Le RecESSIoni – Recensiamo insieme quei cani dei recensori – I puntata

Carissimi, schifosi lettori – che già il vostro leggere questo articolo presuppone il vostro essere parte di questa categoria aberrante – allora, come ve la passate? Spero siate chiusi in bagno per potentissime scariche di dissenteria, e prego perchè lo siate con tutto il mio cuore.

Ma, andiamo avanti per la nostra strada, dato che, soprattutto perché faccio un po’ il cazzo che mi pare, ho latitato un poco, recentemente – cosa che mi posso permettere, essendo Dio; e Dio c’è, ma può anche permettersi di non esserci.

Allora: da oggi iniziamo una nuova, meravigliosa rubrica; una trovata magnifica. In fondo, perché è mia.

Grazie alla sempre bella – ed inutile, e sprecata – attività del pusillanime, fioccano e fioccano recensioni per i suoi libracci.

Le più, ahimé, sono belle, a certificare la scarsità dei vostri umani cervelli, ma… a volte, e solo a volte, appaiono chicche come quelle che andrò ad esaminare, vere piccole pillole che mi permettono di tornare in vita!

Per farvi capire meglio ciò che cercherò, anzi, riuscirò a fare – perché sono onnipotente, non dimenticatelo – vi mostrerò, con un primo esempio, quello che succederà in questo nuovo spazio; un po’ come insegnare ai bambini a contare con le dita alzandogliele davanti e contando ad alta voce, all’unisono – sì, lo so. Non avete capito l’esempio. Siete proprio lenti, Dio santissimo. Che poi sarei io, Dio santissimo. Maledizione, vedete, mi fate anche confondere!

Insomma, cominciamo con la recensione di un sito che chiameremo Il paradiso dei boriosi idioti.

Ecco il testo:

C’è un’amarezza, donata dal tempo: non coincide con la saggezza, ma le si accompagna. Impariamo con l’esperienza: la serie delle nostre esperienze di vita, che iniziano e hanno termine al nostro (apparente) inizio e termine, sono per la loro gran parte esperienze del limite e dell’impossibilità di cosa è oltre.

Ecco, leggendo Mengotti si viene condotti a presumere che egli debba essere un ottimo lettore: un lettore attento; cui piacciono le parole e le inquadrature attraverso le parole. Ma, ecco ancora, essere buoni lettori, che è entro un certo limite anche una scelta della volontà personale, non ha nulla in comune con l’essere scrittori; e questo non ostante che, per un giovane, possa essere non immediato accorgersene. Tuttavia, il tempo, per scoprire quanto sorprendentemente spesso il silenzio sia meglio delle parole, cioè del rumore cui esse rischiano di ridursi, non manca.

Allora, caro, meraviglioso esempio di essere umano (e, dunque, scarto), ricordiamoci, con le tue parole, un paio di cose.

Per esempio, che leggendo appunto le tue parole – e vedendo che, oltre a cannare completamente il cognome dell’autore per non una, non due, ma TRE volte, non sai nemmeno scrivere il termine “nonostante” – posso venire condotto a presumere che tu sia un lettore – purtroppo, che di lettori ce n’è già troppi, e tu sei uno in più -, ma che essere lettori – scarsetti, aggiungerei – non ha nulla in comune col poter dare un’opinione critica su uno scritto.

Ma, a quanto pare, qui si aggrava il tutto credendo nell’onnipotenza per cui tu, e solo tu, che non sai nemmeno scrivere nonostante, puoi permetterti di dire a un ragazzo che dovrebbe accorgersi, con amarezza e con il tempo, che non può fare lo scrittore. Perchè tu lo dici, ricordiamolo. Uno che non sa scrivere nonostante.

