaccolare e grattarti il pacco senza femmine che ti guardano. Cosa c’è di meglio nella vita?
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: E poi ho letto di quell’altro, molto più interessante. Per capire i tuoi interessi, più che altro. tua moglie sa di questa tua passione per i transessuali?
Il Lurido: Mi piace ricordare un detto di un vecchio amico, ma lo ricordo e non te lo dico. Comunque i transessuali saranno le donne del tremila. Portati avanti che ti vengono dietro.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: Credo di voler iniziare a correre. Peccato che sono intrappolato nel pusillanime qui presente (cazzi suoi, in tutti i sensi). Comunque, a parte tua moglie, che sicuramente avrà la gioia dipinta in volto ogni volta che pensa a quanto tempo dedichi alla scrittura e non al matrimonio, hai rotto le balle a qualcun altro per farti leggere?
Il Lurido: Cerco di dedicare alla scrittura almeno dieci pagine alla settimana. Pagine finite e già editate. Il grosso del lavoro avviene nella testa durante la settimana. Vedo scene di vita reale che poi immagazzino e riprendo all’occasione. Al matrimonio non ci penso, certe esperienze tendo a dimenticarle. All’inizio per farmi leggere regalavo i miei libri agli amici, ma gli stronzi non mi davano neppure un parere. Allora ho deciso di non regalare più nulla e mi affido a chi acquista i libri, forse per sbaglio. Comunque il mio libro sul subbuteo è il più bello mai scritto sull’argomento.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: E questo fa capire quanto sia bello il subbuteo. Ascolta, va bene tutto, ma tu hai autopubblicato. Diciamocela tutta.. non vali un cazzo. Sul serio c’è stato qualcuno che ha messo i tuoi libri in vetrina? Quanto l’hai pagato? Quale parte del tuo corpo gli hai dovuto dare? Il bucio bastava?
Il Lurido: L’autopubblicazione è stata una scelta maturata con il tempo. Dopo un paio di proposte di case editrici non a pagamento ho deciso di fare da solo. Ho cercato di copiare dai gruppi indie, quelli che nessuno ascolta, ma che sono tanto fighi. Quelli senza etichetta discografica, ma con tanti giovani sfigatelli che li seguono in ogni concerto. A essere sincero se arrivasse una proposta da una grossa casa editrice mi rimangerei tutto e sarei pronto anche a fare da maggiordomo.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: In poche parole, mi stai dicendo che con l’autopubblicazione non hai raggiunto un cazzo. Comunque, cambiamo argomento. Elenchiamo i tuoi difetti. Scrivi, ti fai leggere, non sei una bellezza inaudita e sinceramente un elefante è più leggero di te. Metaforicamente parlando. Sai cos’è una metafora? Sei mai andato a scuola? Nel senso di frequentarla, eh. S.C.U.O.L.A.
Il Lurido: Bello sono bello, lo dice sempre anche mia nonna (mia mamma invece ha qualche dubbio) a scuola non ero molto attento alle metafore, mi sono diplomato all’istituto tecnico e, visto che c’erano solo cinque femmine su tremila maschi ho avuto una gioventù sempre alla ricerca dell’accoppiamento. Poi ho cercato di rifarmi, non nel senso dell’accoppiamento, e ho frequentato alcuni blog tecnici che non ti cito per non scatenare l’inferno.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: Immagino che allegria di adolescenza. Insomma, c’è un qualche rapporto con i tuoi lettori? A parte il pagamento che gli elargisci per dire le quattro buone puttanate su di te?
Il Lurido: I miei lettori mi adorano. Quelli che sono venuti alle presentazioni non hanno mancato di acquistare il libro e questo mi basta. Ci sono quelli che mi dicono “bravo”, quelli che non dicono nulla e quelli che cambiano strada quando mi vedono. La vita è così e io la prendo come viene.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: E chissà dove la prendi. Comunque, davvero, non conoscevo nulla di te prima di questa intervista, e ora mi sento meglio. Per fortuna ancora non conosco nulla di te. Meno male. Piaciuta l’esperienza? Ora ti lascio sfogare. Manda a fanculo qualche bravo lettore o editore con cui hai avuto a che fare.
Il Lurido: Manderei subito a piglierselo una mia amica (per dire) che, quando ha saputo del libro mi ha detto “quando lo vedo in libreria lo compero”. Vecchia stronza. Poi sono ancora a chiedermi come mai un lettore su Amazon mi ha fatto una splendida recensione e poi ha dato tre stelle. Cazzo, tre stelle!!! Infine odio con tutto l’animo quelli che si fanno rimborsare l’ebook da 99 centesimi.
Il divino, dorato, bellissimo, angelico, impossibilmente illuminato io: Sei troppo simpatico, Flavio. Guarda, fossi donna, non dico che ti sposerei, ma per lo meno ti farei entrare in casa. Credo. Dipende dalla giornata. Ma quanto ti sono simpatico?
Il Lurido: Sei simpatico come un modellatore di scroto impostato su “tiny dick”

