I FENOMENI LETTERARI SONO SIMILI A QUEI FENOMENI DEI LETTORI

Buongiorno, falliti!

Che dire, mi sono svegliato dal miserabile per dire che, ancora una volta, non ce la fate più.

Per la precisione, vorrei parlare di un nuovo fenomeno editoriale – non tanto recente però, perché il miserismo è stato sempre presente in qualche modo in voi italioti spocchiosoni .

Ora, avendo voi menti molto limitate, vi farò un breve esempio, per comprendere l’argomento – tanto non lo capirete anche con l’esempio, e capisco sia una perdita di tempo… ma tanto vale provare, non si sa mai.

Ecco:

“Ciao, mio nome è Odifreddo. Sono nasciuto da gegnitori cinesi, e per questo mio essere giuallo sonno sempre stato disiscriminanto. A me piaccciono moltissimo le ragazze ciciotele, e anche per questo me sono sempre stato disincriminato. Ho avuto vita difficoltosissima! Pere questo io scrivere libro belissimo, che critica e giuornalisti venerieranno, anche se io no so scrivere, eccco. E anche lettiori prendieranno, perchè non si può non pruendere libruo scritto da figliuo di immigruati a cui piacciuono cicciuotellie. O nio? Diventierò un fenuomeno lettierario, eccuo. Grazie mille, miei fratiellli italioti”

Ps. per chi non capisse l’ironia: il sottoscritto non è razzista; o quantomeno, è razzista con una razza precisa, quella umana. Qui non parliamo di avercela con una categoria precisa che SI mette a scrivere, ma parliamo del fatto che si gonfino come fenomeni letterari, e si vendano a palate, libri scritti COI PIEDI, per il SOLO fatto di essere stati scritti da minoranze culturali, etniche, o da categorie con orientamento sessuale particolare.

Ma gli italioti non se ne accorgono, perché oltre a non sapere riconoscere un buon libro, non conoscono né grammatica né sanno come si legge.

Quindi sì, è stato inutile polemizzare, tanto non capirete comunque.

Che poi, che vi parlo a fare?

Che poi, che leggete a fare?

Ma fuori dai coglioni, via: questo spazio è mio!

mai vostro, mai domo, mai cattedrale

L’autore spocchioso

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DUE PAROLE CON QUEL TRONFIO SPACCAPALLE DI MARCO EMILIO BOGA

Avete presente Marco Emilio Boga? Chi? Già, d’altronde avete pienamente ragione, per una volta – e me ne stupisco grandemente, che coi vostri cervellini da miserabili non riuscireste a fare nemmeno un due più due: non potete conoscerlo, per il semplice fatto che è un signor nessuno. Destinato a vendere accendini ai semafori, tanto per intenderci.

Ma siccome sono buono – per mia natura divina – gli ho concesso un minimo di visibilità con questa intervistina.

Quindi, se siete una caritas o qualche altro ente caritatevole, fatevi avanti: Marco ha bisogno di un futuro. Reale, eh, non come quello che ha in testa.

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Bravo Marco, sì: in fondo il TSO non è una cosa bruttisima!

Il Miracolo Umano: Cazzo non ci credo. Esiste ancora gente che pensa di poter fare il poeta. Ma non è una roba da medioevo?

Lo scarto della palta: Perché ? Non siamo ancora nel 1300 ?

Il Miracolo Umano: Cioè, Marco, diciamocela tutta. Mettere quattro parole in fila, una sotto l’altra, non è fare poesia.

Se

no

sono

anch’

io (è una parola sola) oh cazzo devo rifarla

maledizione

Lo scarto della palta: Questa intervista

Puzza di truffa

Ci vuole un zuffa

Qui scatta la rissa

mmm.. Anche se l’arista è più buona.

Il Miracolo Umano: Allora, gli ultimi grandi poeti sono stati tutti psicopatici. Dimmi, Marco: tu sei felice, vero?

Lo scarto della palta: Chi può dirlo. Hai posteri l’ardua sentenza. Hai presenti la mia deficienza.

Il Miracolo Umano: In Italia la narrativa non vende un cazzo. E la poesia peggio. Ma darsi all’agricoltura, che vedo anche una certa tua predisposizione?

Lo scarto della palta: Non ci avevo pensato. In effetti potrei avere risultati migliori.

Il Miracolo Umano: La poesia sulla carta igienica è il tuo capolavoro. Ha qualche attinenza con la tua vera essenza?

Lo scarto della palta: Direi di sì. È l’essenza della poesia e della funzione del libro. La poesia fa cagare e il libro serve per pulirsi. Anche se già Dante mi ha rubato l’idea.

Il Miracolo Umano: Quindi, marco, quanto tempo vuoi perdere ancora in questi giochetti da quattro soldi?

Lo scarto della palta: Magari fossero da quattro soldi. È già tanto se ne prendo uno. Purtroppo essendo un po’ pazzo, da buon poeta quale sono, mi sa che non smetterò mai.

Il Miracolo Umano: Quante volte ti hanno preso a calci sentendoti declamare le tue poesie?