Ora, ammettendo che hai la credibilità di un cetriolino sott’olio che si iscrive alla lega dei giocatori di tennis, posso solo dirti una cosa: già da lettore mi fai abbastanza schifo, e più volte nei nostri esperimenti io e il pusillanime abbiamo mostrato che l’italiota tipo parla credendo di sapere, e non sa un bel tubo. Tu ne sei un’ottima dimostrazione, a parere dell’autore spocchioso.

E rilassati, che qui è un sito di satira. Non è, come il tuo, un sito in cui si esprimono le vere opinioni, quelle sentite, che, quelle sì, pregiudizievoli, arroganti e supponenti, possono ferire davvero –  non il pusillanime, ahimè, altrimenti mi sarei già, con gioia, sbarazzato di lui.

Quindi non so, da una parte mi rallegro, pensandoti in giro a bastonare autori, anche di grande levatura, togliendo così dal mondo quella scempiaggine chiamata scrittura facendoli scappare a piangere con la coda tra le gambe. Però mi infastidisce che tu ti voglia credere migliore di me, l’autore spocchioso, sentendoti un Dio onnipotente, la cui opinione è superiore alle altre, imprescindibile, sacra, inconfutabile.

Qui di Dio ce n’è uno solo.

Quindi, venendo alla recensione della tua recensione: illetterato, senza fondamento, disinformato, parziale. Voto: 1 su 10 nel mio personale computo. E ora vatti a ripassare un po’ di grammatica, prima di farcirti la bocca di nuovo, italiota, che non vali la punta delle mie scarpe.

Tsé. Lettori. Ma chi si credono poi di essere.

L’Autore Spocchioso

LETTORI ITALIOTI TIPICI: MERAVIGLIOSI

Insomma, cari italioti beoti, non credo a quel che sto dicendo, ma… davvero, mi fate ridere. E di gusto.

Ora vi spiego, perché le vostre menti sopraffine ancora, probabilmente, non hanno capito un tubazzo.

Se non lo aveste capito, le interviste che conduco grazie al pusillanime sono, per lo più… anzi, direi anche totalmente…concordate. Sì, meravigliosa sorpresa: l’autore e l’intervistatore si parlano prima di condividere un post che insulti l’uno e l’altro. Quale meraviglia, vero? Insomma, sforzate un poco le meningi: quale autore condividerebbe un’intervista in cui è stato ripetutamente offeso, fossero vere e impreviste le offese? E quale intervistatore offenderebbe un intervistato, senza prima informarlo o essere d’accordo, pena l’incappare in denunce e quant’altro? Su, andiamo, non ditemi che siete ancora così stupidi.

Sì, siete così stupidi.

E c’è di più: voi nemmeno leggete.

Quante volte ho scritto il nome del pusillanime che abito, e quante volte il pusillanime ha CONDIVISO i miei articoli, per vedere voi, beoti, commentare chiedendosi chi fosse lo stronzo che insulta. Quante volte avete augurato il peggio a questa mia divinità spocchiosa – che poi si rivolgerà tutto contro il pusillanime..poraccio… – non capendo che gli insulti SONO FALSI. CHE LE INTERVISTE SONO COSTRUITE, PROGRAMMATE.

E volete sapere il perché di tutto questo? Il perché io, e quindi indirettamente il pusillanime, ci siam visti recapitare dell’invidioso, della persona che non ha mai pubblicato, dello stronzo, del meschino, dello spregevole, del bastardo? 😀 Perchè NON LEGGETE. Non approfondite, parlate prima di sapere. Come tutti gli stronzi italiani, come tutti gli italioti che siete.

Non avete nemmeno aperto i link, avete solo letto cosa compariva su sto beneamato fottutissimo facebook, ogni volta, in due righe: Due parole con il tronfio rompicoglioni, due parole con il fallito, due parole con la merda, ecc.. Avete letto la prima frase al volo, e da buoni finti che siete, e aggiungerei fintamente buoni e veramente superficiali, avete mostrato il vostro finto supporto all’intervistato. Perché NON CAPITE UN CAZZO. Perché NON VOLETE CAPIRE.
Facciamo una prova di questo? 😀

Domani intervisterò proprio il pusillanime, che condividerà su facebook l’intervista. Userò la frase più spregevole, per attirare l’attenzione. E poi, condividerò qui le svariate dozzine di commenti a supporto del pusillanime che compariranno.
Vedrete, ci sarà da scompisciarsi.