Bene, anche quest’impresa sudicia e suicida è finita.
Ce la caviamo con una pacca sul culo molto equivoca, e un dubbio fortissimo: Flavio, ma tu sei più di qua o più di là?
E comunque, come te lo devo dire: del subbuteo non ce ne frega un cazzo.
Con tanta simpatia quanta ne ha un parcheggiatore in doppia fila per un ausiliario del traffico.

Sempre odiosamente vostro

L’autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO SABRINALDA

Allora: il mio caro vettore, in cui, vi spiego ancora, abito, è giunto nei pressi di una enorme scazzottata tra autori e lettori. Ne capirete che lui si è preso molto male, mentre io ho gioito come un pupo: quale migliore occasione di veder stramazzare a terra le due peggiori categorie sul pianeta?

Ma ora, venendo al nocciolo della questione, ho preso il controllo del birbante perché, francamente, ne avevo piene le palle. Siete troppo scarsi, troppo! E io avevo voglia di battaglia e di mostrare la mia mente eccelsa, e, quindi, sono intervenuto.
Partiamo con i fatti:

Uno schifosissimo autore che chiede, in un gruppo, quale sia lo scrittore che più odiano i vari lettori membri. Ovviamente, fossi stato del gruppo, avrei detto TUTTI, SENZA ALCUNA ESCLUSIONE. Però, assistendo, ho visto qualcosa di davvero macabro: L’ITALIANESIMO.

Al QUAL’E’ dell’autore, si è scatenata un’ondata di colpi e insulti, dal VERGOGNATI, al TU CHE SEI UNO SCRITTORE SEI OBBLIGATO A SCRIVERE CORRETTAMENTE, VERGOGNA, al NEMMENO ALLE SCUOLE PRIMARIE QUESTI ERRORI. E insomma, capirete la mia goduria al massacro dell’autore, MA. Ma a me, sinceramente, l’italianesimo non piace.

L’italianesimo è quel processo secondo cui, se un italiano vede un errore, una colpa, o qualcosa da biasimare nell’altro, allora crea o entra in un gruppo di ”protestatori insultanti”, che paiono essere bagnati dal fuoco sacro della giustizia, giustificato meramente dal fatto di avere anche soltanto una minima parvenza di ragione. Si creano così masse impecorite usanti offese o peggio, prevalentemente composte da incoerenti.

Infatti. Uno dei membri protestanti usa la parola ALMENO CHE invece di A MENO CHE. E qui scatta lo spirito giustizialista (in difesa dei più deboli) del mio. E qui parto a divertirmi.

Prima di tutto trollo tutti dicendo che l’italiano è una convenzione tra individui per facilitare la comunicazione, quindi dire che bisogna vergognarsi per un errore grammaticale è come dire che bisogna vergognarsi per l’uso improprio di un tostapane.