Lo scarto della palta: Ti stupirò, ma nessuno mi ha ancora preso a calci. La poesia sembra piacere. Tanti mi battono le mani. Valgono anche quelle in faccia come applausi ?

Il Miracolo Umano: Hai presente il poeta di asterix e obelix? Mi ricorda te. Ma con molto più talento.

Lo scarto della palta: Non ho presente. Se è un poeta difficilmente qualcuno lo ricorderà. Ho scoperto, però, che Panoramix usa i miei libri per accendere il fuoco. Quel poeta avrà più talento, ma io sono più utile.

Il Miracolo Umano: Ho saputo dei tuoi rapporti burrascosi con le case editrici. Dimmi marco, quanti soldi ti hanno dato per non ammorbarle ancora?

Lo scarto della palta: Pochissimi. E ne avrei ricevuti ancora meno se avessi continuato ad ammorbarle.

Il Miracolo Umano: Soldi che hai girato poi ai lettori, immagino, per leggerti. Ovviamente nessuno ha accettato l’offerta, vero?

Lo scarto della palta: Eccome se hanno accettato. Infatti sono in perdita, perché ho speso più soldi per comprare i lettori che per farmi comprare dalle case editrici.

Il Miracolo Umano: Ma la tua ragazza quanto ti ama per lasciarti fare ancora queste stronzate?

Lo scarto della palta: Tanto, tanto, tanto.

Il Miracolo Umano: Dai, ti lascio sfogare. Manda a fanculo qualche lettore o editore che ti sta sul cazzo.

Lo scarto della palta: Fanculo. Devo mettere anche nomi ? Non basterebbe la pagina.

Il Miracolo Umano: Grandissimo marco. Come un granello di polvere! Come una molecola! Come un quark! Come..come un Marco! Ma quanto mi vuoi bene?

Lo scarto della palta: Quanto la grandine ad agosto!!

Mi spiace Marco; non saresti degno nemmeno della beneficienza, figurati della poesia. Che poi, a dirla tutta, la poesia tutta quanta fa cacare. Ed è inutile.

E a voi lettori, che vorrei veder sparire come foglie dagli alberi (vedi, Marco, che in una frase sola ho già battuto la tua intera carriera??), dedico questo vaffanculo 🙂

Meravigliosamente mai vostro

L’autore Spocchioso

DUE PAROLE CON QUEL GRANDISSIMO PIRLA DI DARIO CALDARELLA

Bene, bravo, bis. Grazie per i complimenti, ora potete anche andarvene.
Purtroppo, ancora una volta, mi si è presentato davanti alla porta un autore.
Ci ho provato: benzina, acqua santa, aglio, olio bollente: niente, non c’è stato niente da fare.
Questi sono peggio dei testimoni di Geova. Senza offesa per i testimoni di Geova, per Geova e per i testimoni. Sia mai che si incazzino, quelli son peggio dei cani lupo quando vedono un campanello e una porta chiusa!
Quindi, ho qui con me Dario Caldarella, l’uomo dal nome di una scottatura tanto lieve da sembrare quasi penosa.
Insomma, un intruglio di carne e idiozia pronto ai miei insulti.
E voi, che fate qui? Fuori dalle palle. Qui mi diverto da solo.

Bravo Dario, finalmente ti dedichi a un lavoro che ti sta una meraviglia pennellato addosso.