Ovviamente, dentro l’intervista, ficcherò qualche indizio PESANTE sul fatto che IO ABITI il pusillanime. Ma non se ne accorgerà nessuno. Perchè NESSUNO leggerà davvero.

Storia di facebook: tanti post, tanti commenti, ma nessuno che davvero vada oltre la superficie.

Storia d’Italia: tutti pronti alle battaglie, tutti buoni, tutti giusti, ma nessuno che davvero ne capisca, abbia le palle e vada avanti.

Un paese finto di finti.
Vi adoro, italioti.
Tanto che mi scoppiano le gonadi a dire che vi adoro.

Con poco, misero affetto.

Mai, mai, mai vostro.

L’Autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO SABRINALDA

Allora: il mio caro vettore, in cui, vi spiego ancora, abito, è giunto nei pressi di una enorme scazzottata tra autori e lettori. Ne capirete che lui si è preso molto male, mentre io ho gioito come un pupo: quale migliore occasione di veder stramazzare a terra le due peggiori categorie sul pianeta?

Ma ora, venendo al nocciolo della questione, ho preso il controllo del birbante perché, francamente, ne avevo piene le palle. Siete troppo scarsi, troppo! E io avevo voglia di battaglia e di mostrare la mia mente eccelsa, e, quindi, sono intervenuto.
Partiamo con i fatti:

Uno schifosissimo autore che chiede, in un gruppo, quale sia lo scrittore che più odiano i vari lettori membri. Ovviamente, fossi stato del gruppo, avrei detto TUTTI, SENZA ALCUNA ESCLUSIONE. Però, assistendo, ho visto qualcosa di davvero macabro: L’ITALIANESIMO.

Al QUAL’E’ dell’autore, si è scatenata un’ondata di colpi e insulti, dal VERGOGNATI, al TU CHE SEI UNO SCRITTORE SEI OBBLIGATO A SCRIVERE CORRETTAMENTE, VERGOGNA, al NEMMENO ALLE SCUOLE PRIMARIE QUESTI ERRORI. E insomma, capirete la mia goduria al massacro dell’autore, MA. Ma a me, sinceramente, l’italianesimo non piace.

L’italianesimo è quel processo secondo cui, se un italiano vede un errore, una colpa, o qualcosa da biasimare nell’altro, allora crea o entra in un gruppo di ”protestatori insultanti”, che paiono essere bagnati dal fuoco sacro della giustizia, giustificato meramente dal fatto di avere anche soltanto una minima parvenza di ragione. Si creano così masse impecorite usanti offese o peggio, prevalentemente composte da incoerenti.

Infatti. Uno dei membri protestanti usa la parola ALMENO CHE invece di A MENO CHE. E qui scatta lo spirito giustizialista (in difesa dei più deboli) del mio. E qui parto a divertirmi.

Prima di tutto trollo tutti dicendo che l’italiano è una convenzione tra individui per facilitare la comunicazione, quindi dire che bisogna vergognarsi per un errore grammaticale è come dire che bisogna vergognarsi per l’uso improprio di un tostapane.

Poi correggendo, tacciando di incoerenza, chi a sua volta ha fatto errori grammaticali nel rilevare la cosa.

Risultato: gente che dà addosso al pusillanime perchè LA LINGUA E’ LEGGE, chi lavora DEVE RENDERE CONTO DEI PROPRI ERRORI e GENTE CHE GLI DA’ DEL DISUMANO perchè appunto corregge degli errori altrui.

