Le RecESSIoni – Recensiamo insieme quei cani dei recensori – I puntata

Carissimi, schifosi lettori – che già il vostro leggere questo articolo presuppone il vostro essere parte di questa categoria aberrante – allora, come ve la passate? Spero siate chiusi in bagno per potentissime scariche di dissenteria, e prego perchè lo siate con tutto il mio cuore.

Ma, andiamo avanti per la nostra strada, dato che, soprattutto perché faccio un po’ il cazzo che mi pare, ho latitato un poco, recentemente – cosa che mi posso permettere, essendo Dio; e Dio c’è, ma può anche permettersi di non esserci.

Allora: da oggi iniziamo una nuova, meravigliosa rubrica; una trovata magnifica. In fondo, perché è mia.

Grazie alla sempre bella – ed inutile, e sprecata – attività del pusillanime, fioccano e fioccano recensioni per i suoi libracci.

Le più, ahimé, sono belle, a certificare la scarsità dei vostri umani cervelli, ma… a volte, e solo a volte, appaiono chicche come quelle che andrò ad esaminare, vere piccole pillole che mi permettono di tornare in vita!

Per farvi capire meglio ciò che cercherò, anzi, riuscirò a fare – perché sono onnipotente, non dimenticatelo – vi mostrerò, con un primo esempio, quello che succederà in questo nuovo spazio; un po’ come insegnare ai bambini a contare con le dita alzandogliele davanti e contando ad alta voce, all’unisono – sì, lo so. Non avete capito l’esempio. Siete proprio lenti, Dio santissimo. Che poi sarei io, Dio santissimo. Maledizione, vedete, mi fate anche confondere!

Insomma, cominciamo con la recensione di un sito che chiameremo Il paradiso dei boriosi idioti.

Ecco il testo:

C’è un’amarezza, donata dal tempo: non coincide con la saggezza, ma le si accompagna. Impariamo con l’esperienza: la serie delle nostre esperienze di vita, che iniziano e hanno termine al nostro (apparente) inizio e termine, sono per la loro gran parte esperienze del limite e dell’impossibilità di cosa è oltre.

Ecco, leggendo Mengotti si viene condotti a presumere che egli debba essere un ottimo lettore: un lettore attento; cui piacciono le parole e le inquadrature attraverso le parole. Ma, ecco ancora, essere buoni lettori, che è entro un certo limite anche una scelta della volontà personale, non ha nulla in comune con l’essere scrittori; e questo non ostante che, per un giovane, possa essere non immediato accorgersene. Tuttavia, il tempo, per scoprire quanto sorprendentemente spesso il silenzio sia meglio delle parole, cioè del rumore cui esse rischiano di ridursi, non manca.

Allora, caro, meraviglioso esempio di essere umano (e, dunque, scarto), ricordiamoci, con le tue parole, un paio di cose.

Per esempio, che leggendo appunto le tue parole – e vedendo che, oltre a cannare completamente il cognome dell’autore per non una, non due, ma TRE volte, non sai nemmeno scrivere il termine “nonostante” – posso venire condotto a presumere che tu sia un lettore – purtroppo, che di lettori ce n’è già troppi, e tu sei uno in più -, ma che essere lettori – scarsetti, aggiungerei – non ha nulla in comune col poter dare un’opinione critica su uno scritto.

Ma, a quanto pare, qui si aggrava il tutto credendo nell’onnipotenza per cui tu, e solo tu, che non sai nemmeno scrivere nonostante, puoi permetterti di dire a un ragazzo che dovrebbe accorgersi, con amarezza e con il tempo, che non può fare lo scrittore. Perchè tu lo dici, ricordiamolo. Uno che non sa scrivere nonostante.

Ora, ammettendo che hai la credibilità di un cetriolino sott’olio che si iscrive alla lega dei giocatori di tennis, posso solo dirti una cosa: già da lettore mi fai abbastanza schifo, e più volte nei nostri esperimenti io e il pusillanime abbiamo mostrato che l’italiota tipo parla credendo di sapere, e non sa un bel tubo. Tu ne sei un’ottima dimostrazione, a parere dell’autore spocchioso.

E rilassati, che qui è un sito di satira. Non è, come il tuo, un sito in cui si esprimono le vere opinioni, quelle sentite, che, quelle sì, pregiudizievoli, arroganti e supponenti, possono ferire davvero –  non il pusillanime, ahimè, altrimenti mi sarei già, con gioia, sbarazzato di lui.

Quindi non so, da una parte mi rallegro, pensandoti in giro a bastonare autori, anche di grande levatura, togliendo così dal mondo quella scempiaggine chiamata scrittura facendoli scappare a piangere con la coda tra le gambe. Però mi infastidisce che tu ti voglia credere migliore di me, l’autore spocchioso, sentendoti un Dio onnipotente, la cui opinione è superiore alle altre, imprescindibile, sacra, inconfutabile.

Qui di Dio ce n’è uno solo.

Quindi, venendo alla recensione della tua recensione: illetterato, senza fondamento, disinformato, parziale. Voto: 1 su 10 nel mio personale computo. E ora vatti a ripassare un po’ di grammatica, prima di farcirti la bocca di nuovo, italiota, che non vali la punta delle mie scarpe.

Tsé. Lettori. Ma chi si credono poi di essere.

L’Autore Spocchioso

IL DELIRIO: CONFERMO, SIETE ITALIOTI

Meraviglioso. L’esperimento sociale è andato ESATTAMENTE come previsto, se non meglio.

Nessuno ha letto oltre il titolo dell’articolo, ed è preoccupante: questo dimostra che, cari i miei italioti, i giornali ed i media in genere possono abbindolarvi COME VOGLIONO.

Si è scatenato il putiferio in difesa di Ivano Mingotti, non sapendo che l’autore delle interviste, e soprattutto, di quest’ultima intervista, è pur sempre – sono io, nevvero, ma vi faccio parte – Ivano Mingotti stesso.
Anzi, sapendolo. Perchè, leggendo l’intervista, ERA APPUNTO CHIARITO. Ma, come volevasi dimostrare, nessuno ha letto.

In questo senso, è esilarante leggere i commenti buonisti, paladini, superficiali e stolti di chi a spada tratta si è espresso, non sapendo. Come tutti gli italiani, sempre e comunque. Senza sapere.

