LETTORI ITALIOTI TIPICI: MERAVIGLIOSI

Insomma, cari italioti beoti, non credo a quel che sto dicendo, ma… davvero, mi fate ridere. E di gusto.

Ora vi spiego, perché le vostre menti sopraffine ancora, probabilmente, non hanno capito un tubazzo.

Se non lo aveste capito, le interviste che conduco grazie al pusillanime sono, per lo più… anzi, direi anche totalmente…concordate. Sì, meravigliosa sorpresa: l’autore e l’intervistatore si parlano prima di condividere un post che insulti l’uno e l’altro. Quale meraviglia, vero? Insomma, sforzate un poco le meningi: quale autore condividerebbe un’intervista in cui è stato ripetutamente offeso, fossero vere e impreviste le offese? E quale intervistatore offenderebbe un intervistato, senza prima informarlo o essere d’accordo, pena l’incappare in denunce e quant’altro? Su, andiamo, non ditemi che siete ancora così stupidi.

Sì, siete così stupidi.

E c’è di più: voi nemmeno leggete.

Quante volte ho scritto il nome del pusillanime che abito, e quante volte il pusillanime ha CONDIVISO i miei articoli, per vedere voi, beoti, commentare chiedendosi chi fosse lo stronzo che insulta. Quante volte avete augurato il peggio a questa mia divinità spocchiosa – che poi si rivolgerà tutto contro il pusillanime..poraccio… – non capendo che gli insulti SONO FALSI. CHE LE INTERVISTE SONO COSTRUITE, PROGRAMMATE.

E volete sapere il perché di tutto questo? Il perché io, e quindi indirettamente il pusillanime, ci siam visti recapitare dell’invidioso, della persona che non ha mai pubblicato, dello stronzo, del meschino, dello spregevole, del bastardo? 😀 Perchè NON LEGGETE. Non approfondite, parlate prima di sapere. Come tutti gli stronzi italiani, come tutti gli italioti che siete.

Non avete nemmeno aperto i link, avete solo letto cosa compariva su sto beneamato fottutissimo facebook, ogni volta, in due righe: Due parole con il tronfio rompicoglioni, due parole con il fallito, due parole con la merda, ecc.. Avete letto la prima frase al volo, e da buoni finti che siete, e aggiungerei fintamente buoni e veramente superficiali, avete mostrato il vostro finto supporto all’intervistato. Perché NON CAPITE UN CAZZO. Perché NON VOLETE CAPIRE.
Facciamo una prova di questo? 😀

Domani intervisterò proprio il pusillanime, che condividerà su facebook l’intervista. Userò la frase più spregevole, per attirare l’attenzione. E poi, condividerò qui le svariate dozzine di commenti a supporto del pusillanime che compariranno.
Vedrete, ci sarà da scompisciarsi.

Ovviamente, dentro l’intervista, ficcherò qualche indizio PESANTE sul fatto che IO ABITI il pusillanime. Ma non se ne accorgerà nessuno. Perchè NESSUNO leggerà davvero.

Storia di facebook: tanti post, tanti commenti, ma nessuno che davvero vada oltre la superficie.

Storia d’Italia: tutti pronti alle battaglie, tutti buoni, tutti giusti, ma nessuno che davvero ne capisca, abbia le palle e vada avanti.

Un paese finto di finti.
Vi adoro, italioti.
Tanto che mi scoppiano le gonadi a dire che vi adoro.

Con poco, misero affetto.

Mai, mai, mai vostro.

L’Autore Spocchioso

DUE PAROLE CON QUEL TRONFIO SPACCAPALLE DI MARCO EMILIO BOGA

Avete presente Marco Emilio Boga? Chi? Già, d’altronde avete pienamente ragione, per una volta – e me ne stupisco grandemente, che coi vostri cervellini da miserabili non riuscireste a fare nemmeno un due più due: non potete conoscerlo, per il semplice fatto che è un signor nessuno. Destinato a vendere accendini ai semafori, tanto per intenderci.

Ma siccome sono buono – per mia natura divina – gli ho concesso un minimo di visibilità con questa intervistina.

Quindi, se siete una caritas o qualche altro ente caritatevole, fatevi avanti: Marco ha bisogno di un futuro. Reale, eh, non come quello che ha in testa.

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Bravo Marco, sì: in fondo il TSO non è una cosa bruttisima!