FAVOLOSO 😀

In un colpo solo ho preso tre, quattro, cinque piccioni.
Adoro la semplicità mentale degli italiani.Li puoi sfottere come, quando e dove vuoi 😀 Meraviglioso!

Cara Sabrinalda, un consiglio: torna a scopa e paletta, che forse è il tuo giusto mestiere. E se lasci un grumo di polvere, attenta, che scateno un putiferio!

Mai domo e mai duomo

L’Autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UN SIMPATICO LETTORE CHE CHIAMEREMO SABRINALDO.

Insomma, vedete voi: tanto è l’astio che si tiene dentro il povero cristo che abito, che gli avete fatto venire una prostatite. E, stante il fatto che io in quel corpo ci risiedo, capirete che non è certo piacevole per me avere una canna su per il cazzo. No, direi proprio di no.

Ma tant’è, che fate schifo e siete orridi più di una superobesa in guepierre esposta in vetrina in corso Dante – che, per voi tutti ignoranti, è a Milano. Sì, la città dell’Inter e del Milan, per lasciarmi un po’ comprendere dalle vostre menti eccelsamente stupide – lo sapevate bene; d’altronde non sfoghereste a sbafo la vostra frustrazione a destra e a manca.

Insomma, evitiamo di parlare del fatto di quando i vostri genitori vi hanno umiliati davanti a tutti alle scuole elementari, pentendosi poi, nella vostra adolescenza, di avervi procreati, e parliamo del nostro nuovo simpaticissimo ospite, Sabrinaldo.

Sì, mi piace usare il nome Sabrina e i suoi suffissi.

Un po’ perchè mi sta sul cazzo come nome.

Un po’ perchè mi state sul cazzo voi.

Un po’ per questo tubo, nel cazzo.

Così. D’amblé.

Premetto che non parlo del tuo libro, ma solo delle sensazioni che questa impostazione mi da. Trovo molto pesante la narrazione utilizzata, non mi attira minimamente e l’introspezione a tutti i costi la trovo sofista, che non porta a nulla. E’ un escamotage ormai usato fino all’annullamento del suo stesso messaggio, cioè trasmettere emozioni. Un riempirsi la bocca. Sono espressioni di stile e nulla più, spesso servono a mascherare una mancanza di tridimensionalità della storia e servono ad imbellettare una narrativa traballante e molto scarna. Probabilmente non è questo il caso del tuo lavoro ma trovo molto ostica la lettura di questo genere

Piccola premessa da fare: quell’idiota di Sabrinaldo non ha nemmeno letto una pagina del libro. Ha soltanto chiesto il genere di appartenenza, per dire. E poi, ha fatto il miracolo.

1. Premettere di non parlare del libro, per poi gettare addosso all’autore – non letto – tutta la frustrazione accumulata, per anni, e convogliata quindi in un feticcio. Un po’ come andare in giro e prendersela, per il proprio fallimento di vita, con le bambole gonfiabili, dicendo però al gestore del porno shop che non ce l’ha esattamente con quella bambola. Ma con tutte. Vi invito a schiacciare il pulsante, quindi, ed a tenere aperta la finestra per successive pressioni: http://inception.davepedu.com/

2. Senza aver letto alcunché, trova pesante la narrazione utilizzata. E non lo attira minimamente. Ma di che? Del genere, del romanzo, della quarta di copertina, dell’etichetta sugli scaffali del supermercato? Di che? Come vedere le mongolfiere alzarsi in aria, guardare il cielo e dire “la vita è così pesante”. Schiacciare bottone, per cortesia.

3. L’introspezione è, per lui: un escamotage che non porta a nulla, abusato. In poche parole, parlare di emozioni nei libri: sia mai. Meglio figa, spara spara, robottoni, anelli, draghi e zombie. Senza pensieri. Stile battaglia tra orde di decelebrati, che mugugnano sbavando a terra, per tutto un libro. Il genere perfetto per Sabrinaldo. Spingere bottone.