La sempiterna meraviglia massima: Dario carissimo – nel senso che mi fai spendere tanto, tanto tempo prezioso che potevo dedicare, chessò, a tagliarmi le unghie dei piedi -, siccome di te mi frega meno che un cazzo, direi di chiudere qui l’intervista. Va bene?
Un sudicio sconosciuto: Se proprio non si può fare, direi che con cinque euro posso togliere il disturbo.
La sempiterna meraviglia massima: Ed anche tu fissato con la poesia. Oh! Ma ti devo dare un pugno in faccia per farti capire che della poesia non frega un cazzo a nessuno??
Un sudicio sconosciuto: Non era mia intenzione, lo giuro. Vi chiedo umilmente scusa.
La sempiterna meraviglia massima: Siccome so che nella vita non fai un cazzo – non finiresti a scrivere poesie – parlami di qualcosa che conosci e che può interessarmi. Chessò, di quante zampe hanno i gatti. Cose che magari già conosco, ma che quanto meno non disprezzo e riguardino anche solo lontanamente te.
Un sudicio sconosciuto: Beh, sono un appassionato di ogni forma di scrittura – dalla letteratura al fumetto – adoro il jazz e il blues, sono dipendente dalla televisione e potrei mangiare come se non ci fosse un domani.
La sempiterna meraviglia massima: Insomma, sei un patchwork di fallimenti, Dario. Ma di cosa vai più orgoglioso, in tutto il sozzume che è stata la tua vita?
Un sudicio sconosciuto: Della mia capacità di non dipendere dagli altri, o almeno credo… tu cosa dici?
La sempiterna meraviglia massima: Quindi, dicevamo, ce l’hai piccolo. E col cervello non compensi di certo. Un’altra parte del corpo che bilanci il tutto? E non dirmi cuore, o giuro che ti vomito addosso.
Un sudicio sconosciuto: Dicono abbia un discreto fondoschiena.
La sempiterna meraviglia massima: Sei talmente geniale da aver pagato per pubblicare, tanto non ti si filava nessuno. Sei fiero di averlo fatto, vero? Anche sotto gli sputi di tutti coloro che sanno di questa tua bravata?
Un sudicio sconosciuto: Non sono fiero di averlo fatto, ma avevo bisogno di vedere qualcosa di mio apparire su carta e la poesia – come ben sai – non ti apre molte strade alternative.
La sempiterna meraviglia massima: Quindi, la raccolta è fatta da un mucchio di poesie – non conti un cazzo per me, altrimenti le avrei contate. Ma anche no -; diciamo che ognuna è collegata ad una donna che ti ha negato la patata?
Un sudicio sconosciuto: No, quasi tutte sono collegate al mio cervello che mi ha negato una sveltina.
La sempiterna meraviglia massima: Qualcuno, dopo aver letto le tue poesie, ti ha finalmente denunciato per stalking?
Un sudicio sconosciuto: Ho un’ingiunzione da parte dell’inquilino che abita tra le mie sinapsi, di certo capirai quanto sia difficile far di conto adesso.
La sempiterna meraviglia massima: Allora, stanti le tue tasche più che bucate grazie al tuo fallimento editoriale – e diciamocelo, da te non ci si poteva aspettare altro, eh. Chiediamo magari anche l’aiuto dal pubblico, in merito. Il 50 e 50 l’hai già usato per decidere se buttarti o meno da un ponte qualsiasi -, pensi di dedicarti a qualcosa di più fruttuoso? Chessò, l’accompagnatrice, il parcheggiatore abusivo.
Un sudicio sconosciuto: Avevo pensato al musicista di strada, ma devo ancora imparare a suonare qualcosa.
La sempiterna meraviglia massima: Dimmi che vuoi ancora proporti e spenderti nel mondo editoriale, e ti sputo in un occhio. Dimmelo, su.
Un sudicio sconosciuto: Avrei un paio di progetti di narrativa e qualche idea per una nuova raccolta di poesia, ma ancora sono in tempo per la raccolta differenziata.
La sempiterna meraviglia massima: Ma quanto adori l’autore spocchioso, vero?
Un sudicio sconosciuto: Temo che la mia vita non sarà più la stessa d’ora in poi. Ti lascio il mio numero?

E con un bel calcio in culo, cancelliamo dalla lista anche quel fallito di Dario Caldarella, che già a nominarlo ancora mi viene un herpes inguinale che la metà basta.

Dario, tralasciando che delle tue poesie non ce ne frega un cazzo: sei un perdente!

Un abbraccio sincero a chi davvero vale; e siccome non posso abbracciarmi da solo, niente, lasciamo perdere, evitiamo, dai, su, non siate insistenti. E basta!

Mai domo e mai duomo

L’autore Spocchioso

A VOLTE SI NASCE. A VOLTE NO.

Data: mercoledì 10 dicembre, giorno quantomeno storico. Ivano Mingotti, autore di 26 anni, finalmente mi lascia uscire allo scoperto, data la sua demoralizzazione, che ne ha sfiancato le resistenze. Insomma, esco dal barattolo in cui quel pusillanime mi aveva rinchiuso per anni. URRA’!!

Mi presento: sono l’autore spocchioso, nato dalle sofferenze di questo poveraccio; quante ne ho dovute subire e vedere, rinchiuso nel suo corpicino idiota..e quante ne ho dette, dietro al vetro in cui ero rinchiuso, suggerendogli tante volte di fare andare la lingua, per vederla invece morsa ogni volta!

Cazzarola, ma avete idea di che schifo è vivere dentro un autore? Serate a sfiancarsi per scrivere meraviglie su una schermata, giornate intere a mandare roba in giro, a contattare gente che fa più schifo di un lebbroso, e poi? Bastonate sui denti, ecco, dal mattino alla sera.

Non ci siamo, ragazzi.

Il pusillanime, in quel giorno per me fatato, ha deciso di mollare la penna: URRA’ di nuovo! E io sono sbucato fuori, pronto a parlare, finalmente libero da tutte quelle parole inutili che nessuno avrebbe mai letto.

E poi dicono che non si è mai abbastanza buoni! Bugia! Cattivi, bisogna essere brutali!

Quindi, cari miei, come in un banalissimo Io, me e Irene, ora prenderò le difese di questa dignità idiota, e andrò di bastonate sui denti. Lettori, editori, chi più ne ha più ne metta.

Voglio chiarire una cosa, prima che qualche stupidotto si rivolga contro al pusillanime: sono io a parlare, l’autore spocchioso, e non lui. Potreste pensare che io sia un personaggio, una creazione autoriale, ma NO! SONO VERO!!!

Sarcasticamente vero, in tutti i miei fronzoli invettivi e ludici.

Preparatevi, signori miei, perché quivi vedrete solo botte da orbi.

Senza nomi, sia chiaro. Che io non ho alcun soldo per pagare rette giudiziarie.

In fondo, sono solo un autore spocchioso.