Ne riporto qui alcuni davvero gustosi:

“Non dategli corda, non vi ha umiliati più di quanto può umiliarvi una strisciata nella tazza del cesso. Si tira l’acqua e scompare…”

” non ho parole….è lui cmq a doversi sentire umiliato, non tu…una persona ke fa un blog x screditare gli altri e basta avrà vita breve, ora magari fa “notizia” fidati ke domani nn si ricorderà nessuno chi è…e poi tu hai più recensioni positive ke negative…ke te frega! Ridici su!”

“??? Fatti una bella risata alla faccia di qualsiasi pirla sia!!”

“Ma ha inventato tutto? Esiste sul serio? E’ uno scherzo? Perché di troll ne ho incontrati parecchi, ma questo mi pare veramente eccessivo. E non degno del rilancio in bacheca.”

“……nessuno….e dico nessuno…si può permettere di insultare e screditare un’altra persona…il rispetto della persona .prima di ogni cosa…..poi…si può parlare di altro……ma prima…educazione e rispetto…..sempre e comunque…”

“Dico solo una cosa: denuncialo!”

” Sono… aberrata, sinceramente….. hai provato a contattare privatamente il blogger e chiedergli quantomeno le ragioni di cotanta superbia?”

“chi non si firma con il proprio nome si chiama vigliacco in italiano”

“Mi dispiace tantissimo”

“Massì Ivano chi non è capace di costruire,distrugge…chi non ha identitá ha bisogno di annullare il nome di chi,come te,è in cammino verso la propria individuazione…!forza Ivano dai importanza solo alle critiche costruttive,il resto è materia fecale da eliminare..io faccio il tifo per i tuoi otto libri…”

“????????????……… Scusate ma non capisco a cosa serve sta gente”

“ma che persona brutta. denuncialo”

Siete meravigliosi. Meravigliosi. E siccome non voglio togliervi il gusto del paladinismo, non vi avviserò che era tutto un esperimento sociale. No, non lo farò.

Se lo scoprirete da soli, voglio che mi contattiate e diciate al pusillanime tutte le cose più brutte che vi vengono in mente.

Perché, tanto, da soli non lo scoprirete mai.
Con l’idea in testa che Ivano Mingotti sia stato una vittima. Un po’ come certe notizie di stampa di parte, che riescono bene a rendere vittima chi non lo è. O forse qui stiamo esagerando.

Uno sputo in faccia

Mai vostro, L’autore Spocchioso

LETTORI ITALIOTI TIPICI: MERAVIGLIOSI

Insomma, cari italioti beoti, non credo a quel che sto dicendo, ma… davvero, mi fate ridere. E di gusto.

Ora vi spiego, perché le vostre menti sopraffine ancora, probabilmente, non hanno capito un tubazzo.

Se non lo aveste capito, le interviste che conduco grazie al pusillanime sono, per lo più… anzi, direi anche totalmente…concordate. Sì, meravigliosa sorpresa: l’autore e l’intervistatore si parlano prima di condividere un post che insulti l’uno e l’altro. Quale meraviglia, vero? Insomma, sforzate un poco le meningi: quale autore condividerebbe un’intervista in cui è stato ripetutamente offeso, fossero vere e impreviste le offese? E quale intervistatore offenderebbe un intervistato, senza prima informarlo o essere d’accordo, pena l’incappare in denunce e quant’altro? Su, andiamo, non ditemi che siete ancora così stupidi.

Sì, siete così stupidi.

E c’è di più: voi nemmeno leggete.

Quante volte ho scritto il nome del pusillanime che abito, e quante volte il pusillanime ha CONDIVISO i miei articoli, per vedere voi, beoti, commentare chiedendosi chi fosse lo stronzo che insulta. Quante volte avete augurato il peggio a questa mia divinità spocchiosa – che poi si rivolgerà tutto contro il pusillanime..poraccio… – non capendo che gli insulti SONO FALSI. CHE LE INTERVISTE SONO COSTRUITE, PROGRAMMATE.

E volete sapere il perché di tutto questo? Il perché io, e quindi indirettamente il pusillanime, ci siam visti recapitare dell’invidioso, della persona che non ha mai pubblicato, dello stronzo, del meschino, dello spregevole, del bastardo? 😀 Perchè NON LEGGETE. Non approfondite, parlate prima di sapere. Come tutti gli stronzi italiani, come tutti gli italioti che siete.

Non avete nemmeno aperto i link, avete solo letto cosa compariva su sto beneamato fottutissimo facebook, ogni volta, in due righe: Due parole con il tronfio rompicoglioni, due parole con il fallito, due parole con la merda, ecc.. Avete letto la prima frase al volo, e da buoni finti che siete, e aggiungerei fintamente buoni e veramente superficiali, avete mostrato il vostro finto supporto all’intervistato. Perché NON CAPITE UN CAZZO. Perché NON VOLETE CAPIRE.
Facciamo una prova di questo? 😀

Domani intervisterò proprio il pusillanime, che condividerà su facebook l’intervista. Userò la frase più spregevole, per attirare l’attenzione. E poi, condividerò qui le svariate dozzine di commenti a supporto del pusillanime che compariranno.
Vedrete, ci sarà da scompisciarsi.

Ovviamente, dentro l’intervista, ficcherò qualche indizio PESANTE sul fatto che IO ABITI il pusillanime. Ma non se ne accorgerà nessuno. Perchè NESSUNO leggerà davvero.

Storia di facebook: tanti post, tanti commenti, ma nessuno che davvero vada oltre la superficie.

Storia d’Italia: tutti pronti alle battaglie, tutti buoni, tutti giusti, ma nessuno che davvero ne capisca, abbia le palle e vada avanti.

Un paese finto di finti.
Vi adoro, italioti.
Tanto che mi scoppiano le gonadi a dire che vi adoro.

Con poco, misero affetto.

Mai, mai, mai vostro.