Il Miracolo Umano: Cazzo non ci credo. Esiste ancora gente che pensa di poter fare il poeta. Ma non è una roba da medioevo?

Lo scarto della palta: Perché ? Non siamo ancora nel 1300 ?

Il Miracolo Umano: Cioè, Marco, diciamocela tutta. Mettere quattro parole in fila, una sotto l’altra, non è fare poesia.

Se

no

sono

anch’

io (è una parola sola) oh cazzo devo rifarla

maledizione

Lo scarto della palta: Questa intervista

Puzza di truffa

Ci vuole un zuffa

Qui scatta la rissa

mmm.. Anche se l’arista è più buona.

Il Miracolo Umano: Allora, gli ultimi grandi poeti sono stati tutti psicopatici. Dimmi, Marco: tu sei felice, vero?

Lo scarto della palta: Chi può dirlo. Hai posteri l’ardua sentenza. Hai presenti la mia deficienza.

Il Miracolo Umano: In Italia la narrativa non vende un cazzo. E la poesia peggio. Ma darsi all’agricoltura, che vedo anche una certa tua predisposizione?

Lo scarto della palta: Non ci avevo pensato. In effetti potrei avere risultati migliori.

Il Miracolo Umano: La poesia sulla carta igienica è il tuo capolavoro. Ha qualche attinenza con la tua vera essenza?

Lo scarto della palta: Direi di sì. È l’essenza della poesia e della funzione del libro. La poesia fa cagare e il libro serve per pulirsi. Anche se già Dante mi ha rubato l’idea.

Il Miracolo Umano: Quindi, marco, quanto tempo vuoi perdere ancora in questi giochetti da quattro soldi?

Lo scarto della palta: Magari fossero da quattro soldi. È già tanto se ne prendo uno. Purtroppo essendo un po’ pazzo, da buon poeta quale sono, mi sa che non smetterò mai.

Il Miracolo Umano: Quante volte ti hanno preso a calci sentendoti declamare le tue poesie?

Lo scarto della palta: Ti stupirò, ma nessuno mi ha ancora preso a calci. La poesia sembra piacere. Tanti mi battono le mani. Valgono anche quelle in faccia come applausi ?

Il Miracolo Umano: Hai presente il poeta di asterix e obelix? Mi ricorda te. Ma con molto più talento.

Lo scarto della palta: Non ho presente. Se è un poeta difficilmente qualcuno lo ricorderà. Ho scoperto, però, che Panoramix usa i miei libri per accendere il fuoco. Quel poeta avrà più talento, ma io sono più utile.

Il Miracolo Umano: Ho saputo dei tuoi rapporti burrascosi con le case editrici. Dimmi marco, quanti soldi ti hanno dato per non ammorbarle ancora?

Lo scarto della palta: Pochissimi. E ne avrei ricevuti ancora meno se avessi continuato ad ammorbarle.

Il Miracolo Umano: Soldi che hai girato poi ai lettori, immagino, per leggerti. Ovviamente nessuno ha accettato l’offerta, vero?

Lo scarto della palta: Eccome se hanno accettato. Infatti sono in perdita, perché ho speso più soldi per comprare i lettori che per farmi comprare dalle case editrici.

Il Miracolo Umano: Ma la tua ragazza quanto ti ama per lasciarti fare ancora queste stronzate?

Lo scarto della palta: Tanto, tanto, tanto.

Il Miracolo Umano: Dai, ti lascio sfogare. Manda a fanculo qualche lettore o editore che ti sta sul cazzo.

Lo scarto della palta: Fanculo. Devo mettere anche nomi ? Non basterebbe la pagina.

Il Miracolo Umano: Grandissimo marco. Come un granello di polvere! Come una molecola! Come un quark! Come..come un Marco! Ma quanto mi vuoi bene?

Lo scarto della palta: Quanto la grandine ad agosto!!

Mi spiace Marco; non saresti degno nemmeno della beneficienza, figurati della poesia. Che poi, a dirla tutta, la poesia tutta quanta fa cacare. Ed è inutile.

E a voi lettori, che vorrei veder sparire come foglie dagli alberi (vedi, Marco, che in una frase sola ho già battuto la tua intera carriera??), dedico questo vaffanculo 🙂

Meravigliosamente mai vostro

L’autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO SABRINALDA

Allora: il mio caro vettore, in cui, vi spiego ancora, abito, è giunto nei pressi di una enorme scazzottata tra autori e lettori. Ne capirete che lui si è preso molto male, mentre io ho gioito come un pupo: quale migliore occasione di veder stramazzare a terra le due peggiori categorie sul pianeta?