4. L’introspezione è, per lui: un riempirsi la bocca. In poche parole, quando gli autori parlano di sentimenti, non sanno che altro cazzo dire. Insomma, ci sono tante belle cose di cui parlare, appunto. Come gli scontri tra onde di decelebrati. Mannaggia a chi parla di emozioni, è proprio un inetto che non sa scrivere e ci prova lo stesso. Meno male che ci sono i geni come Sabrinaldo ad aprire la strada. Spingere bottone.

5. L’introspezione serve a celare la mancanza tridimensionalità di una storia e la narrazione scarna. In poche parole, ancora, se l’autore è scarso, e il libro una merda, almeno riempiendolo con tante emozioni lo rendo un libro accettabile, celo lo schifo della mancanza di azione. Insomma, non fanno così i grandi Moccia e Volo? Spingere bottone.

6. L’introspezione è un sofismo. UN SOFISMO. Spingere bottone, per carità di Dio.

Ora, tralasciando il fatto che un ignorante che usa la parola sofismo fuori contesto è da impalare, come ai tempi del grande Vlad – tanta stima, fratello -, l’ultima frase è per me – non so se anche per il pusillanime che abito – sintomatica di quanto sei scarso e tipicamente italiano: sei troppo stupido per apprezzare l’introspezione, troppo vuoto e decelebrato per affrontare determinati argomenti, allora non ci devono stare, quelle cose, devono sparire.

Giusto, assolutamente d’accordo: per un italiano come te, il pensiero è una cosa da evitare, che fa male, che crea dolore.

In fondo, ti apparirà come una cosa nuova, sconosciuta, e il nuovo e lo sconosciuto fanno paura!

Quindi stai pure lontano dai libri profondi, seri, e buttati a capofitto sui romanzi tratti dai videogiochi, o dai giochi da tavolo. Sono degni di te, tu parte della schiera di decelebrati per cui se il mondo è complicato, è il mondo a dover cambiare, e non tu a doverlo capire!

Resta nella fogna di inferno che ti sei creato, con il tuo falso sapere e la tua netta arroganza, e continua con quella tua aria da saputello vuota e costrutta, posticcia.

Perché facessi io una tua introspezione – che tu ti vergogni di fartela da solo – non troverei che un massiccio di argilla, fragile e puzzolente, a coprire il tuo vuoto.

Mangiati e leggiti la stessa sostanza di cui sei fatto, che tra simili ci si vede e ci si digerisce bene.

Io, schifosamente intelligente e serio, ti sputo in un occhio, benedicendoti e lavandoti allo stesso tempo.

Ora puoi tornare al tuo letame.

Un caloroso saluto, pieno di bile, a tutti voi schifosi.

L’autore spocchioso

CATEGORIE DEGLI ABIETTI – I TIPI DI LETTORE

Lettori cari – nel senso che mi fate spendere molto tempo, e inutilmente -, stante il mio immenso amore per voi – come saprete, vi stimo quanto apprezzo una cistite nel periodo natalizio, o una dispensa vuota in un giorno di forte nevicata – ho deciso di accettare la sfida di tale, sconosciuta, Eleonora, e vado quindi, brevemente, a descrivere le varie tipologie della vostra aberrante specie.

Dicevo, brevemente.

O anche lungamente. Chi siete voi, in fondo, per dirmi quanto dev’essere lungo il testo?

Vi rispondo io: un cazzo di nessuno.

Quindi, divertitevi a incesellarvi nella vostra bolgia infernale, data la vostra sicura e prossima dannazione.

– i lettori che scrivono: gente che solo per il fatto di aver sfogliato un numero di Focus pensa di essere stata illuminata dal sacro furore della penna, e invece dovrebbe solo essere accesa dalla santissima pira del fuoco. Falsi gentili ad un primo impatto, suggeriscono che anche loro coltivano il dono della scrittura, per poi cercare di attaccarti a tutti i costi nonostante le loro scarsissime conoscenze in materia – e la loro detta ignoranza. Per dire, gente che non sa come si scrive Se stessi non meriterebbe nemmeno il dono della vita, ma tant’è. Paragonabili alle piattole, alle pulci o, peggio, alle tenie. Viscidi e piccoli come roditori. Chiaro che il sole immenso del mio talento risplenda su tutti loro come la croce sui vampiri.