L’Autore Spocchioso

DUE PAROLE CON QUEL GRANDISSIMO PIRLA DI DARIO CALDARELLA

Bene, bravo, bis. Grazie per i complimenti, ora potete anche andarvene.
Purtroppo, ancora una volta, mi si è presentato davanti alla porta un autore.
Ci ho provato: benzina, acqua santa, aglio, olio bollente: niente, non c’è stato niente da fare.
Questi sono peggio dei testimoni di Geova. Senza offesa per i testimoni di Geova, per Geova e per i testimoni. Sia mai che si incazzino, quelli son peggio dei cani lupo quando vedono un campanello e una porta chiusa!
Quindi, ho qui con me Dario Caldarella, l’uomo dal nome di una scottatura tanto lieve da sembrare quasi penosa.
Insomma, un intruglio di carne e idiozia pronto ai miei insulti.
E voi, che fate qui? Fuori dalle palle. Qui mi diverto da solo.

Bravo Dario, finalmente ti dedichi a un lavoro che ti sta una meraviglia pennellato addosso.

La sempiterna meraviglia massima: Dario carissimo – nel senso che mi fai spendere tanto, tanto tempo prezioso che potevo dedicare, chessò, a tagliarmi le unghie dei piedi -, siccome di te mi frega meno che un cazzo, direi di chiudere qui l’intervista. Va bene?
Un sudicio sconosciuto: Se proprio non si può fare, direi che con cinque euro posso togliere il disturbo.
La sempiterna meraviglia massima: Ed anche tu fissato con la poesia. Oh! Ma ti devo dare un pugno in faccia per farti capire che della poesia non frega un cazzo a nessuno??
Un sudicio sconosciuto: Non era mia intenzione, lo giuro. Vi chiedo umilmente scusa.
La sempiterna meraviglia massima: Siccome so che nella vita non fai un cazzo – non finiresti a scrivere poesie – parlami di qualcosa che conosci e che può interessarmi. Chessò, di quante zampe hanno i gatti. Cose che magari già conosco, ma che quanto meno non disprezzo e riguardino anche solo lontanamente te.
Un sudicio sconosciuto: Beh, sono un appassionato di ogni forma di scrittura – dalla letteratura al fumetto – adoro il jazz e il blues, sono dipendente dalla televisione e potrei mangiare come se non ci fosse un domani.
La sempiterna meraviglia massima: Insomma, sei un patchwork di fallimenti, Dario. Ma di cosa vai più orgoglioso, in tutto il sozzume che è stata la tua vita?
Un sudicio sconosciuto: Della mia capacità di non dipendere dagli altri, o almeno credo… tu cosa dici?
La sempiterna meraviglia massima: Quindi, dicevamo, ce l’hai piccolo. E col cervello non compensi di certo. Un’altra parte del corpo che bilanci il tutto? E non dirmi cuore, o giuro che ti vomito addosso.
Un sudicio sconosciuto: Dicono abbia un discreto fondoschiena.
La sempiterna meraviglia massima: Sei talmente geniale da aver pagato per pubblicare, tanto non ti si filava nessuno. Sei fiero di averlo fatto, vero? Anche sotto gli sputi di tutti coloro che sanno di questa tua bravata?
Un sudicio sconosciuto: Non sono fiero di averlo fatto, ma avevo bisogno di vedere qualcosa di mio apparire su carta e la poesia – come ben sai – non ti apre molte strade alternative.
La sempiterna meraviglia massima: Quindi, la raccolta è fatta da un mucchio di poesie – non conti un cazzo per me, altrimenti le avrei contate. Ma anche no -; diciamo che ognuna è collegata ad una donna che ti ha negato la patata?
Un sudicio sconosciuto: No, quasi tutte sono collegate al mio cervello che mi ha negato una sveltina.
La sempiterna meraviglia massima: Qualcuno, dopo aver letto le tue poesie, ti ha finalmente denunciato per stalking?
Un sudicio sconosciuto: Ho un’ingiunzione da parte dell’inquilino che abita tra le mie sinapsi, di certo capirai quanto sia difficile far di conto adesso.
La sempiterna meraviglia massima: Allora, stanti le tue tasche più che bucate grazie al tuo fallimento editoriale – e diciamocelo, da te non ci si poteva aspettare altro, eh. Chiediamo magari anche l’aiuto dal pubblico, in merito. Il 50 e 50 l’hai già usato per decidere se buttarti o meno da un ponte qualsiasi -, pensi di dedicarti a qualcosa di più fruttuoso? Chessò, l’accompagnatrice, il parcheggiatore abusivo.
Un sudicio sconosciuto: Avevo pensato al musicista di strada, ma devo ancora imparare a suonare qualcosa.
La sempiterna meraviglia massima: Dimmi che vuoi ancora proporti e spenderti nel mondo editoriale, e ti sputo in un occhio. Dimmelo, su.
Un sudicio sconosciuto: Avrei un paio di progetti di narrativa e qualche idea per una nuova raccolta di poesia, ma ancora sono in tempo per la raccolta differenziata.
La sempiterna meraviglia massima: Ma quanto adori l’autore spocchioso, vero?
Un sudicio sconosciuto: Temo che la mia vita non sarà più la stessa d’ora in poi. Ti lascio il mio numero?

E con un bel calcio in culo, cancelliamo dalla lista anche quel fallito di Dario Caldarella, che già a nominarlo ancora mi viene un herpes inguinale che la metà basta.

Dario, tralasciando che delle tue poesie non ce ne frega un cazzo: sei un perdente!

Un abbraccio sincero a chi davvero vale; e siccome non posso abbracciarmi da solo, niente, lasciamo perdere, evitiamo, dai, su, non siate insistenti. E basta!

Mai domo e mai duomo

L’autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO SABRINALDA

Allora: il mio caro vettore, in cui, vi spiego ancora, abito, è giunto nei pressi di una enorme scazzottata tra autori e lettori. Ne capirete che lui si è preso molto male, mentre io ho gioito come un pupo: quale migliore occasione di veder stramazzare a terra le due peggiori categorie sul pianeta?

Ma ora, venendo al nocciolo della questione, ho preso il controllo del birbante perché, francamente, ne avevo piene le palle. Siete troppo scarsi, troppo! E io avevo voglia di battaglia e di mostrare la mia mente eccelsa, e, quindi, sono intervenuto.
Partiamo con i fatti:

Uno schifosissimo autore che chiede, in un gruppo, quale sia lo scrittore che più odiano i vari lettori membri. Ovviamente, fossi stato del gruppo, avrei detto TUTTI, SENZA ALCUNA ESCLUSIONE. Però, assistendo, ho visto qualcosa di davvero macabro: L’ITALIANESIMO.