Ma ora, venendo al nocciolo della questione, ho preso il controllo del birbante perché, francamente, ne avevo piene le palle. Siete troppo scarsi, troppo! E io avevo voglia di battaglia e di mostrare la mia mente eccelsa, e, quindi, sono intervenuto.
Partiamo con i fatti:

Uno schifosissimo autore che chiede, in un gruppo, quale sia lo scrittore che più odiano i vari lettori membri. Ovviamente, fossi stato del gruppo, avrei detto TUTTI, SENZA ALCUNA ESCLUSIONE. Però, assistendo, ho visto qualcosa di davvero macabro: L’ITALIANESIMO.

Al QUAL’E’ dell’autore, si è scatenata un’ondata di colpi e insulti, dal VERGOGNATI, al TU CHE SEI UNO SCRITTORE SEI OBBLIGATO A SCRIVERE CORRETTAMENTE, VERGOGNA, al NEMMENO ALLE SCUOLE PRIMARIE QUESTI ERRORI. E insomma, capirete la mia goduria al massacro dell’autore, MA. Ma a me, sinceramente, l’italianesimo non piace.

L’italianesimo è quel processo secondo cui, se un italiano vede un errore, una colpa, o qualcosa da biasimare nell’altro, allora crea o entra in un gruppo di ”protestatori insultanti”, che paiono essere bagnati dal fuoco sacro della giustizia, giustificato meramente dal fatto di avere anche soltanto una minima parvenza di ragione. Si creano così masse impecorite usanti offese o peggio, prevalentemente composte da incoerenti.

Infatti. Uno dei membri protestanti usa la parola ALMENO CHE invece di A MENO CHE. E qui scatta lo spirito giustizialista (in difesa dei più deboli) del mio. E qui parto a divertirmi.

Prima di tutto trollo tutti dicendo che l’italiano è una convenzione tra individui per facilitare la comunicazione, quindi dire che bisogna vergognarsi per un errore grammaticale è come dire che bisogna vergognarsi per l’uso improprio di un tostapane.

Poi correggendo, tacciando di incoerenza, chi a sua volta ha fatto errori grammaticali nel rilevare la cosa.

Risultato: gente che dà addosso al pusillanime perchè LA LINGUA E’ LEGGE, chi lavora DEVE RENDERE CONTO DEI PROPRI ERRORI e GENTE CHE GLI DA’ DEL DISUMANO perchè appunto corregge degli errori altrui.

FAVOLOSO 😀

In un colpo solo ho preso tre, quattro, cinque piccioni.
Adoro la semplicità mentale degli italiani.Li puoi sfottere come, quando e dove vuoi 😀 Meraviglioso!

Cara Sabrinalda, un consiglio: torna a scopa e paletta, che forse è il tuo giusto mestiere. E se lasci un grumo di polvere, attenta, che scateno un putiferio!

Mai domo e mai duomo

L’Autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UN SIMPATICO LETTORE CHE CHIAMEREMO SABRINALDO.

Insomma, vedete voi: tanto è l’astio che si tiene dentro il povero cristo che abito, che gli avete fatto venire una prostatite. E, stante il fatto che io in quel corpo ci risiedo, capirete che non è certo piacevole per me avere una canna su per il cazzo. No, direi proprio di no.

Ma tant’è, che fate schifo e siete orridi più di una superobesa in guepierre esposta in vetrina in corso Dante – che, per voi tutti ignoranti, è a Milano. Sì, la città dell’Inter e del Milan, per lasciarmi un po’ comprendere dalle vostre menti eccelsamente stupide – lo sapevate bene; d’altronde non sfoghereste a sbafo la vostra frustrazione a destra e a manca.

Insomma, evitiamo di parlare del fatto di quando i vostri genitori vi hanno umiliati davanti a tutti alle scuole elementari, pentendosi poi, nella vostra adolescenza, di avervi procreati, e parliamo del nostro nuovo simpaticissimo ospite, Sabrinaldo.

Sì, mi piace usare il nome Sabrina e i suoi suffissi.

Un po’ perchè mi sta sul cazzo come nome.

Un po’ perchè mi state sul cazzo voi.

Un po’ per questo tubo, nel cazzo.

Così. D’amblé.