– i lettori di fantasy: se solo si scrostassero di dosso i chili di untume, e si lavassero i capelli almeno una volta al mese, non sarebbero tanto malaccio. Riesci a scovare un lettore di fantasy anche a chilometri di distanza. E non per la luccicanza. Suggerisco abbondanti dosi di deodorante, piuttosto che lunghe sedute a giochi di ruolo che, è pur vero, nella loro immensa frustrazione di vita li rendono almeno miseramente felici, anche se consci che si tratti di un gioco. Forse. O forse no. Il più delle volte, no.

– i lettori di fantascienza: i servizi psichiatrici dovrebbero ringraziarti ogni volta che incroci questi individui, che chissà come sono sfuggiti alle loro mani, risparmiando spese allo Stato, ma rendendo scartavetrabili i tuoi coglioni. Qualcuno di questi psicolabili è anche riuscito a fondare una religione, e a trovare seguaci: ed è tutto dire.

– i lettori di erotica: gente che legge sdraiata a letto con una mano sul pube. O nel pube. Non fa differenza. L’importante è stare lontani dai loro libri e dalle loro mani.

– i lettori forti: esiste la vita reale, e poi esistono i lettori forti. Nascosti dietro le finestre, non escono mai, nemmeno per comprare i propri libri. Hanno ragnatele anche nelle mutande, hanno idea di saperne più di qualsiasi autore – per il solo fatto di leggere, eh. Come se guardando la motogp potessi correre più forte di Valentino. Oddio, in questo momento non sarebbe nemmeno tanto difficile – e una critica pronta per tutti. E poi ritornano nel loro guscio di sfigati senza vita sociale, dove chiamano a tavola i loro libri, servendogli zuppa di muffa e umidità. E un poco di acari, che non guastano mai.

– i lettori deboli: leggono due libri all’anno, eppure anche loro hanno idea di saperne più di qualsiasi autore – come se, leggendo sul giornale un trafiletto sulla vita sentimentale di Valentino, pensassi di poter correre più veloce di lui. Anche qui, forse ora è fattibile -; confondono l’italiano con qualche altra sconosciuta lingua straniera, eppure sono pronti, sempre e comunque, ad esprimere la loro. Hanno la stelletta della Qultura sul petto; i maschi la mostrano per la figa, le donne per… le donne non la mostrano, ecco. Almeno, a loro non la mostrano. Chissà perché.

– gli analfabeti di ritorno: dicono di amare la lettura per il solo fatto di frequentare facebook una volta al mese, per un’oretta circa. Hanno più amici di Obama. Chiediamoci il perché.

– i lettori che recensiscono: il peggio in assoluto. Dispotici, tiranni, credono di essere giornalisti e critici affermati per il mero vanto di avere una penna in mano. Anzi, nemmeno quella. Solo i tasti della tastiera. Credono di poter dire qualsiasi cosa per il solo fatto di non essere pagati. Beh, anch’io non sono pagato, ma non vado in giro ad insultare la gente. O no? No. Forse ci vado. E si arrogano pure il diritto di avere un’opinione. Tzé, in Italia?!

– i lettori che fanno video-recensioni: il peggio. Nemmeno battono su una tastiera!

– i lettori che si lamentano degli autori che si lamentano dei lettori nelle video-recensioni: dai, che col vostro cervellino caro ci arrivate! Beh, se volete sparare addosso agli autori, per me fate pure: categoria più che abbietta! Ovviamente saprete che non dovete toccare sua regalia qui presente. Anzi, che non potete toccare. Sono divinamente inarrivabile.