Al QUAL’E’ dell’autore, si è scatenata un’ondata di colpi e insulti, dal VERGOGNATI, al TU CHE SEI UNO SCRITTORE SEI OBBLIGATO A SCRIVERE CORRETTAMENTE, VERGOGNA, al NEMMENO ALLE SCUOLE PRIMARIE QUESTI ERRORI. E insomma, capirete la mia goduria al massacro dell’autore, MA. Ma a me, sinceramente, l’italianesimo non piace.

L’italianesimo è quel processo secondo cui, se un italiano vede un errore, una colpa, o qualcosa da biasimare nell’altro, allora crea o entra in un gruppo di ”protestatori insultanti”, che paiono essere bagnati dal fuoco sacro della giustizia, giustificato meramente dal fatto di avere anche soltanto una minima parvenza di ragione. Si creano così masse impecorite usanti offese o peggio, prevalentemente composte da incoerenti.

Infatti. Uno dei membri protestanti usa la parola ALMENO CHE invece di A MENO CHE. E qui scatta lo spirito giustizialista (in difesa dei più deboli) del mio. E qui parto a divertirmi.

Prima di tutto trollo tutti dicendo che l’italiano è una convenzione tra individui per facilitare la comunicazione, quindi dire che bisogna vergognarsi per un errore grammaticale è come dire che bisogna vergognarsi per l’uso improprio di un tostapane.

Poi correggendo, tacciando di incoerenza, chi a sua volta ha fatto errori grammaticali nel rilevare la cosa.

Risultato: gente che dà addosso al pusillanime perchè LA LINGUA E’ LEGGE, chi lavora DEVE RENDERE CONTO DEI PROPRI ERRORI e GENTE CHE GLI DA’ DEL DISUMANO perchè appunto corregge degli errori altrui.

FAVOLOSO 😀

In un colpo solo ho preso tre, quattro, cinque piccioni.
Adoro la semplicità mentale degli italiani.Li puoi sfottere come, quando e dove vuoi 😀 Meraviglioso!

Cara Sabrinalda, un consiglio: torna a scopa e paletta, che forse è il tuo giusto mestiere. E se lasci un grumo di polvere, attenta, che scateno un putiferio!

Mai domo e mai duomo

L’Autore Spocchioso

DUE PAROLE CON QUELL’INSIGNE MENTECATTO DI LIVIO GAMBARINI

Mi dovranno fare santo, insomma. Vi rendete conto di quale aborto devo subire, ogni santa settimana? Cos’ho fatto di male?
Ebbene, anche stavolta mi tocca esaudire le preghiere di un – perdonate il termine – autore.

Insomma, qui con me c’è Luca Gamberini. Luca Gambarini. Livio Gamberetti.

Insomma, sto tizio.

Quindi, approntandomi a parlarci, come stessi per pestare i ceci con le ginocchia, do la mia imprecazione quotidiana a questo scribacchino da quattro soldi.

E per favore, non fate finta che vi interessi quello che andrò a scrivere.

Leggete solo le parti più interessanti, evitatevi il disturbo di leggere tutto. Sono quelle con scritto di fianco Il mio Lord profondissimo. Sì, le mie, esatto.

Anzi, già che ci siete, evitate il disturbo. Evitatemi. Evitate. Andate da un’altra parte.

Fuori dai coglioni.

Sciò!

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Guardandoti, Livio, non posso fare a meno di pensare che un poco il Lombroso avesse le sue ragioni.