Premetto che non parlo del tuo libro, ma solo delle sensazioni che questa impostazione mi da. Trovo molto pesante la narrazione utilizzata, non mi attira minimamente e l’introspezione a tutti i costi la trovo sofista, che non porta a nulla. E’ un escamotage ormai usato fino all’annullamento del suo stesso messaggio, cioè trasmettere emozioni. Un riempirsi la bocca. Sono espressioni di stile e nulla più, spesso servono a mascherare una mancanza di tridimensionalità della storia e servono ad imbellettare una narrativa traballante e molto scarna. Probabilmente non è questo il caso del tuo lavoro ma trovo molto ostica la lettura di questo genere

Piccola premessa da fare: quell’idiota di Sabrinaldo non ha nemmeno letto una pagina del libro. Ha soltanto chiesto il genere di appartenenza, per dire. E poi, ha fatto il miracolo.

1. Premettere di non parlare del libro, per poi gettare addosso all’autore – non letto – tutta la frustrazione accumulata, per anni, e convogliata quindi in un feticcio. Un po’ come andare in giro e prendersela, per il proprio fallimento di vita, con le bambole gonfiabili, dicendo però al gestore del porno shop che non ce l’ha esattamente con quella bambola. Ma con tutte. Vi invito a schiacciare il pulsante, quindi, ed a tenere aperta la finestra per successive pressioni: http://inception.davepedu.com/

2. Senza aver letto alcunché, trova pesante la narrazione utilizzata. E non lo attira minimamente. Ma di che? Del genere, del romanzo, della quarta di copertina, dell’etichetta sugli scaffali del supermercato? Di che? Come vedere le mongolfiere alzarsi in aria, guardare il cielo e dire “la vita è così pesante”. Schiacciare bottone, per cortesia.

3. L’introspezione è, per lui: un escamotage che non porta a nulla, abusato. In poche parole, parlare di emozioni nei libri: sia mai. Meglio figa, spara spara, robottoni, anelli, draghi e zombie. Senza pensieri. Stile battaglia tra orde di decelebrati, che mugugnano sbavando a terra, per tutto un libro. Il genere perfetto per Sabrinaldo. Spingere bottone.

4. L’introspezione è, per lui: un riempirsi la bocca. In poche parole, quando gli autori parlano di sentimenti, non sanno che altro cazzo dire. Insomma, ci sono tante belle cose di cui parlare, appunto. Come gli scontri tra onde di decelebrati. Mannaggia a chi parla di emozioni, è proprio un inetto che non sa scrivere e ci prova lo stesso. Meno male che ci sono i geni come Sabrinaldo ad aprire la strada. Spingere bottone.

5. L’introspezione serve a celare la mancanza tridimensionalità di una storia e la narrazione scarna. In poche parole, ancora, se l’autore è scarso, e il libro una merda, almeno riempiendolo con tante emozioni lo rendo un libro accettabile, celo lo schifo della mancanza di azione. Insomma, non fanno così i grandi Moccia e Volo? Spingere bottone.

6. L’introspezione è un sofismo. UN SOFISMO. Spingere bottone, per carità di Dio.

Ora, tralasciando il fatto che un ignorante che usa la parola sofismo fuori contesto è da impalare, come ai tempi del grande Vlad – tanta stima, fratello -, l’ultima frase è per me – non so se anche per il pusillanime che abito – sintomatica di quanto sei scarso e tipicamente italiano: sei troppo stupido per apprezzare l’introspezione, troppo vuoto e decelebrato per affrontare determinati argomenti, allora non ci devono stare, quelle cose, devono sparire.

Giusto, assolutamente d’accordo: per un italiano come te, il pensiero è una cosa da evitare, che fa male, che crea dolore.

In fondo, ti apparirà come una cosa nuova, sconosciuta, e il nuovo e lo sconosciuto fanno paura!

Quindi stai pure lontano dai libri profondi, seri, e buttati a capofitto sui romanzi tratti dai videogiochi, o dai giochi da tavolo. Sono degni di te, tu parte della schiera di decelebrati per cui se il mondo è complicato, è il mondo a dover cambiare, e non tu a doverlo capire!

Resta nella fogna di inferno che ti sei creato, con il tuo falso sapere e la tua netta arroganza, e continua con quella tua aria da saputello vuota e costrutta, posticcia.

Perché facessi io una tua introspezione – che tu ti vergogni di fartela da solo – non troverei che un massiccio di argilla, fragile e puzzolente, a coprire il tuo vuoto.