– i lettori che si lamentano degli autori che si lamentano dei lettori che si lamentano degli autori nelle video-recensioni: no, non ci potete arrivare qui. Se ci arrivate, speditemi una cartolina.

– i lettori italiani: dispotici, menefreghisti, avari, pecore, interi greggi; belanti, critici, nullafacenti, fancazzisti e arroganti; vanagloriosi e ignoranti, parlano per dar fiato alla bocca, e non per cognizione di causa. Sì, se non l’avete capito, voi fate parte di quest’ultima categoria. E puzzate anche, un po’.

– tutti gli altri: feccia, feccia e feccia. Categoria da abolire completamente! E quanta carta salvata, nel caso, quanto ben di Dio!

In fondo, leggere a cosa serve?

Nella società di oggi?

Piuttosto un bel profilattico, un cinquantino in tasca e via! Questo è divertimento!

Uno sputo in faccia e una scatarrata sui piedi, sempre vostro

L’Autore Spocchioso

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO SABRINA.

Un buon non giorno a voi, villici umani di basso rango – che, ricordiamo, l’altissimo qui sono io.

Oggi ce la prendiamo con una lettrice che chiameremo, per l’occasione, Sabrina.

Sabrina ha un difetto, di cui non si può rendere conto allo specchio, e che io, con la mia solita delicatezza, le mostrerò. Pacatamente.

Ad essere sincera ho trovato difficile arrivare alla fine mantenendo la stessa concentrazione, è una scrittura molto complessa e articolata, frammentaria e ricca di aggettivi, che tendono a rallentare il ritmo. La storia si prospetta interessante, cupa e angosciante, tutti presupposti per un libro non banale; tuttavia (secondo la mia opinione di lettrice nel tempo libero, quindi non di esperta) ci sono alcune immagini che vengono ripetute troppe volte, quasi esasperate. Probabilmente è l’effetto che hai voluto ottenere, un espediente creato di proposito per proiettare il lettore nell’atmosfera del romanzo, ma per i miei gusti rischia di appesantire troppo la narrazione.

Sabrina, io so che volevi approcciarti al libro come ci si avvicina a una puntata del Grande Fratello – talent che, per la mestizia mia e del genere umano tutto, è stato d’altronde eliminato. Quanto è necessario, d’altronde, che ogni forma d’intrattenimento richieda l’uso dei neuroni base utilizzati, genericamente, nella giornata tipo degli italiani tipo: circa due, più o meno.

Insomma, chi è, in fondo, il biascicante in cui risiedo, per chiederti un attimo di concentrazione, mia cara? Il tuo insegnante? Il tuo dottore? Un prete durante l’omelia? Candy Crush?

Stendiamo un velo peloso dunque sul libro che, per immensa colpa del viscido che abito, non è stato curato a pennello per essere da te vestito. D’altronde, mi vorrai perdonare se lui non ha inserito cose come personaggi di Jersey Shore, sketch, barzellette, commedianti, sollevatori di peso tramite gonadi, danzatrici di seni e quant’altro.

Via, la vita è già pesante di per sé!

Basta esasperazione!

Basta aggettivi!

Basta frasi!

Basta!

Via, ovviamente scherzavo.

Stimo e accetto le critiche della lettrice suddetta come valuto positivo l’acido caustico sul pisello.

E mi sembra chiaro che io non sia sadico.

Lo è l’autore in cui risiedo, per carità.

Sennò non si farebbe leggere.

Né scriverebbe.

In Italia, quanto meno.

OGGI CE LA PRENDIAMO CON: UNA SIMPATICA LETTRICE CHE CHIAMEREMO LARA.

Ho sempre sognato di essere criticato da chi ha letto e stima elementi imprescindibili della letteratura come Fabio Volo e Francesco Sole.