Il mio Lord profondissimo: Quindi, Livio, ci siam messi d’accordo per trattare determinati temi, in quest’intervista. Bene, parliamo di tutt’altri argomenti: ma come stai messo?
Il Granduca di Sticazzi: Visto che i lettori non ci possono vedere, a loro beneficio descriverò come sto messo così: in ciabatte e mustacchi, con un bicchiere di spumante in mano: oggi si festeggia la messa online del nuovo sito di Acheron Books, che presto pubblicherà un mio romanzo! Prosit!
Il mio Lord profondissimo: Sempre ad affogare la depressione nell’alcol, eh, vecchia ramazza! D’altronde te l’ho detto tante volte, i libri già non si leggono, figurati i mattonazzi storici. Te ne rendi conto?
Il Granduca di Sticazzi: Altroché. Ti immagini cosa succederebbe se la gente leggesse davvero la roba che scrivo? Sarebbe la fine della mia carriera da scrittore… no, molto meglio così!
Il mio Lord profondissimo: Adesso non cominciare a parlarmi di carriera e soddisfazioni, perché parlarne con te è come sentire un chiodo parlare di scopate. Insomma, sei ridotto male, no?
Il Granduca di Sticazzi: Malissimo… questo spumantino va giù che è un piacere e di te ne vedo due… e già uno non è che fosse un bello spettacolo! In ogni caso, Le colpe dei padri mi ha dato tante soddisfazioni quanti mal di testa: un sacco!
Il mio Lord profondissimo: Certo. Crediamoci. E tu, credi che freghi a qualcuno conoscere la storia di Bergamo?
Il Granduca di Sticazzi: Non dimenticare che la provincia di Bergamo fa più abitanti di Basilicata, Molise e Valle d’Aosta messe insieme, le donne bergamasche sono più di mezzo milione: conoscere la storia orobica è un’eccellente strategia di cuccaggio! E poi, devi aggiungerci anche le milanesi: si sciolgono tutte, quando gli racconti che la carrozza fu inventata proprio per il matrimonio di uno dei personaggi del romanzo!
Il mio Lord profondissimo: E sti cazzi! Molise, Basilica e Valle d’Aosta. Mica pizza e fichi, direi. Però diciamocela tutta, Mimmo, con la faccia che ti ritrovi, proprio te dovrebbero stare a sentire? Non so se lo sai, ma esiste una cosa chiamata scuola. Già, dimenticavo che non l’hai frequentata.
Il Granduca di Sticazzi: Ne ho sentito parlare, ma ammetto che la trovo un po’ noiosa. Immagino che sarebbe più interessante, se, a Storia, invece che una serie di date e nomi inutili ti insegnassero cosa si mangiava nel medioevo, quali peccati commettevano i prelati e cosa si celava nelle missive segrete dei grandi signori…
Il mio Lord profondissimo: Direi che interessante è un concetto molto relativo, a questo punto. Relativamente, per te, distante da interessante. Ma.. ho sentito che ci dai dentro con le vecchiette, dopo gli eventi. Da dove questa perversione? Sarà mica scaturita dal tuo interesse verso il passato storico?
Il Granduca di Sticazzi: Stavolta mi hai proprio beccato. Le signore tra i 45 e gli 80 anni costituiscono una grande percentuale dei miei acquirenti nelle fiere e ai banchetti; tuttavia, parecchie di loro comprano Le colpe dei padri per regalarlo ai figli, che in questo periodo sono tutti disoccupati e squattrinati.
Il mio Lord profondissimo: Capisco il motivo dei mal di testa, ora: evidentemente, dopo la prima, cerchi di evitare la seconda scopata. Dicevamo, Livio è un nome prettamente da romano. Perché non te ne torni in quel periodo storico, dato che poi, tra l’altro, la storia ti piace pure?
Il Granduca di Sticazzi: Mi piace un sacco l’Impero Romano. Però è tutto troppo pulito, per i miei gusti: mi affascina di più il medioevo, sia perché è un periodo più vicino nel tempo, sia perché è un casino micidiale. La gente non si sogna nemmeno di quante cose esaltanti o terribili siano capitate nell’Età Oscura!
Il mio Lord profondissimo: Esaltanti, già. A sentire te già mi esalto. Come un pinguino all’equatore. Lo sai che scrivere è per gli sfigati?
Il Granduca di Sticazzi: E meno male. Sennò non avrei la minima speranza!
Il mio Lord profondissimo: Pensi ci si debba vantare di essere autori? Per carità, io da autore già evito altri autori. Figuriamoci come ti sta lontana la gente, nel tuo caso.
Il Granduca di Sticazzi: Se sei tu a tessere le tue lodi e non gli altri, allora vuol dire che sei una schiappa. D’altra parte nell’era di internet esiste solo chi si fa sentire: per questo cerco di raggiungere quanti più canali possibile per far vedere la mia brutta faccia alla gente, in modo che se la ricordi e per distrazione magari gli scappi di comprare una copia delle Colpe o di qualche mio altro lavoro!
Il mio Lord profondissimo: Ecco, speriamo che gli scappi. La voglia. Cosa hai fatto di bello nella vita? Non ti chiedo la luna.. anche, che so, esserti tagliato le unghie ieri sera.
Il Granduca di Sticazzi: Vado molto fiero della Fagiolata alla d’Oggionese, il piatto che ho inventato insieme ad alcuni amici durante il mio degenerato periodo universitario. Una porzione per quattro persone è composta da due vasetti di passata di pomodoro, una lattina di fagioli bianchi, rossi e borlotti, due peperoni, mezza cipolla, salsiccia, pancetta a cubetti, lardo di Colonnata, scannello di maiale, scamorza, salame piccante, wurstel a dadini, stracchino, un uovo crudo e mezza tavoletta di cioccolato. Hai capito bene: “mezza tavoletta di cioccolato”: provare per credere! Occhio però, crea dipendenza.
Il mio Lord profondissimo: Bene, ho capito anche la tua passione per il medioevo. Ce l’hai nello stomaco l’epoca buia. Ho saputo che hai sfiorato la Mondadori. Però non te l’ha data e ti ha denunciato per violenza sessuale. È vero?
Il Granduca di Sticazzi: Verissimo! Nel 2013 sono stato finalista del concorso Chrysalide nella sezione di Fantascienza… insomma, la Mondadori mi ha lanciato occhiatine maliziose, ma alla fine a portarsela a letto è stato Alessandro Renna, amico e compagno di penna del forum per scrittori della Tela Nera.
Il mio Lord profondissimo: E poteva essere altrimenti? Ho letto che ti piace la fantascienza. Beh, già mettere sullo stesso piano te e i libri lo è, in fondo, non ti pare?
Il Granduca di Sticazzi: Se mi metti sullo stesso piano con un qualsiasi numero di libri, andrà inevitabilmente a finire che me li leggerò tutti prima di passare al piano successivo. Con l’ascensore, naturalmente, così non inciampo mentre leggo!
Il mio Lord profondissimo: Dai, spara la cosa più cattiva che vuoi contro uno stronzo lettore o editore in particolare.
Il Granduca di Sticazzi: Voglio bene a tutti i miei lettori, inclusa quella lettrice che ha scritto una recensione delirante sulle Colpe, in cui dal mio romanzo desumeva le (maestose) dimensioni del mio pene. In effetti voglio bene SOPRATTUTTO a quella lettrice. Però quando porto il libro a una fiera mi stanno antipatici quei tizi che arrivano lì e ti tengono un quarto d’ora a parlare dei LORO libri. Vi colga lo sguaraus, scartavetra-gonadi!
Il mio Lord profondissimo: Ma quanto vorresti slinguazzare l’autore spocchioso, eh? Peccato per te che sono etero. E non mi piace la barba.
Il Granduca di Sticazzi: Peccato… raffredderò i miei bollenti spiriti in questo ennesimo bicchiere di spumante. In alto i calici, CIN CIN! Brindiamo al futuro, al passato e al Mingotti, che ringrazio di avermi invitato a questa spassosa intervista con te, mio truce amico!

E finalmente, dopo una buona dose di cazzate e farfugliamenti, posso lasciare questo scocciatore al pubblico ludibrio.

Livio, lascia che te lo dica: non ce ne frega un cazzo dei tuoi libri storici.

E voi, che ci fate ancora qui? Devo prendere il mattarello rinforzato?

Fuori dalle palle!

Vi amo profondamente

mai vostro, illuminato, Autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UN SIMPATICO LETTORE CHE CHIAMEREMO SABRINALDO.

Insomma, vedete voi: tanto è l’astio che si tiene dentro il povero cristo che abito, che gli avete fatto venire una prostatite. E, stante il fatto che io in quel corpo ci risiedo, capirete che non è certo piacevole per me avere una canna su per il cazzo. No, direi proprio di no.