Mangiati e leggiti la stessa sostanza di cui sei fatto, che tra simili ci si vede e ci si digerisce bene.

Io, schifosamente intelligente e serio, ti sputo in un occhio, benedicendoti e lavandoti allo stesso tempo.

Ora puoi tornare al tuo letame.

Un caloroso saluto, pieno di bile, a tutti voi schifosi.

L’autore spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UN SIMPATICO LETTORE CHE CHIAMEREMO SABRINO.

Siccome più i giorni passano, e più mi fate schifo, oggi ho deciso di parlare di un altro soggetto diciamo ‘particolare’ della vostra mostruosa fauna. Chiameremo questo soggetto “Sabrino”.

Anche oggi sarò delicato come un trattore sul rudo. Quindi prendete i vostri calici, riempiteli, spruzzateveli addosso e datevi fuoco.

Il lato positivo è che sai scrivere. Questo si..Scrivi bene, preciso e si nota che hai un bagaglio culturale ampio. Il contro è che il racconto in se è pesante. Ho provato a fargli dare un’occhiata da un paio di persone che leggono come non ci ofsse un domani e il risultato è uguale. Da lettore, si ha l’impressione di leggere un racconto e in seconda battuta,tra le ighe, si sente l’autore, tu in questo caso, che pensa “leggete quanto sono bravo a scrivere”… avrai una moltitudine di gent che leggeranno dieci pagine e non ne vorranno più sapere.

Caro Sabrino, mi rendo conto che un racconto sui lager debba essere tutto fiorellini e zucchero; d’altronde, chi lo leggerebbe, altrimenti? Levi non parlava forse di grande scopate ed allegri e pantagruelici pranzi nei campi di prigionia? Anna Frank non scriveva forse dei giorni di shopping sfrenato, cinema e masturbazione a letto? Hai proprio una ragione incredibile, illuminante.

Hai provato a fargli dare un’occhiata a due persone che, probabilmente, si accoppiano con te o comunque ti girano intorno. E probabilmente, hanno il tuo stesso quoziente intellettivo, o con te non scambierebbero parola. Insomma, tra amebe ci si intende benissimo, tra balene e plancton non molto.

Mi dici che, da lettore, si ha l’impressione di leggere un racconto. Mi rendo conto che ti aspettavi un saggio, o forse un libro di fotografia, ma in questo il pusillanime non riesce molto bene. Riesce invece molto bene a scrivere, come hai detto tu stesso. Per esempio, ho messo una mezzora buona a capire esattamente cos’hai scritto tu, e questo è molto più pesante, per dire, di un racconto su un campo di prigionia. Per dire.

Ora, venendo alle ultime righe. Sì. Me la tiro. Me la tiro immensamente, in ogni riga. E instillo al pusillanime questo tirarmela, perché francamente voi non siete niente, e noi siamo divini. Chiaro e lampante. Cerco di farvelo capire, come se i libri di quel viscido che abito fossero una nuova bibbia, un nuovo testamento per voi pecoroni, ma niente, siete troppo idioti.

Per la moltitudine che intendi: beh, ne abbiamo già parlato prima. Ripudio, schifo e sputo ogni lettore. Quindi, quale grande problema dovrebbe essere per me schivare la moltitudine? Non è un mio problema, al massimo lo potrebbe essere per il pusillanime. Ma il pusillanime, dentro, ed io lo vedo, ha tanto odio per quasi tutti gli italiani. Che guardano la D’Urso, i cinepanettoni, la motogp e il calcio, col birrozzo in una mano ed il pene nell’altra; che votano Berlusconi e si buttano nella demagogia, che assaltano il primo stronzo che va al telegiornale e poi pagano a nero per risparmiar due soldi; che sparlano, bisbicciano, sussurrano, ingrati, ladri e sempre invidiosi.

Che poi, a voler veder la paglia nell’occhio altrui (ricordiamoci, io sono Dio).. ma questa sensazione di ‘quanto sono bravo’..sarà mica invidia?