Insomma, chiariamoci: criticare me, autore spocchioso, è come criticare la Monna Lisa. Forse è meno offensivo solo perché lei è una donna, e io uno schizzo mentale. Ecco.

Quindi, lascio la parola alla lettrice, e poi passo alla demolizione sistematica. Godetevela.

Ciao! Ho letto, ma ho paura di doverti dire che non mi piace granché: l’idea di un romanzo distopico sulla discriminazione dei poveri è senza dubbio interessante, ma tu lavori moltissimo per accumulazione di immagini, esamini uno stesso concetto così a lungo e così a fondo che rischi di fargli perdere efficacia. Una delle cose che rende 1984 così angosciante e così godibile è la nuda brutalità, quasi la casualità con cui le cose più atroci sono descritte come se fossero normali, ed è proprio questo che dà al lettore la misura dello straniamento. In queste prime pagine del tuo romanzo non succede nulla, almeno, nulla di davvero sconvolgente (la Jolie in “Changeling” viene trattata come Achille in un istituto psichiatrico, ma non è QUELLA la parte terribile del film); il protagonista ha i tratti di un vecchio confuso e impaurito, ma la situazione lascia un po’ perplessi…come quando non risponde all’appello e gli mettono in mano una scopa, mi aspettavo che volessero bastonarlo e qualcuno, per difenderlo, ci rimettesse le penne. Forse non ho capito bene tutto, comunque penso di essere confusa perché se ho davvero inquadrato il genere, le sensazioni che mi trasmette la lettura sono “sbagliate”, nel senso di inaspettate ma non positivamente. Usi un italiano molto ridondante, e a volte in modo un po’ strano (digrignar, riaffiorar, scivolar, un po’ troppi ar!), oserei dire scorretto ma immagino che ci sia anche un discorso poetico/metaforico

Mi fermo qui.

Insomma, non credevo di trovare lettori quarantenni che ancora frequentano le scuole elementari!

Allora: due lezioni veloci.

Tutti i libri non devono essere uguali tra loro. Per carità, alcuni grossi editori hanno lanciato questa moda, e alla gente piace mangiar sempre sterco, ma non tutti producono sterco. Insomma, l’omuncolo che abito non ne è capace. Sapete quanto è difficile copiare? Ben più di avere un’idea!

Insomma, alla fin fine non era Goebbels a dire che una balla detta cento volte diviene verità? E incolpiamo di questo il pusillanime che abito? Che, tra l’altro, non ha fatto altro che ripetere cinquanta volte lo stesso concetto perché gli ho suggerito, riuscendoci, che il pubblico è composto prevalentemente da gente col cervello di un criceto! Non è colpa sua, ma mia!

E insomma, hai ragione, cara lettrice: con le scope si fanno tante cose. Gli avevo dato l’idea di sodomizzare il protagonista, in una scena erotica che certamente gli avrebbe permesso di vendere più copie, ma NIENTE! Ha voluto fare il principino tutto puro e tutto casto, e gli ha fatto solo pulire il pavimento! Pulire il pavimento con una scopa, che cosa ridicola!!!

E poi hai perfettamente ragione, se un libro non rispetta il genere in cui è infilato, è spazzatura! Tutto dev’essere assolutamente prevedibile! Che cavolo ce ne facciamo della sorpresa, cavoli, siamo impauriti da quando ci svegliamo, vogliamo sapere già tutto in anticipo, belin!

Forse, sì, non hai capito bene tutto, mia cara. Insomma, se vieni a dire al pusillanime che usare forme poetiche nella narrativa è sbagliato, forse sei ferma alla lettura dei tuoi Volo e Sole. Che, a dirla tutta, le usano pure le forme poetiche. Aspetta, mi sono un poco perso.

Dove eravamo rimasti?

Ah sì, al commento della lettrice.

Dio, questi italioti! Quanto mi fanno imbufalire.

Vi voglio un mondo di bene.

Tanto che vi sodomizzerei tutti!

Au revoir!

L’autore spocchioso