Poi correggendo, tacciando di incoerenza, chi a sua volta ha fatto errori grammaticali nel rilevare la cosa.

Risultato: gente che dà addosso al pusillanime perchè LA LINGUA E’ LEGGE, chi lavora DEVE RENDERE CONTO DEI PROPRI ERRORI e GENTE CHE GLI DA’ DEL DISUMANO perchè appunto corregge degli errori altrui.

FAVOLOSO 😀

In un colpo solo ho preso tre, quattro, cinque piccioni.
Adoro la semplicità mentale degli italiani.Li puoi sfottere come, quando e dove vuoi 😀 Meraviglioso!

Cara Sabrinalda, un consiglio: torna a scopa e paletta, che forse è il tuo giusto mestiere. E se lasci un grumo di polvere, attenta, che scateno un putiferio!

Mai domo e mai duomo

L’Autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UN SIMPATICO LETTORE CHE CHIAMEREMO SABRINALDO.

Insomma, vedete voi: tanto è l’astio che si tiene dentro il povero cristo che abito, che gli avete fatto venire una prostatite. E, stante il fatto che io in quel corpo ci risiedo, capirete che non è certo piacevole per me avere una canna su per il cazzo. No, direi proprio di no.

Ma tant’è, che fate schifo e siete orridi più di una superobesa in guepierre esposta in vetrina in corso Dante – che, per voi tutti ignoranti, è a Milano. Sì, la città dell’Inter e del Milan, per lasciarmi un po’ comprendere dalle vostre menti eccelsamente stupide – lo sapevate bene; d’altronde non sfoghereste a sbafo la vostra frustrazione a destra e a manca.

Insomma, evitiamo di parlare del fatto di quando i vostri genitori vi hanno umiliati davanti a tutti alle scuole elementari, pentendosi poi, nella vostra adolescenza, di avervi procreati, e parliamo del nostro nuovo simpaticissimo ospite, Sabrinaldo.

Sì, mi piace usare il nome Sabrina e i suoi suffissi.

Un po’ perchè mi sta sul cazzo come nome.

Un po’ perchè mi state sul cazzo voi.

Un po’ per questo tubo, nel cazzo.

Così. D’amblé.

Premetto che non parlo del tuo libro, ma solo delle sensazioni che questa impostazione mi da. Trovo molto pesante la narrazione utilizzata, non mi attira minimamente e l’introspezione a tutti i costi la trovo sofista, che non porta a nulla. E’ un escamotage ormai usato fino all’annullamento del suo stesso messaggio, cioè trasmettere emozioni. Un riempirsi la bocca. Sono espressioni di stile e nulla più, spesso servono a mascherare una mancanza di tridimensionalità della storia e servono ad imbellettare una narrativa traballante e molto scarna. Probabilmente non è questo il caso del tuo lavoro ma trovo molto ostica la lettura di questo genere

Piccola premessa da fare: quell’idiota di Sabrinaldo non ha nemmeno letto una pagina del libro. Ha soltanto chiesto il genere di appartenenza, per dire. E poi, ha fatto il miracolo.

1. Premettere di non parlare del libro, per poi gettare addosso all’autore – non letto – tutta la frustrazione accumulata, per anni, e convogliata quindi in un feticcio. Un po’ come andare in giro e prendersela, per il proprio fallimento di vita, con le bambole gonfiabili, dicendo però al gestore del porno shop che non ce l’ha esattamente con quella bambola. Ma con tutte. Vi invito a schiacciare il pulsante, quindi, ed a tenere aperta la finestra per successive pressioni: http://inception.davepedu.com/

2. Senza aver letto alcunché, trova pesante la narrazione utilizzata. E non lo attira minimamente. Ma di che? Del genere, del romanzo, della quarta di copertina, dell’etichetta sugli scaffali del supermercato? Di che? Come vedere le mongolfiere alzarsi in aria, guardare il cielo e dire “la vita è così pesante”. Schiacciare bottone, per cortesia.