Ma tant’è, che fate schifo e siete orridi più di una superobesa in guepierre esposta in vetrina in corso Dante – che, per voi tutti ignoranti, è a Milano. Sì, la città dell’Inter e del Milan, per lasciarmi un po’ comprendere dalle vostre menti eccelsamente stupide – lo sapevate bene; d’altronde non sfoghereste a sbafo la vostra frustrazione a destra e a manca.

Insomma, evitiamo di parlare del fatto di quando i vostri genitori vi hanno umiliati davanti a tutti alle scuole elementari, pentendosi poi, nella vostra adolescenza, di avervi procreati, e parliamo del nostro nuovo simpaticissimo ospite, Sabrinaldo.

Sì, mi piace usare il nome Sabrina e i suoi suffissi.

Un po’ perchè mi sta sul cazzo come nome.

Un po’ perchè mi state sul cazzo voi.

Un po’ per questo tubo, nel cazzo.

Così. D’amblé.

Premetto che non parlo del tuo libro, ma solo delle sensazioni che questa impostazione mi da. Trovo molto pesante la narrazione utilizzata, non mi attira minimamente e l’introspezione a tutti i costi la trovo sofista, che non porta a nulla. E’ un escamotage ormai usato fino all’annullamento del suo stesso messaggio, cioè trasmettere emozioni. Un riempirsi la bocca. Sono espressioni di stile e nulla più, spesso servono a mascherare una mancanza di tridimensionalità della storia e servono ad imbellettare una narrativa traballante e molto scarna. Probabilmente non è questo il caso del tuo lavoro ma trovo molto ostica la lettura di questo genere

Piccola premessa da fare: quell’idiota di Sabrinaldo non ha nemmeno letto una pagina del libro. Ha soltanto chiesto il genere di appartenenza, per dire. E poi, ha fatto il miracolo.

1. Premettere di non parlare del libro, per poi gettare addosso all’autore – non letto – tutta la frustrazione accumulata, per anni, e convogliata quindi in un feticcio. Un po’ come andare in giro e prendersela, per il proprio fallimento di vita, con le bambole gonfiabili, dicendo però al gestore del porno shop che non ce l’ha esattamente con quella bambola. Ma con tutte. Vi invito a schiacciare il pulsante, quindi, ed a tenere aperta la finestra per successive pressioni: http://inception.davepedu.com/

2. Senza aver letto alcunché, trova pesante la narrazione utilizzata. E non lo attira minimamente. Ma di che? Del genere, del romanzo, della quarta di copertina, dell’etichetta sugli scaffali del supermercato? Di che? Come vedere le mongolfiere alzarsi in aria, guardare il cielo e dire “la vita è così pesante”. Schiacciare bottone, per cortesia.

3. L’introspezione è, per lui: un escamotage che non porta a nulla, abusato. In poche parole, parlare di emozioni nei libri: sia mai. Meglio figa, spara spara, robottoni, anelli, draghi e zombie. Senza pensieri. Stile battaglia tra orde di decelebrati, che mugugnano sbavando a terra, per tutto un libro. Il genere perfetto per Sabrinaldo. Spingere bottone.

4. L’introspezione è, per lui: un riempirsi la bocca. In poche parole, quando gli autori parlano di sentimenti, non sanno che altro cazzo dire. Insomma, ci sono tante belle cose di cui parlare, appunto. Come gli scontri tra onde di decelebrati. Mannaggia a chi parla di emozioni, è proprio un inetto che non sa scrivere e ci prova lo stesso. Meno male che ci sono i geni come Sabrinaldo ad aprire la strada. Spingere bottone.

5. L’introspezione serve a celare la mancanza tridimensionalità di una storia e la narrazione scarna. In poche parole, ancora, se l’autore è scarso, e il libro una merda, almeno riempiendolo con tante emozioni lo rendo un libro accettabile, celo lo schifo della mancanza di azione. Insomma, non fanno così i grandi Moccia e Volo? Spingere bottone.

6. L’introspezione è un sofismo. UN SOFISMO. Spingere bottone, per carità di Dio.

Ora, tralasciando il fatto che un ignorante che usa la parola sofismo fuori contesto è da impalare, come ai tempi del grande Vlad – tanta stima, fratello -, l’ultima frase è per me – non so se anche per il pusillanime che abito – sintomatica di quanto sei scarso e tipicamente italiano: sei troppo stupido per apprezzare l’introspezione, troppo vuoto e decelebrato per affrontare determinati argomenti, allora non ci devono stare, quelle cose, devono sparire.

Giusto, assolutamente d’accordo: per un italiano come te, il pensiero è una cosa da evitare, che fa male, che crea dolore.

In fondo, ti apparirà come una cosa nuova, sconosciuta, e il nuovo e lo sconosciuto fanno paura!

Quindi stai pure lontano dai libri profondi, seri, e buttati a capofitto sui romanzi tratti dai videogiochi, o dai giochi da tavolo. Sono degni di te, tu parte della schiera di decelebrati per cui se il mondo è complicato, è il mondo a dover cambiare, e non tu a doverlo capire!

Resta nella fogna di inferno che ti sei creato, con il tuo falso sapere e la tua netta arroganza, e continua con quella tua aria da saputello vuota e costrutta, posticcia.

Perché facessi io una tua introspezione – che tu ti vergogni di fartela da solo – non troverei che un massiccio di argilla, fragile e puzzolente, a coprire il tuo vuoto.

Mangiati e leggiti la stessa sostanza di cui sei fatto, che tra simili ci si vede e ci si digerisce bene.

Io, schifosamente intelligente e serio, ti sputo in un occhio, benedicendoti e lavandoti allo stesso tempo.

Ora puoi tornare al tuo letame.

Un caloroso saluto, pieno di bile, a tutti voi schifosi.

L’autore spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UN SIMPATICO LETTORE CHE CHIAMEREMO SABRINO.

Siccome più i giorni passano, e più mi fate schifo, oggi ho deciso di parlare di un altro soggetto diciamo ‘particolare’ della vostra mostruosa fauna. Chiameremo questo soggetto “Sabrino”.