Uno sputo acido e una scoreggia in faccia

mai domo e mai vostro

L’autore spocchioso

ps. piccola riflessione finale. Se uno scrive bene, in Italia, evidentemente se la tira. Evidentemente, occorre scrivere male, o qualcuno si indispettisce. In Italia devi essere scarso, non ce n’è. O sei scarso, o son cazzi. Sarà la deriva presa dal bagaglino, che ha fatto sentire intelligenti anche mongoplettici che nemmeno riescono a mettere il cucchiaio nel brodo, ma tant’è. Se scrivi bene, non va bene. Insomma, in Italia, quando le cose si fanno bene, o non devono essere fatte, o indispettiscono qualcuno. Poi non meravigliamoci che un Evandro Straccini venda più di un Ivano Mingotti. Senza offesa per Ivano Mingotti. Ciao Evandro, vecchia piaga!

CATEGORIE DEGLI ABIETTI – I TIPI DI LETTORE

Lettori cari – nel senso che mi fate spendere molto tempo, e inutilmente -, stante il mio immenso amore per voi – come saprete, vi stimo quanto apprezzo una cistite nel periodo natalizio, o una dispensa vuota in un giorno di forte nevicata – ho deciso di accettare la sfida di tale, sconosciuta, Eleonora, e vado quindi, brevemente, a descrivere le varie tipologie della vostra aberrante specie.

Dicevo, brevemente.

O anche lungamente. Chi siete voi, in fondo, per dirmi quanto dev’essere lungo il testo?

Vi rispondo io: un cazzo di nessuno.

Quindi, divertitevi a incesellarvi nella vostra bolgia infernale, data la vostra sicura e prossima dannazione.

– i lettori che scrivono: gente che solo per il fatto di aver sfogliato un numero di Focus pensa di essere stata illuminata dal sacro furore della penna, e invece dovrebbe solo essere accesa dalla santissima pira del fuoco. Falsi gentili ad un primo impatto, suggeriscono che anche loro coltivano il dono della scrittura, per poi cercare di attaccarti a tutti i costi nonostante le loro scarsissime conoscenze in materia – e la loro detta ignoranza. Per dire, gente che non sa come si scrive Se stessi non meriterebbe nemmeno il dono della vita, ma tant’è. Paragonabili alle piattole, alle pulci o, peggio, alle tenie. Viscidi e piccoli come roditori. Chiaro che il sole immenso del mio talento risplenda su tutti loro come la croce sui vampiri.

– i lettori di fantasy: se solo si scrostassero di dosso i chili di untume, e si lavassero i capelli almeno una volta al mese, non sarebbero tanto malaccio. Riesci a scovare un lettore di fantasy anche a chilometri di distanza. E non per la luccicanza. Suggerisco abbondanti dosi di deodorante, piuttosto che lunghe sedute a giochi di ruolo che, è pur vero, nella loro immensa frustrazione di vita li rendono almeno miseramente felici, anche se consci che si tratti di un gioco. Forse. O forse no. Il più delle volte, no.

– i lettori di fantascienza: i servizi psichiatrici dovrebbero ringraziarti ogni volta che incroci questi individui, che chissà come sono sfuggiti alle loro mani, risparmiando spese allo Stato, ma rendendo scartavetrabili i tuoi coglioni. Qualcuno di questi psicolabili è anche riuscito a fondare una religione, e a trovare seguaci: ed è tutto dire.

– i lettori di erotica: gente che legge sdraiata a letto con una mano sul pube. O nel pube. Non fa differenza. L’importante è stare lontani dai loro libri e dalle loro mani.

– i lettori forti: esiste la vita reale, e poi esistono i lettori forti. Nascosti dietro le finestre, non escono mai, nemmeno per comprare i propri libri. Hanno ragnatele anche nelle mutande, hanno idea di saperne più di qualsiasi autore – per il solo fatto di leggere, eh. Come se guardando la motogp potessi correre più forte di Valentino. Oddio, in questo momento non sarebbe nemmeno tanto difficile – e una critica pronta per tutti. E poi ritornano nel loro guscio di sfigati senza vita sociale, dove chiamano a tavola i loro libri, servendogli zuppa di muffa e umidità. E un poco di acari, che non guastano mai.

– i lettori deboli: leggono due libri all’anno, eppure anche loro hanno idea di saperne più di qualsiasi autore – come se, leggendo sul giornale un trafiletto sulla vita sentimentale di Valentino, pensassi di poter correre più veloce di lui. Anche qui, forse ora è fattibile -; confondono l’italiano con qualche altra sconosciuta lingua straniera, eppure sono pronti, sempre e comunque, ad esprimere la loro. Hanno la stelletta della Qultura sul petto; i maschi la mostrano per la figa, le donne per… le donne non la mostrano, ecco. Almeno, a loro non la mostrano. Chissà perché.