3. L’introspezione è, per lui: un escamotage che non porta a nulla, abusato. In poche parole, parlare di emozioni nei libri: sia mai. Meglio figa, spara spara, robottoni, anelli, draghi e zombie. Senza pensieri. Stile battaglia tra orde di decelebrati, che mugugnano sbavando a terra, per tutto un libro. Il genere perfetto per Sabrinaldo. Spingere bottone.

4. L’introspezione è, per lui: un riempirsi la bocca. In poche parole, quando gli autori parlano di sentimenti, non sanno che altro cazzo dire. Insomma, ci sono tante belle cose di cui parlare, appunto. Come gli scontri tra onde di decelebrati. Mannaggia a chi parla di emozioni, è proprio un inetto che non sa scrivere e ci prova lo stesso. Meno male che ci sono i geni come Sabrinaldo ad aprire la strada. Spingere bottone.

5. L’introspezione serve a celare la mancanza tridimensionalità di una storia e la narrazione scarna. In poche parole, ancora, se l’autore è scarso, e il libro una merda, almeno riempiendolo con tante emozioni lo rendo un libro accettabile, celo lo schifo della mancanza di azione. Insomma, non fanno così i grandi Moccia e Volo? Spingere bottone.

6. L’introspezione è un sofismo. UN SOFISMO. Spingere bottone, per carità di Dio.

Ora, tralasciando il fatto che un ignorante che usa la parola sofismo fuori contesto è da impalare, come ai tempi del grande Vlad – tanta stima, fratello -, l’ultima frase è per me – non so se anche per il pusillanime che abito – sintomatica di quanto sei scarso e tipicamente italiano: sei troppo stupido per apprezzare l’introspezione, troppo vuoto e decelebrato per affrontare determinati argomenti, allora non ci devono stare, quelle cose, devono sparire.

Giusto, assolutamente d’accordo: per un italiano come te, il pensiero è una cosa da evitare, che fa male, che crea dolore.

In fondo, ti apparirà come una cosa nuova, sconosciuta, e il nuovo e lo sconosciuto fanno paura!

Quindi stai pure lontano dai libri profondi, seri, e buttati a capofitto sui romanzi tratti dai videogiochi, o dai giochi da tavolo. Sono degni di te, tu parte della schiera di decelebrati per cui se il mondo è complicato, è il mondo a dover cambiare, e non tu a doverlo capire!

Resta nella fogna di inferno che ti sei creato, con il tuo falso sapere e la tua netta arroganza, e continua con quella tua aria da saputello vuota e costrutta, posticcia.

Perché facessi io una tua introspezione – che tu ti vergogni di fartela da solo – non troverei che un massiccio di argilla, fragile e puzzolente, a coprire il tuo vuoto.

Mangiati e leggiti la stessa sostanza di cui sei fatto, che tra simili ci si vede e ci si digerisce bene.

Io, schifosamente intelligente e serio, ti sputo in un occhio, benedicendoti e lavandoti allo stesso tempo.

Ora puoi tornare al tuo letame.

Un caloroso saluto, pieno di bile, a tutti voi schifosi.

L’autore spocchioso

DUE PAROLE CON QUELL’AMMIRABILE CAZZARO DI MARCO GRANITO

Momento momento momento. Ho avuto il PRIVILEGIO di parlare con IL GRANDISSIMO Marco Granito.

E chi cazzo è, direte voi?

Ah, e che ne so. Qualcuno che girava per i blog spammando i suoi inutili fogli scarabocchiati, e che ha avuto il gran culo di fare da spettatore alla mia luminescenza.

Insomma, scherzavo sul fatto del privilegio.

E anche sul fatto del grandissimo.

E anche sul fatto del Marco Granito.

Insomma, ho parlato tra me e me.

Che poi, a voi, che ve ne frega?