Anche oggi sarò delicato come un trattore sul rudo. Quindi prendete i vostri calici, riempiteli, spruzzateveli addosso e datevi fuoco.

Il lato positivo è che sai scrivere. Questo si..Scrivi bene, preciso e si nota che hai un bagaglio culturale ampio. Il contro è che il racconto in se è pesante. Ho provato a fargli dare un’occhiata da un paio di persone che leggono come non ci ofsse un domani e il risultato è uguale. Da lettore, si ha l’impressione di leggere un racconto e in seconda battuta,tra le ighe, si sente l’autore, tu in questo caso, che pensa “leggete quanto sono bravo a scrivere”… avrai una moltitudine di gent che leggeranno dieci pagine e non ne vorranno più sapere.

Caro Sabrino, mi rendo conto che un racconto sui lager debba essere tutto fiorellini e zucchero; d’altronde, chi lo leggerebbe, altrimenti? Levi non parlava forse di grande scopate ed allegri e pantagruelici pranzi nei campi di prigionia? Anna Frank non scriveva forse dei giorni di shopping sfrenato, cinema e masturbazione a letto? Hai proprio una ragione incredibile, illuminante.

Hai provato a fargli dare un’occhiata a due persone che, probabilmente, si accoppiano con te o comunque ti girano intorno. E probabilmente, hanno il tuo stesso quoziente intellettivo, o con te non scambierebbero parola. Insomma, tra amebe ci si intende benissimo, tra balene e plancton non molto.

Mi dici che, da lettore, si ha l’impressione di leggere un racconto. Mi rendo conto che ti aspettavi un saggio, o forse un libro di fotografia, ma in questo il pusillanime non riesce molto bene. Riesce invece molto bene a scrivere, come hai detto tu stesso. Per esempio, ho messo una mezzora buona a capire esattamente cos’hai scritto tu, e questo è molto più pesante, per dire, di un racconto su un campo di prigionia. Per dire.

Ora, venendo alle ultime righe. Sì. Me la tiro. Me la tiro immensamente, in ogni riga. E instillo al pusillanime questo tirarmela, perché francamente voi non siete niente, e noi siamo divini. Chiaro e lampante. Cerco di farvelo capire, come se i libri di quel viscido che abito fossero una nuova bibbia, un nuovo testamento per voi pecoroni, ma niente, siete troppo idioti.

Per la moltitudine che intendi: beh, ne abbiamo già parlato prima. Ripudio, schifo e sputo ogni lettore. Quindi, quale grande problema dovrebbe essere per me schivare la moltitudine? Non è un mio problema, al massimo lo potrebbe essere per il pusillanime. Ma il pusillanime, dentro, ed io lo vedo, ha tanto odio per quasi tutti gli italiani. Che guardano la D’Urso, i cinepanettoni, la motogp e il calcio, col birrozzo in una mano ed il pene nell’altra; che votano Berlusconi e si buttano nella demagogia, che assaltano il primo stronzo che va al telegiornale e poi pagano a nero per risparmiar due soldi; che sparlano, bisbicciano, sussurrano, ingrati, ladri e sempre invidiosi.

Che poi, a voler veder la paglia nell’occhio altrui (ricordiamoci, io sono Dio).. ma questa sensazione di ‘quanto sono bravo’..sarà mica invidia?

Uno sputo acido e una scoreggia in faccia

mai domo e mai vostro

L’autore spocchioso

ps. piccola riflessione finale. Se uno scrive bene, in Italia, evidentemente se la tira. Evidentemente, occorre scrivere male, o qualcuno si indispettisce. In Italia devi essere scarso, non ce n’è. O sei scarso, o son cazzi. Sarà la deriva presa dal bagaglino, che ha fatto sentire intelligenti anche mongoplettici che nemmeno riescono a mettere il cucchiaio nel brodo, ma tant’è. Se scrivi bene, non va bene. Insomma, in Italia, quando le cose si fanno bene, o non devono essere fatte, o indispettiscono qualcuno. Poi non meravigliamoci che un Evandro Straccini venda più di un Ivano Mingotti. Senza offesa per Ivano Mingotti. Ciao Evandro, vecchia piaga!

CATEGORIE DEGLI ABIETTI – I TIPI DI LETTORE

Lettori cari – nel senso che mi fate spendere molto tempo, e inutilmente -, stante il mio immenso amore per voi – come saprete, vi stimo quanto apprezzo una cistite nel periodo natalizio, o una dispensa vuota in un giorno di forte nevicata – ho deciso di accettare la sfida di tale, sconosciuta, Eleonora, e vado quindi, brevemente, a descrivere le varie tipologie della vostra aberrante specie.

Dicevo, brevemente.

O anche lungamente. Chi siete voi, in fondo, per dirmi quanto dev’essere lungo il testo?

Vi rispondo io: un cazzo di nessuno.

Quindi, divertitevi a incesellarvi nella vostra bolgia infernale, data la vostra sicura e prossima dannazione.

– i lettori che scrivono: gente che solo per il fatto di aver sfogliato un numero di Focus pensa di essere stata illuminata dal sacro furore della penna, e invece dovrebbe solo essere accesa dalla santissima pira del fuoco. Falsi gentili ad un primo impatto, suggeriscono che anche loro coltivano il dono della scrittura, per poi cercare di attaccarti a tutti i costi nonostante le loro scarsissime conoscenze in materia – e la loro detta ignoranza. Per dire, gente che non sa come si scrive Se stessi non meriterebbe nemmeno il dono della vita, ma tant’è. Paragonabili alle piattole, alle pulci o, peggio, alle tenie. Viscidi e piccoli come roditori. Chiaro che il sole immenso del mio talento risplenda su tutti loro come la croce sui vampiri.

– i lettori di fantasy: se solo si scrostassero di dosso i chili di untume, e si lavassero i capelli almeno una volta al mese, non sarebbero tanto malaccio. Riesci a scovare un lettore di fantasy anche a chilometri di distanza. E non per la luccicanza. Suggerisco abbondanti dosi di deodorante, piuttosto che lunghe sedute a giochi di ruolo che, è pur vero, nella loro immensa frustrazione di vita li rendono almeno miseramente felici, anche se consci che si tratti di un gioco. Forse. O forse no. Il più delle volte, no.