– gli analfabeti di ritorno: dicono di amare la lettura per il solo fatto di frequentare facebook una volta al mese, per un’oretta circa. Hanno più amici di Obama. Chiediamoci il perché.

– i lettori che recensiscono: il peggio in assoluto. Dispotici, tiranni, credono di essere giornalisti e critici affermati per il mero vanto di avere una penna in mano. Anzi, nemmeno quella. Solo i tasti della tastiera. Credono di poter dire qualsiasi cosa per il solo fatto di non essere pagati. Beh, anch’io non sono pagato, ma non vado in giro ad insultare la gente. O no? No. Forse ci vado. E si arrogano pure il diritto di avere un’opinione. Tzé, in Italia?!

– i lettori che fanno video-recensioni: il peggio. Nemmeno battono su una tastiera!

– i lettori che si lamentano degli autori che si lamentano dei lettori nelle video-recensioni: dai, che col vostro cervellino caro ci arrivate! Beh, se volete sparare addosso agli autori, per me fate pure: categoria più che abbietta! Ovviamente saprete che non dovete toccare sua regalia qui presente. Anzi, che non potete toccare. Sono divinamente inarrivabile.

– i lettori che si lamentano degli autori che si lamentano dei lettori che si lamentano degli autori nelle video-recensioni: no, non ci potete arrivare qui. Se ci arrivate, speditemi una cartolina.

– i lettori italiani: dispotici, menefreghisti, avari, pecore, interi greggi; belanti, critici, nullafacenti, fancazzisti e arroganti; vanagloriosi e ignoranti, parlano per dar fiato alla bocca, e non per cognizione di causa. Sì, se non l’avete capito, voi fate parte di quest’ultima categoria. E puzzate anche, un po’.

– tutti gli altri: feccia, feccia e feccia. Categoria da abolire completamente! E quanta carta salvata, nel caso, quanto ben di Dio!

In fondo, leggere a cosa serve?

Nella società di oggi?

Piuttosto un bel profilattico, un cinquantino in tasca e via! Questo è divertimento!

Uno sputo in faccia e una scatarrata sui piedi, sempre vostro

L’Autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO SABRINA.

Un buon non giorno a voi, villici umani di basso rango – che, ricordiamo, l’altissimo qui sono io.

Oggi ce la prendiamo con una lettrice che chiameremo, per l’occasione, Sabrina.

Sabrina ha un difetto, di cui non si può rendere conto allo specchio, e che io, con la mia solita delicatezza, le mostrerò. Pacatamente.

Ad essere sincera ho trovato difficile arrivare alla fine mantenendo la stessa concentrazione, è una scrittura molto complessa e articolata, frammentaria e ricca di aggettivi, che tendono a rallentare il ritmo. La storia si prospetta interessante, cupa e angosciante, tutti presupposti per un libro non banale; tuttavia (secondo la mia opinione di lettrice nel tempo libero, quindi non di esperta) ci sono alcune immagini che vengono ripetute troppe volte, quasi esasperate. Probabilmente è l’effetto che hai voluto ottenere, un espediente creato di proposito per proiettare il lettore nell’atmosfera del romanzo, ma per i miei gusti rischia di appesantire troppo la narrazione.

Sabrina, io so che volevi approcciarti al libro come ci si avvicina a una puntata del Grande Fratello – talent che, per la mestizia mia e del genere umano tutto, è stato d’altronde eliminato. Quanto è necessario, d’altronde, che ogni forma d’intrattenimento richieda l’uso dei neuroni base utilizzati, genericamente, nella giornata tipo degli italiani tipo: circa due, più o meno.

Insomma, chi è, in fondo, il biascicante in cui risiedo, per chiederti un attimo di concentrazione, mia cara? Il tuo insegnante? Il tuo dottore? Un prete durante l’omelia? Candy Crush?

Stendiamo un velo peloso dunque sul libro che, per immensa colpa del viscido che abito, non è stato curato a pennello per essere da te vestito. D’altronde, mi vorrai perdonare se lui non ha inserito cose come personaggi di Jersey Shore, sketch, barzellette, commedianti, sollevatori di peso tramite gonadi, danzatrici di seni e quant’altro.

Via, la vita è già pesante di per sé!

Basta esasperazione!

Basta aggettivi!

Basta frasi!

Basta!

Via, ovviamente scherzavo.