E soprattutto, a me, che me ne frega?

Insomma, ciancio alle bande, Marco Granito mi ha implorato di intervistarlo. Camminando sui ceci. Con le natiche. Ecco cosa ne è uscito.

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I minorenni non dovrebbero bere alcolici, caro Marco.

Lo splendidissimo me: Allora Marco … interesserà sicuramente a tutti, eh: di che parla il tuo libro?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): E che ne so, mica l’ho letto. Però ti posso dire che la copertina è molto bella, c’è pure una donna nuda
Lo splendidissimo me: Marco, sveglia. Hai quasi quarant’anni. Non si fanno i soldi coi libri, in Italia. Ancora ci credi?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): E chi l’ha detto che non si fanno i soldi coi libri? Basta aver fatto prima il calciatore o qualche puttanata in TV.
Lo splendidissimo me: Seriamente, ma ancora perdi tempo a giocare con carta e penna?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Eh, i pastelli a cera me li hanno sequestrati….
Lo splendidissimo me: Pensavo che tutti i cervelli fossero fuggiti dall’Italia. Ne sai qualcosa, o sei ancora qui per un certo motivo?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Guarda, io sono uno scrittore alla Bukowski. Al massimo si tratterebbe di una fuga di fegati.
Lo splendidissimo me: A chi è rivolto il tuo libro, a parte te stesso, forse tua mamma e qualche amico che ti ha fatto il bel piacere di leggertelo (e per carità di Dio, ringrazialo)?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Mia mamma l’ha letto e non le è piaciuto, quelli regalati ai miei amici li ho trovati al Libraccio sui Navigli due giorni dopo.
Lo splendidissimo me: E come pensi possa piacere a qualcuno? Suvvia, non scherziamo. Ti ricordo che in questo paese il 15% degli elettori vota Salvini, eh. Senza offesa per Salvini, sia chiaro.
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): E il 41% Renzi. Senza offesa per Renzi, sia chiaro.
Lo splendidissimo me: Ma perché buttarti via a scrivere, con tutte le cose che potevi fare nel tempo libero? Tipo masturbarsi?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Guarda, ho dovuto smettere, mi mancavano già sette diottrie.
Lo splendidissimo me: Facciamo due chiacchiere tra noi, insomma. Chi ti ha fatto più girare le palle tra i tuoi lettori? Certo, se ne hai avuto qualcuno, eh, sia chiaro.
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): I migliori sono quelli che criticano premettendo di non aver letto il libro.
Lo splendidissimo me: Senza offesa, Marco, ma non comprerei il tuo libro nemmeno sotto tortura. Insomma, credi davvero che perda il mio tempo a leggerti quando c’è il sesso, la figa, la birra, il calcio! Soprattutto il calcio! Che poi, parliamoci chiaro, pure tu vorresti startene spaparanzato sul divano a goderti le partite, piuttosto che perder tempo con questi decelebrati italioti, vero?
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Oh, cazzo, hai fatto bene a ricordarmelo, c’è il derby. Ti saluto, autore spocchioso…
Lo splendidissimo me: Manda a quel paese chi vuoi, ti lascio parlare.
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Patrick Modiano, che ha vinto il Nobel per la letteratura. Lo meritavo io, ma si sa che è il solito magna magna.
Lo splendidissimo me: Ma quanto ti piace l’autore spocchioso, vero o no??
L’uomo dalla feroce calvizie (uomo…): Come un attacco di dissenteria in un ascensore bloccato.

Insomma, finalmente sta cosa è finita.

E non vi azzardate a venire a contattarmi, o vi mozzo le mani.

Giuro.

Amorevolmente vostro,

L’autore spocchioso

CATEGORIE DEGLI ABIETTI – I TIPI DI LETTORE

Lettori cari – nel senso che mi fate spendere molto tempo, e inutilmente -, stante il mio immenso amore per voi – come saprete, vi stimo quanto apprezzo una cistite nel periodo natalizio, o una dispensa vuota in un giorno di forte nevicata – ho deciso di accettare la sfida di tale, sconosciuta, Eleonora, e vado quindi, brevemente, a descrivere le varie tipologie della vostra aberrante specie.