– i lettori di fantascienza: i servizi psichiatrici dovrebbero ringraziarti ogni volta che incroci questi individui, che chissà come sono sfuggiti alle loro mani, risparmiando spese allo Stato, ma rendendo scartavetrabili i tuoi coglioni. Qualcuno di questi psicolabili è anche riuscito a fondare una religione, e a trovare seguaci: ed è tutto dire.

– i lettori di erotica: gente che legge sdraiata a letto con una mano sul pube. O nel pube. Non fa differenza. L’importante è stare lontani dai loro libri e dalle loro mani.

– i lettori forti: esiste la vita reale, e poi esistono i lettori forti. Nascosti dietro le finestre, non escono mai, nemmeno per comprare i propri libri. Hanno ragnatele anche nelle mutande, hanno idea di saperne più di qualsiasi autore – per il solo fatto di leggere, eh. Come se guardando la motogp potessi correre più forte di Valentino. Oddio, in questo momento non sarebbe nemmeno tanto difficile – e una critica pronta per tutti. E poi ritornano nel loro guscio di sfigati senza vita sociale, dove chiamano a tavola i loro libri, servendogli zuppa di muffa e umidità. E un poco di acari, che non guastano mai.

– i lettori deboli: leggono due libri all’anno, eppure anche loro hanno idea di saperne più di qualsiasi autore – come se, leggendo sul giornale un trafiletto sulla vita sentimentale di Valentino, pensassi di poter correre più veloce di lui. Anche qui, forse ora è fattibile -; confondono l’italiano con qualche altra sconosciuta lingua straniera, eppure sono pronti, sempre e comunque, ad esprimere la loro. Hanno la stelletta della Qultura sul petto; i maschi la mostrano per la figa, le donne per… le donne non la mostrano, ecco. Almeno, a loro non la mostrano. Chissà perché.

– gli analfabeti di ritorno: dicono di amare la lettura per il solo fatto di frequentare facebook una volta al mese, per un’oretta circa. Hanno più amici di Obama. Chiediamoci il perché.

– i lettori che recensiscono: il peggio in assoluto. Dispotici, tiranni, credono di essere giornalisti e critici affermati per il mero vanto di avere una penna in mano. Anzi, nemmeno quella. Solo i tasti della tastiera. Credono di poter dire qualsiasi cosa per il solo fatto di non essere pagati. Beh, anch’io non sono pagato, ma non vado in giro ad insultare la gente. O no? No. Forse ci vado. E si arrogano pure il diritto di avere un’opinione. Tzé, in Italia?!

– i lettori che fanno video-recensioni: il peggio. Nemmeno battono su una tastiera!

– i lettori che si lamentano degli autori che si lamentano dei lettori nelle video-recensioni: dai, che col vostro cervellino caro ci arrivate! Beh, se volete sparare addosso agli autori, per me fate pure: categoria più che abbietta! Ovviamente saprete che non dovete toccare sua regalia qui presente. Anzi, che non potete toccare. Sono divinamente inarrivabile.

– i lettori che si lamentano degli autori che si lamentano dei lettori che si lamentano degli autori nelle video-recensioni: no, non ci potete arrivare qui. Se ci arrivate, speditemi una cartolina.

– i lettori italiani: dispotici, menefreghisti, avari, pecore, interi greggi; belanti, critici, nullafacenti, fancazzisti e arroganti; vanagloriosi e ignoranti, parlano per dar fiato alla bocca, e non per cognizione di causa. Sì, se non l’avete capito, voi fate parte di quest’ultima categoria. E puzzate anche, un po’.

– tutti gli altri: feccia, feccia e feccia. Categoria da abolire completamente! E quanta carta salvata, nel caso, quanto ben di Dio!

In fondo, leggere a cosa serve?

Nella società di oggi?

Piuttosto un bel profilattico, un cinquantino in tasca e via! Questo è divertimento!

Uno sputo in faccia e una scatarrata sui piedi, sempre vostro

L’Autore Spocchioso

A VOLTE SI NASCE. A VOLTE NO.

Data: mercoledì 10 dicembre, giorno quantomeno storico. Ivano Mingotti, autore di 26 anni, finalmente mi lascia uscire allo scoperto, data la sua demoralizzazione, che ne ha sfiancato le resistenze. Insomma, esco dal barattolo in cui quel pusillanime mi aveva rinchiuso per anni. URRA’!!

Mi presento: sono l’autore spocchioso, nato dalle sofferenze di questo poveraccio; quante ne ho dovute subire e vedere, rinchiuso nel suo corpicino idiota..e quante ne ho dette, dietro al vetro in cui ero rinchiuso, suggerendogli tante volte di fare andare la lingua, per vederla invece morsa ogni volta!

Cazzarola, ma avete idea di che schifo è vivere dentro un autore? Serate a sfiancarsi per scrivere meraviglie su una schermata, giornate intere a mandare roba in giro, a contattare gente che fa più schifo di un lebbroso, e poi? Bastonate sui denti, ecco, dal mattino alla sera.

Non ci siamo, ragazzi.

Il pusillanime, in quel giorno per me fatato, ha deciso di mollare la penna: URRA’ di nuovo! E io sono sbucato fuori, pronto a parlare, finalmente libero da tutte quelle parole inutili che nessuno avrebbe mai letto.

E poi dicono che non si è mai abbastanza buoni! Bugia! Cattivi, bisogna essere brutali!

Quindi, cari miei, come in un banalissimo Io, me e Irene, ora prenderò le difese di questa dignità idiota, e andrò di bastonate sui denti. Lettori, editori, chi più ne ha più ne metta.

Voglio chiarire una cosa, prima che qualche stupidotto si rivolga contro al pusillanime: sono io a parlare, l’autore spocchioso, e non lui. Potreste pensare che io sia un personaggio, una creazione autoriale, ma NO! SONO VERO!!!

Sarcasticamente vero, in tutti i miei fronzoli invettivi e ludici.

Preparatevi, signori miei, perché quivi vedrete solo botte da orbi.

Senza nomi, sia chiaro. Che io non ho alcun soldo per pagare rette giudiziarie.

In fondo, sono solo un autore spocchioso.