Stimo e accetto le critiche della lettrice suddetta come valuto positivo l’acido caustico sul pisello.

E mi sembra chiaro che io non sia sadico.

Lo è l’autore in cui risiedo, per carità.

Sennò non si farebbe leggere.

Né scriverebbe.

In Italia, quanto meno.

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO LARA.

Ho sempre sognato di essere criticato da chi ha letto e stima elementi imprescindibili della letteratura come Fabio Volo e Francesco Sole.

Insomma, chiariamoci: criticare me, autore spocchioso, è come criticare la Monna Lisa. Forse è meno offensivo solo perché lei è una donna, e io uno schizzo mentale. Ecco.

Quindi, lascio la parola alla lettrice, e poi passo alla demolizione sistematica. Godetevela.

Ciao! Ho letto, ma ho paura di doverti dire che non mi piace granché: l’idea di un romanzo distopico sulla discriminazione dei poveri è senza dubbio interessante, ma tu lavori moltissimo per accumulazione di immagini, esamini uno stesso concetto così a lungo e così a fondo che rischi di fargli perdere efficacia. Una delle cose che rende 1984 così angosciante e così godibile è la nuda brutalità, quasi la casualità con cui le cose più atroci sono descritte come se fossero normali, ed è proprio questo che dà al lettore la misura dello straniamento. In queste prime pagine del tuo romanzo non succede nulla, almeno, nulla di davvero sconvolgente (la Jolie in “Changeling” viene trattata come Achille in un istituto psichiatrico, ma non è QUELLA la parte terribile del film); il protagonista ha i tratti di un vecchio confuso e impaurito, ma la situazione lascia un po’ perplessi…come quando non risponde all’appello e gli mettono in mano una scopa, mi aspettavo che volessero bastonarlo e qualcuno, per difenderlo, ci rimettesse le penne. Forse non ho capito bene tutto, comunque penso di essere confusa perché se ho davvero inquadrato il genere, le sensazioni che mi trasmette la lettura sono “sbagliate”, nel senso di inaspettate ma non positivamente. Usi un italiano molto ridondante, e a volte in modo un po’ strano (digrignar, riaffiorar, scivolar, un po’ troppi ar!), oserei dire scorretto ma immagino che ci sia anche un discorso poetico/metaforico

Mi fermo qui.

Insomma, non credevo di trovare lettori quarantenni che ancora frequentano le scuole elementari!

Allora: due lezioni veloci.

Tutti i libri non devono essere uguali tra loro. Per carità, alcuni grossi editori hanno lanciato questa moda, e alla gente piace mangiar sempre sterco, ma non tutti producono sterco. Insomma, l’omuncolo che abito non ne è capace. Sapete quanto è difficile copiare? Ben più di avere un’idea!

Insomma, alla fin fine non era Goebbels a dire che una balla detta cento volte diviene verità? E incolpiamo di questo il pusillanime che abito? Che, tra l’altro, non ha fatto altro che ripetere cinquanta volte lo stesso concetto perché gli ho suggerito, riuscendoci, che il pubblico è composto prevalentemente da gente col cervello di un criceto! Non è colpa sua, ma mia!

E insomma, hai ragione, cara lettrice: con le scope si fanno tante cose. Gli avevo dato l’idea di sodomizzare il protagonista, in una scena erotica che certamente gli avrebbe permesso di vendere più copie, ma NIENTE! Ha voluto fare il principino tutto puro e tutto casto, e gli ha fatto solo pulire il pavimento! Pulire il pavimento con una scopa, che cosa ridicola!!!

E poi hai perfettamente ragione, se un libro non rispetta il genere in cui è infilato, è spazzatura! Tutto dev’essere assolutamente prevedibile! Che cavolo ce ne facciamo della sorpresa, cavoli, siamo impauriti da quando ci svegliamo, vogliamo sapere già tutto in anticipo, belin!

Forse, sì, non hai capito bene tutto, mia cara. Insomma, se vieni a dire al pusillanime che usare forme poetiche nella narrativa è sbagliato, forse sei ferma alla lettura dei tuoi Volo e Sole. Che, a dirla tutta, le usano pure le forme poetiche. Aspetta, mi sono un poco perso.

Dove eravamo rimasti?

Ah sì, al commento della lettrice.

Dio, questi italioti! Quanto mi fanno imbufalire.

Vi voglio un mondo di bene.

Tanto che vi sodomizzerei tutti!

Au revoir!

L’autore spocchioso