Dicevo, brevemente.

O anche lungamente. Chi siete voi, in fondo, per dirmi quanto dev’essere lungo il testo?

Vi rispondo io: un cazzo di nessuno.

Quindi, divertitevi a incesellarvi nella vostra bolgia infernale, data la vostra sicura e prossima dannazione.

– i lettori che scrivono: gente che solo per il fatto di aver sfogliato un numero di Focus pensa di essere stata illuminata dal sacro furore della penna, e invece dovrebbe solo essere accesa dalla santissima pira del fuoco. Falsi gentili ad un primo impatto, suggeriscono che anche loro coltivano il dono della scrittura, per poi cercare di attaccarti a tutti i costi nonostante le loro scarsissime conoscenze in materia – e la loro detta ignoranza. Per dire, gente che non sa come si scrive Se stessi non meriterebbe nemmeno il dono della vita, ma tant’è. Paragonabili alle piattole, alle pulci o, peggio, alle tenie. Viscidi e piccoli come roditori. Chiaro che il sole immenso del mio talento risplenda su tutti loro come la croce sui vampiri.

– i lettori di fantasy: se solo si scrostassero di dosso i chili di untume, e si lavassero i capelli almeno una volta al mese, non sarebbero tanto malaccio. Riesci a scovare un lettore di fantasy anche a chilometri di distanza. E non per la luccicanza. Suggerisco abbondanti dosi di deodorante, piuttosto che lunghe sedute a giochi di ruolo che, è pur vero, nella loro immensa frustrazione di vita li rendono almeno miseramente felici, anche se consci che si tratti di un gioco. Forse. O forse no. Il più delle volte, no.

– i lettori di fantascienza: i servizi psichiatrici dovrebbero ringraziarti ogni volta che incroci questi individui, che chissà come sono sfuggiti alle loro mani, risparmiando spese allo Stato, ma rendendo scartavetrabili i tuoi coglioni. Qualcuno di questi psicolabili è anche riuscito a fondare una religione, e a trovare seguaci: ed è tutto dire.

– i lettori di erotica: gente che legge sdraiata a letto con una mano sul pube. O nel pube. Non fa differenza. L’importante è stare lontani dai loro libri e dalle loro mani.

– i lettori forti: esiste la vita reale, e poi esistono i lettori forti. Nascosti dietro le finestre, non escono mai, nemmeno per comprare i propri libri. Hanno ragnatele anche nelle mutande, hanno idea di saperne più di qualsiasi autore – per il solo fatto di leggere, eh. Come se guardando la motogp potessi correre più forte di Valentino. Oddio, in questo momento non sarebbe nemmeno tanto difficile – e una critica pronta per tutti. E poi ritornano nel loro guscio di sfigati senza vita sociale, dove chiamano a tavola i loro libri, servendogli zuppa di muffa e umidità. E un poco di acari, che non guastano mai.

– i lettori deboli: leggono due libri all’anno, eppure anche loro hanno idea di saperne più di qualsiasi autore – come se, leggendo sul giornale un trafiletto sulla vita sentimentale di Valentino, pensassi di poter correre più veloce di lui. Anche qui, forse ora è fattibile -; confondono l’italiano con qualche altra sconosciuta lingua straniera, eppure sono pronti, sempre e comunque, ad esprimere la loro. Hanno la stelletta della Qultura sul petto; i maschi la mostrano per la figa, le donne per… le donne non la mostrano, ecco. Almeno, a loro non la mostrano. Chissà perché.

– gli analfabeti di ritorno: dicono di amare la lettura per il solo fatto di frequentare facebook una volta al mese, per un’oretta circa. Hanno più amici di Obama. Chiediamoci il perché.

– i lettori che recensiscono: il peggio in assoluto. Dispotici, tiranni, credono di essere giornalisti e critici affermati per il mero vanto di avere una penna in mano. Anzi, nemmeno quella. Solo i tasti della tastiera. Credono di poter dire qualsiasi cosa per il solo fatto di non essere pagati. Beh, anch’io non sono pagato, ma non vado in giro ad insultare la gente. O no? No. Forse ci vado. E si arrogano pure il diritto di avere un’opinione. Tzé, in Italia?!

– i lettori che fanno video-recensioni: il peggio. Nemmeno battono su una tastiera!

– i lettori che si lamentano degli autori che si lamentano dei lettori nelle video-recensioni: dai, che col vostro cervellino caro ci arrivate! Beh, se volete sparare addosso agli autori, per me fate pure: categoria più che abbietta! Ovviamente saprete che non dovete toccare sua regalia qui presente. Anzi, che non potete toccare. Sono divinamente inarrivabile.

– i lettori che si lamentano degli autori che si lamentano dei lettori che si lamentano degli autori nelle video-recensioni: no, non ci potete arrivare qui. Se ci arrivate, speditemi una cartolina.

– i lettori italiani: dispotici, menefreghisti, avari, pecore, interi greggi; belanti, critici, nullafacenti, fancazzisti e arroganti; vanagloriosi e ignoranti, parlano per dar fiato alla bocca, e non per cognizione di causa. Sì, se non l’avete capito, voi fate parte di quest’ultima categoria. E puzzate anche, un po’.

– tutti gli altri: feccia, feccia e feccia. Categoria da abolire completamente! E quanta carta salvata, nel caso, quanto ben di Dio!

In fondo, leggere a cosa serve?

Nella società di oggi?

Piuttosto un bel profilattico, un cinquantino in tasca e via! Questo è divertimento!

Uno sputo in faccia e una scatarrata sui piedi, sempre vostro

L’Autore Spocchioso

DUE PAROLE CON QUEL SIMPATICO POVERACCIO DI EVANDRO STRACCINI

Capite, il molliccio che mi ospita ha anche il gran culo di conoscere degli autori! Pensate cosa mi tocca sorbire! Anche la compagnia di altri depressi e frustrati che credono di poter scrivere temini da far leggere ai compagni fino ai sessant’anni!!!

Stavolta ho dovuto fare due chiacchiere con un certo Evandro Straccini. CHI??? Sì, esatto, un emerito sconosciuto. Per di più autore. Di fantascienza. Sigh.

Diciamo che ho dovuto sopportare questo individuo per una mezzoretta, per dargli un contentino: insomma, la mia presenza risplende più di qualsiasi astro, quindi gli ho solo fatto un gran favore.

Beh, non potevo essere anche buono, oltre a dargli retta. Ne è uscita un’intervista che fa veramente schifo, ma.. si sa, nella vita niente riesce col buco. A volte nemmeno la torta a ciambella. Per dire.

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Dio mio. Guardate che individui mi tocca frequentare. E sì,le sopracciglia sono tutte sue.

 

Io, il divino: Allora Evandro..fai finta che mi interessi: di che parla il tuo libro?

Quell’altro pusillanime: Fai bene a far finta di interessarti, giacché Io faccio finta che il mio libro parli di un’epopea fantasy-fantascientifica, ma tanto quelli come te non se ne accorgono nemmeno.

Io, il divino: Evandro, sveglia. Hai quarant’anni. Non si fanno i soldi coi libri, in italia. Ancora ci credi?
Quell’altro pusillanime: Ci credo sì! Sarò il primo a fare una montagna di soldi scrivendo storie come si deve, fare i soldi con romanzi fotocopia stile sfumature di grigio o scrivendo storie smelensate per le solite donne sfigate sono capaci tutti.

Io, il divino: Ancora fantasy poi! Quindi ti rivolgi a quei decelebrati mangiagomme quindicenni? Sì?
Quell’altro pusillanime: No! La mia non è fantasy per tutti, magari se chi legge attivasse il cervello potrebbe capirci qualcosa!

Io, il divino: Evandro, sei il perfetto esempio dell’imprenditore italiano: senza sbocchi e senza alternative! Come pensi di promuoverti tra gli italioti?
Quell’altro pusillanime: Aspetto un colpo di culo! Per tutto il resto, impegnarsi h 24 su tutti i fronti non serve a nulla.

Io, il divino: Evandro, il tuo è un record di parole, a quanto vedo. A parte ripetere cinquanta volte ogni singola lettera dell’alfabeto, hai fatto qualcosa di interessante? Cioè, non vorrei ritrovarmi a ricordare le scuole elementari, diamine.
Quell’altro pusillanime: I miei romanzi sono lunghi perché le storie che ho da raccontare sono lunghe. Volete romanzi brevi? Compratevi quelli proposte dalle piccole CE composte da decerebrati che non vanno oltre le 80000 parole perché la carta costa troppo!

Io, il divino: Qualche buon cuore ipocrita italiota ti ha fatto il piacere di dirti che l’ha letto? Non so, mamma, sorella..o manco loro?
Quell’altro pusillanime: Sì, e a qualcuno è anche piaciuto. Pensa che un mio amico mi rincorse per avere un’altra copia identica a quella che aveva perché voleva capirlo meglio!

Io, il divino: Ma spendere tempo in qualcosa di più utile? Tipo masturbarsi?
Quell’altro pusillanime: Cosa c’è di più utile che diventare ricco e famoso? Manca poco, sai? Ancora 125.000.000 di lettori, una CE degna di tale nome ed è fatta!

Io, il divino: Facciamo due chiacchiere tra noi, insomma. Chi ti ha fatto più girare le palle tra i tuoi lettori? Se ci sono eh, che mi pare che intorno hai le lande desertiche.
Quell’altro pusillanime: Nelle lande desertiche se ne aggirano 2 o 3 che veramente mi hanno fatto girare gli Zebedei. Uno è venuto a cercarmi dicendo che aveva finito il primo come librone regina al posto del rotolone regina, sicchè me ne ha chiesta un’altra copia. Io gliel’ho venduta a prezzo pieno

Io, il divino: Andiamo, sparala più grossa. non mi freghi.
Quell’altro pusillanime: Tutto ciò che ho scritto lo penso per davvero. E per davvero è accaduto.

Io, il divino: Senza offesa, Evandro, lascerei i tuoi libri ad ammuffire sugli scaffali. Dio santo, sono inutili anche come carta da falò! Davvero vuoi farci qualcosa?
Quell’altro pusillanime: Ma i miei libri non ci sono sugli scaffali, non li ha voluti nemmeno il libraccio, che rientra pienamente fra tutte le attività ipocrite che circolano attorno all’editoria.

Io, il divino: Usarli come cartigienica? Hai una scorta abbondante, quantomeno.
Quell’altro pusillanime: Vedi risposta 8.

Io, il divino: Manda a quel paese chi vuoi, ti lascio parlare.

Quell’altro pusillanime: Chiunque non compra i miei libri

Io, il divino:  Ma quanto ti piace l’autore spocchioso, vero o no??
Quell’altro pusillanime: Eh! Mi piace, mi piace. Per smuovere il mondo editoriale dovrebbe essere ancora più stronzo!

Insomma, se l’è voluta: Evandro, esci dal mondo dei sogni e torna sulla terra, che non c’è spazio per un furetto quarantenne nel mondo editoriale!

E con questa, finalmente, ho finito. Torno al mio cazzeggio quotidiano, abbandonando questi argomenti scevri di interesse, per dedicarmi totalmente alla mia Inter. Ah, che soddisfazioni la mia Inter. Altro che fantascienza!